La guerra degli assetati

AGI – Cielo grigio, ma solo tre quarti d’ora di pioggia sottile su Milano. Tanto basta per far notare a molti sui social che l”evento’ atteso da settimane si è realizzato proprio all’indomani dell’annuncio dell’Arcivescovo della città, Mario Delpini, della preghiera “per il dono dell’acqua” prevista per sabato in tre chiese del territorio agricolo della Diocesi.
“Non piove più, non piove più. E questo dipende dal buon Dio più che da altri” dice il leader della Lega, Matteo Salvini.
L’invocazione religiosa accoglie la preoccupazione dei coltivatori e degli allevatori in queste settimane di siccità. Il livello del Po è a -3,3 metri rispetto allo zero idrometrico più basso che a Ferragosto di un anno fa con la siccità che colpisce i raccolti, dal riso al girasole, dal mais alla soia, ma anche le coltivazioni di grano e di altri cereali e foraggi per l’alimentazione degli animali, in un momento in cui è necessario garantire la piena produzione con la guerra in Ucraina.
Il più grande fiume italiano è praticamente irriconoscibile con una grande distesa di sabbia che occupa la gran parte del letto del fiume fondamentale per l’ecosistema della pianura padana dove per la mancanza di acqua è minacciata oltre il 30% della produzione agricola nazionale e la metà dell’allevamento che danno origine alla food valley italiana conosciuta in tutto il mondo. A soffrire il caldo sono anche gli animali nelle fattorie dove le mucche con le alte temperature stanno producendo per lo stress fino al 10% di latte in meno.
Nei campi danni per un miliardo
“I danni della siccità all’agricoltura sono già stimati a oggi in un miliardo” ha affermato il presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio. “Sono danni – ha aggiunto – che come istituzioni abbiamo il dovere di coprire, perché sono aziende che vivono di questo”.
Sale così a 3 miliardi di euro il conto dei danni causati dalla siccità che assedia città e campagne, con autobotti e razionamenti, il Po in secca peggio che a Ferragosto, i laghi svuotati e i campi arsi dove i raccolti bruciano sui terreni senz’acqua ed esplodono i costi per le irrigazioni di soccorso per salvare le piantine assetate e per l’acquisto del cibo per gli animali con i foraggi bruciati dal caldo. 
“Accanto a misure immediate per garantire l’approvvigionamento alimentare della popolazione, appare evidente l’urgenza di avviare un grande piano nazionale per gli invasi che Coldiretti propone da tempo” afferma il presidente della Coldiretti Ettore Prandini che nella lettera inviata al presidente del Consiglio Mario Draghi chiede “che, a fronte di una crisi idrica la cui severità si appresta a superare quanto mai registrato dagli inizi del secolo scorso, venga dichiarato al più presto lo stato di emergenza nei territori interessati con l’intervento del sistema della Protezione civile per coordinare tutti i soggetti coinvolti, Regioni interessate, Autorità di bacino e Consorzi di bonifica, e cooperare per una gestione unitaria del bilancio idrico”.
Una richiesta fatta propria dalle Regioni, con l’appello al Governo per lo stato di emergenza nel Nord Italia e per avere il supporto a livello nazionale della Protezione Civile. Più di del territorio nazionale (28%) è a rischio desertificazione con una situazione di grave siccità che riguarda le regioni del Sud e del Nord.
L’assenza di precipitazioni colpisce i raccolti nazionali in una situazione in cui l’Italia è dipendente dall’estero in molte materie prime e produce appena il 36% del grano tenero che serve per pane, biscotti, dolci, il 53% del mais per l’alimentazione delle stalle, il 56% del grano duro per la pasta e il 73% dell’orzo.
La sete colpisce anche la Costiera Amalfitana
Elevate temperature, scarsità di precipitazioni e alta presenza turistica, in Costiera Amalfitana fanno registrare un forte aumento dei consumi idrici. L’Ausino, la partecipata che gestisce i servizi idrici integrati per i quattordici comuni costieri, chiede alle singole amministrazioni comunali l’adozione di ordinanze per il divieto degli usi impropri. “Le criticità – si legge da una nota dell’ente idrico – sono diffuse ma, al momento, sono gestibili le situazioni di carenza idrica”. La situazione “sta provocando, al momento, modesti disservizi per abbassamento della pressione e sporadiche mancanze d’acqua, soprattutto nelle zone poste a quota altimetrica più elevata e ai piani alti degli edifici”.
Nel caso in cui questa condizione dovesse perdurare, l’Ausino non esclude di dover ricorrere a interventi più drastici, quali, ad esempio, la chiusura notturna dei volumi di accumulo e la conseguente interruzione del flusso idrico nelle reti di distribuzione. 
 

AGI – Cielo grigio, ma solo tre quarti d’ora di pioggia sottile su Milano. Tanto basta per far notare a molti sui social che l”evento’ atteso da settimane si è realizzato proprio all’indomani dell’annuncio dell’Arcivescovo della città, Mario Delpini, della preghiera “per il dono dell’acqua” prevista per sabato in tre chiese del territorio agricolo della Diocesi.

“Non piove più, non piove più. E questo dipende dal buon Dio più che da altri” dice il leader della Lega, Matteo Salvini.

L’invocazione religiosa accoglie la preoccupazione dei coltivatori e degli allevatori in queste settimane di siccità. Il livello del Po è a -3,3 metri rispetto allo zero idrometrico più basso che a Ferragosto di un anno fa con la siccità che colpisce i raccolti, dal riso al girasole, dal mais alla soia, ma anche le coltivazioni di grano e di altri cereali e foraggi per l’alimentazione degli animali, in un momento in cui è necessario garantire la piena produzione con la guerra in Ucraina.

Il più grande fiume italiano è praticamente irriconoscibile con una grande distesa di sabbia che occupa la gran parte del letto del fiume fondamentale per l’ecosistema della pianura padana dove per la mancanza di acqua è minacciata oltre il 30% della produzione agricola nazionale e la metà dell’allevamento che danno origine alla food valley italiana conosciuta in tutto il mondo. A soffrire il caldo sono anche gli animali nelle fattorie dove le mucche con le alte temperature stanno producendo per lo stress fino al 10% di latte in meno.

Nei campi danni per un miliardo

“I danni della siccità all’agricoltura sono già stimati a oggi in un miliardo” ha affermato il presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio. “Sono danni – ha aggiunto – che come istituzioni abbiamo il dovere di coprire, perché sono aziende che vivono di questo”.

Sale così a 3 miliardi di euro il conto dei danni causati dalla siccità che assedia città e campagne, con autobotti e razionamenti, il Po in secca peggio che a Ferragosto, i laghi svuotati e i campi arsi dove i raccolti bruciano sui terreni senz’acqua ed esplodono i costi per le irrigazioni di soccorso per salvare le piantine assetate e per l’acquisto del cibo per gli animali con i foraggi bruciati dal caldo

“Accanto a misure immediate per garantire l’approvvigionamento alimentare della popolazione, appare evidente l’urgenza di avviare un grande piano nazionale per gli invasi che Coldiretti propone da tempo” afferma il presidente della Coldiretti Ettore Prandini che nella lettera inviata al presidente del Consiglio Mario Draghi chiede “che, a fronte di una crisi idrica la cui severità si appresta a superare quanto mai registrato dagli inizi del secolo scorso, venga dichiarato al più presto lo stato di emergenza nei territori interessati con l’intervento del sistema della Protezione civile per coordinare tutti i soggetti coinvolti, Regioni interessate, Autorità di bacino e Consorzi di bonifica, e cooperare per una gestione unitaria del bilancio idrico”.

Una richiesta fatta propria dalle Regioni, con l’appello al Governo per lo stato di emergenza nel Nord Italia e per avere il supporto a livello nazionale della Protezione Civile. Più di del territorio nazionale (28%) è a rischio desertificazione con una situazione di grave siccità che riguarda le regioni del Sud e del Nord.

L’assenza di precipitazioni colpisce i raccolti nazionali in una situazione in cui l’Italia è dipendente dall’estero in molte materie prime e produce appena il 36% del grano tenero che serve per pane, biscotti, dolci, il 53% del mais per l’alimentazione delle stalle, il 56% del grano duro per la pasta e il 73% dell’orzo.

La sete colpisce anche la Costiera Amalfitana

Elevate temperature, scarsità di precipitazioni e alta presenza turistica, in Costiera Amalfitana fanno registrare un forte aumento dei consumi idrici. L’Ausino, la partecipata che gestisce i servizi idrici integrati per i quattordici comuni costieri, chiede alle singole amministrazioni comunali l’adozione di ordinanze per il divieto degli usi impropri. “Le criticità – si legge da una nota dell’ente idrico – sono diffuse ma, al momento, sono gestibili le situazioni di carenza idrica”. La situazione “sta provocando, al momento, modesti disservizi per abbassamento della pressione e sporadiche mancanze d’acqua, soprattutto nelle zone poste a quota altimetrica più elevata e ai piani alti degli edifici”.

Nel caso in cui questa condizione dovesse perdurare, l’Ausino non esclude di dover ricorrere a interventi più drastici, quali, ad esempio, la chiusura notturna dei volumi di accumulo e la conseguente interruzione del flusso idrico nelle reti di distribuzione

 

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