Draghi chiede un vertice straordinario sull’energia per un tetto sui prezzi

AGI – Il presidente del Consiglio, Mario Draghi, insiste sull’imposizione del tetto al prezzo del gas a livello europeo.
Non solo ha ottenuto l’inserimento nelle conclusioni del vertice dei capi di Stato e di Governo, che si tiene oggi e domani, un riferimento – seppure indiretto – alle azioni che la Commissione deve elaborare per abbassare i prezzi dell’energia ma ha anche chiesto un vertice straordinario a luglio per affrontare proprio il tema.
E ha già raccolto il favore del presidente francese, Emmanuel Macron, che fino a fine mese è presidente di turno dell’Unione. Ma la sfida è convincere gli Stati più scettici, rappresentati da Germania e Paesi Bassi. E i vertici li convoca il presidente del Consiglio europeo. 
“Anche qui c’è stato qualche cambiamento, non si può parlare di breccia nel cuore della Germania ma il progresso di qualche millimetro c’è stato”. E si sa, come insegna il Next Generation Eu, se cede Berlino, l’Aja segue ed esegue. Anche se in questo caso ad Amsterdam ha la Borsa del gas che sarebbe direttamente intaccata dal provvedimento suggerito da Draghi.
“Non siamo contrari per principio o per emozione. Ma delle evidenze che abbiamo non è detto che funzioni come qualcuno pensa”, ha detto il premier Mark Rutte.
“Ma nei consigli scorsi abbiamo concordato di analizzarlo, di chiedere anche all’industria e agli esperti in merito. Quindi il price cap è in considerazione”, ha aperto il premier olandese.
Si attende dunque la proposta della Commissione, senza fretta particolare. “Sono passate solo tre settimane, lasciamoli lavorare”, hanno commentato i funzionari del Consiglio.
L’Italia, che viene sostenuta nella partita da Spagna e Grecia, vorrebbe invece vederla già la prossima settimana. E quindi esaminarla a luglio. “A luglio io vorrei essere in vacanza, questo sarebbe il mio piano”, ha ironizzato un diplomatico europeo. 
Chiedono invece l’intervento anche Spagna e Grecia. Il premier greco, Kyriakos Mitsotakis, già al suo arrivo al vertice ha detto chiaramente che ribadirà “con il premier italiano l’urgente richiesta di iniziative coraggiose a livello europeo, come l’imposizione di un tetto al prezzo all’ingrosso del gas”.
Il premier spagnolo, Pedro Sanchez, invita invece ad estendere a livello europeo il modello iberico (che è riuscito a ottenere l’ok da Bruxelles solo il mese scorso) che impone un tetto al prezzo del gas nella formazione della bolletta elettrica. 
Le intenzioni sono comuni ma gli strumenti non possono essere gli stessi. Il modello spagnolo è in sostanza un aiuto di Stato (che ha messo sul tavolo 7 miliardi di euro, in parte dagli extraprofitti) per tagliare il prezzo del gas (ma i fornitori ricevono comunque il prezzo pieno, la parte scontata ai cittadini la paga lo Stato).
Quello che invece vorrebbe l’Italia, ma che viene proposto ad esempio anche dagli Stati Uniti per il petrolio, è ‘imporre’ un prezzo massimo per il gas che viene importato via gasdotto.
Questo perché l’Unione europea è il principale acquirente del gas russo e se dovesse imporre un proprio prezzo, la Russia non avrebbe la possibilità di deviare altrove il gas.
Tuttavia non tutti gli Stati sono convinti che questa scommessa possa essere vincente. Dagli ultimi tagli, e dal rafforzamento dei rapporti commerciali con la Cina, non è escluso che effettivamente Mosca rifiuti la pressione europea e tagli del tutto la fornitura.
Uno scenario non percorribile, non al momento, per l’Ue. Inoltre un’azione del genere si configurerebbe come sanzione e quindi richiederebbe l’unanimità degli Stati.
Convincere il premier ungherese, Viktor Orban, sarà tutt’altro che semplice.
Un’altra soluzione potrebbe essere quella di adottare effettivamente il modello iberico ma con i fondi europei.
Ma sarebbe ancora più difficile da fare accettare ai Paesi frugali, trattandosi di nuovo debito comune.

AGI – Il presidente del Consiglio, Mario Draghi, insiste sull’imposizione del tetto al prezzo del gas a livello europeo.

Non solo ha ottenuto l’inserimento nelle conclusioni del vertice dei capi di Stato e di Governo, che si tiene oggi e domani, un riferimento – seppure indiretto – alle azioni che la Commissione deve elaborare per abbassare i prezzi dell’energia ma ha anche chiesto un vertice straordinario a luglio per affrontare proprio il tema.

E ha già raccolto il favore del presidente francese, Emmanuel Macron, che fino a fine mese è presidente di turno dell’Unione. Ma la sfida è convincere gli Stati più scettici, rappresentati da Germania e Paesi Bassi. E i vertici li convoca il presidente del Consiglio europeo. 

“Anche qui c’è stato qualche cambiamento, non si può parlare di breccia nel cuore della Germania ma il progresso di qualche millimetro c’è stato”. E si sa, come insegna il Next Generation Eu, se cede Berlino, l’Aja segue ed esegue. Anche se in questo caso ad Amsterdam ha la Borsa del gas che sarebbe direttamente intaccata dal provvedimento suggerito da Draghi.

“Non siamo contrari per principio o per emozione. Ma delle evidenze che abbiamo non è detto che funzioni come qualcuno pensa”, ha detto il premier Mark Rutte.

“Ma nei consigli scorsi abbiamo concordato di analizzarlo, di chiedere anche all’industria e agli esperti in merito. Quindi il price cap è in considerazione”, ha aperto il premier olandese.

Si attende dunque la proposta della Commissione, senza fretta particolare. “Sono passate solo tre settimane, lasciamoli lavorare”, hanno commentato i funzionari del Consiglio.

L’Italia, che viene sostenuta nella partita da Spagna e Grecia, vorrebbe invece vederla già la prossima settimana. E quindi esaminarla a luglio. “A luglio io vorrei essere in vacanza, questo sarebbe il mio piano”, ha ironizzato un diplomatico europeo. 

Chiedono invece l’intervento anche Spagna e Grecia. Il premier greco, Kyriakos Mitsotakis, già al suo arrivo al vertice ha detto chiaramente che ribadirà “con il premier italiano l’urgente richiesta di iniziative coraggiose a livello europeo, come l’imposizione di un tetto al prezzo all’ingrosso del gas”.

Il premier spagnolo, Pedro Sanchez, invita invece ad estendere a livello europeo il modello iberico (che è riuscito a ottenere l’ok da Bruxelles solo il mese scorso) che impone un tetto al prezzo del gas nella formazione della bolletta elettrica. 

Le intenzioni sono comuni ma gli strumenti non possono essere gli stessi. Il modello spagnolo è in sostanza un aiuto di Stato (che ha messo sul tavolo 7 miliardi di euro, in parte dagli extraprofitti) per tagliare il prezzo del gas (ma i fornitori ricevono comunque il prezzo pieno, la parte scontata ai cittadini la paga lo Stato).

Quello che invece vorrebbe l’Italia, ma che viene proposto ad esempio anche dagli Stati Uniti per il petrolio, è ‘imporre’ un prezzo massimo per il gas che viene importato via gasdotto.

Questo perché l’Unione europea è il principale acquirente del gas russo e se dovesse imporre un proprio prezzo, la Russia non avrebbe la possibilità di deviare altrove il gas.

Tuttavia non tutti gli Stati sono convinti che questa scommessa possa essere vincente. Dagli ultimi tagli, e dal rafforzamento dei rapporti commerciali con la Cina, non è escluso che effettivamente Mosca rifiuti la pressione europea e tagli del tutto la fornitura.

Uno scenario non percorribile, non al momento, per l’Ue. Inoltre un’azione del genere si configurerebbe come sanzione e quindi richiederebbe l’unanimità degli Stati.

Convincere il premier ungherese, Viktor Orban, sarà tutt’altro che semplice.

Un’altra soluzione potrebbe essere quella di adottare effettivamente il modello iberico ma con i fondi europei.

Ma sarebbe ancora più difficile da fare accettare ai Paesi frugali, trattandosi di nuovo debito comune.

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