SIAE non si piega agli hacker, tutti i dati rubati finiscono sul Dark Web

Il pacchetto contiene oltre 100.000 documenti che includono informazioni molto sensibili, tra cui mediche e finanziarie, di artisti anche molto famosi.

I dati rubati alla SIAE lo scorso ottobre sono stati pubblicati, visto che la società italiana non ha pagato il riscatto: i circa 60 GB di file compressi, contenenti migliaia di documenti di artisti anche molto popolari, sono finiti sul Dark Web. La collezione include dati personali e informazioni molto sensibili, tra cui generalità, dati medici (malattie e richieste di invalidità) e finanziari (IBAN, ricevute, conti correnti…). Inizialmente la SIAE aveva dichiarato di ritenere che i record medici e finanziari non fossero stati compromessi.

Era praticamente certo che sarebbe successo. La SIAE aveva detto da subito che non avrebbe pagato alcun riscatto, e non ha ceduto nemmeno ai periodici ribassi proposti dall’hacker. Non ha nemmeno accettato l’offerta finale di versare 50.000€ in beneficenza a un’ONLUS di sua scelta, senza quindi generare alcun tipo di profitto per l’hacker. Del resto tutte le transazioni di questo tipo si basano sul fidarsi che l’hacker mantenga la propria parola.

Le informazioni che non sono trapelate sono quelle relative ai compensi dei vari artisti, e alle metodologie con cui questi vengono calcolati – un aspetto per cui la società è stata ampiamente criticata in passato. A questo punto restano da capire i prossimi passi; è lecito aspettarsi che dall’analisi dei file emergeranno diversi spunti di discussione nei prossimi giorni/settimane, ed è lecito aspettarsi che anche il Garante della Privacy vorrà vederci chiaro. Intanto, è interessante osservare che ancora non ci sono informazioni su come sia avvenuto l’attacco.

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