Pandemia e aiuti pubblici: Italia prima in Europa

Pandemia e aiuti pubblici: Italia prima in EuropaEconomia, Coronavirus, Economia internazionale, Unione europea

Ogni tanto una buona notizia e un primato decisamente positivo: va all’Italia il primato europeo degli aiuti pubblici durante la pandemia. Lo mettono nero su bianco i numeri della “Mappa degli aiuti di Stato sui prestiti bancari messa a punto dalla Fabi. In totale, 311 miliardi di euro, così ripartiti: circa 60 miliardi di moratorie ancora attive, a fronte di 500.000 sospensioni accordate, tre milioni di richieste di finanziamenti presentate, più di 220 miliardi di prestiti garantiti da Mediocredito Centrale e 31 miliardi quelli erogati attraverso SACE.

I numeri, aggiornati allo scorso 6 gennaio, fotografano anche la resilienza del sistema produttivo italiano, indotta dal paracadute rappresentato dalle misure introdotte dallo Stato a partire dalla primavera 2020, per resistere alla crisi economica più acuta degli ultimi 20 anni, cagionata dal Covid, e governare l’incertezza del presente.

A due anni dall’inizio della pandemia, rileva la Fabi, “il bilancio dei prestiti garantiti mostra cifre da capogiro perchè se l’impatto del virus sull’economia italiana è stato profondo ed esteso, altrettanto valide sono state le misure attivate dal governo”, che hanno “consentito alle imprese tricolori di resistere all’urto della pandemia e di governare l’incertezza”. Statistiche ufficiali riportate nello studio del sindacato dei bancari mostrano che nel panorama europeo, “l’Italia – insieme alla Spagna – non solo si distingue per la percentuale di ricorso ai finanziamenti assistiti da garanzia pubblica (circa il 5% dei in essere del sistema bancario), ma vanta anche il primato del grado di copertura più elevato con un 85% medio rispetto alla Spagna e Germania (80%) e Francia (55%)“.

Dalla geografia complessiva delle concessioni emerge tuttavia un quadro “ancora una volta a due velocita visto che più del 50% delle operazioni complessive sono state presentate nelle regioni con il maggior numero di imprese e lavoratori del territorio nazionale e che, probabilmente, sono anche state colpite in maggior misura dalla crisi”.

La mappatura dei 250 miliardi di aiuti racconta che la maggior fetta è andata alle regioni del Nord (Piemonte, Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna), seguite da quelle del Centro quali Lazio, Toscana, Abruzzo, Umbria e Marche. Il tessuto delle piccole e medie imprese italiane, che è concentrato nel Sud Italia, sebbene abbia invece ricevuto solo il 18,7% dei finanziamenti complessivi, è quello che vanta il primato – dopo le prime cinque del Nord – per gli importi fino a 30.000 euro. Resta invece ancora penalizzato nella categoria di prestiti di importo superiore a 30mila, dove il Mezzogiorno raccoglie solo il 17,6% delle risorse di aiuti complessivi, a fronte del 52,3% dell’area settentrionale d’Italia e del 24,2% del distretto del Centro Nord.

Se i finanziamenti sono stati destinati a tutte le attività economiche sul territorio italiano, la classe dimensionale più rappresentativa è stata quella dei prestiti di importo superiore ai 30.000 euro che ha attratto quasi il 90% delle risorse complessivamente utilizzate. La quota residuale del 10% è andata invece a favore di operazioni di importo inferiore a 30.000 euro.

 

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