Grand Theft Auto: The Trilogy, la recensione: ce n’era davvero bisogno?

Un’operazione che fa leva sulla nostalgia ma con poco valore aggiunto.

GTA III e i suoi due seguiti, Vice City e San Andreas, hanno cambiato il mondo dei videogiochi: non solo sono stati l’inizio della maturità per uno sviluppatore, Rockstar Games, che nel tempo si è imposto come uno tra i più ambiziosi e capaci del panorama mondiale, ma il mix di open world, narrazione e qualità dell’esperienza hanno improvvisamente alzato l’asticella a cui tutti gli altri hanno dovuto aspirare ad arrivare. Tra l’altro, molto spesso, senza riuscirci.

Tra le peculiarità di Rockstar Games c’è anche quella di porre una cura maniacale nei suoi progetti, un’attenzione certosina che le ha permesso di distinguersi anche quando si è messa in gioco in contesti diversi dal solito – ad esempio su Nintendo DS con Chinatown Wars – e che ha coinvolto soprattutto la sua serie regina, Grand Theft Auto appunto.

Da questa collezione quello che ci saremmo aspettati è, insomma, un punto di riferimento per quanto riguarda il lavoro di restauro e valorizzazione dei primi tre episodi 3D della serie, o comunque un prodotto confezionato a puntino. Invece Grand Theft Auto: The Trilogy non solo è arrivato nei negozi con diversi problemi, soprattutto su PC dove è stato inutilizzabile per giorni, ma anche superati i limiti iniziali quello che è rimasto è un risultato al di sotto delle aspettative. Vale comunque la pena prenderlo in considerazione?

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