Sfogliamondo: Biden, l’Ucraina e la crisi economica

Le prime pagine estere si presentano oggi molto diverse una dall’altra. In assenza di una notizia preponderante, ogni giornale punta su proprie scelte, spesso su notizie o analisi in esclusiva.
Washington Post
“In pochi credono nel piano di Biden per sospendere le tasse sulla benzina”, titola in apertura il Washington Post che mette in rilievo lo scetticismo di politici e tecnici sulla fattibilità del progetto del presidente per rispondere a una delle principali preoccupazioni degli americani, il caro carburante, tema sensibilissimo in vista delle elezioni di metà mandato.
Il presidente ieri ha fatto appello al Congresso per un congelamento dell’imposta federale, e l’iniziativa “è stata accolta con critiche immediate, non solo dai membri di entrambe le parti a Capitol Hill, ma anche da molti funzionari all’interno dell’amministrazione che hanno affermato in privato che probabilmente servirebbe poco per abbassare significativamente i prezzi della benzina”, scrive il Post e nota che dal Dipartimento del Tesoro sono venuti dubbi e anche “almeno due importanti economisti della Casa Bianca hanno espresso riserve in privato”.
Ma Biden pare deciso ad andare avanti comunque, per mandare il segnale che sta “lottando per affrontare un panorama economico che, nonostante alcuni segni di forza, è motivo di profonda preoccupazione per molti elettori”.
L’altra notizia in rilievo è che si allarga l’indagine del Dipartimento della Giustizia sui fatti del 6 gennaio 2020: l’Fbi ha notificato citazioni a deporre a numerosi personaggi, tra i quali David Shafer, presidente del partito repubblicano in Georgia. Gli accertamenti riguardano l’uso di falsi grandi elettori per attestare i brogli che secondo tutte le verifiche si sono dimostrati inesistenti.
Tra le altre persone citate c’è anche un avvocato, sempre della Georgia, Brad Carver, che avrebbe firmato un’attestazione mendace dichiarando di essere un grande elettore di Trump. Tra gli altri titoli, il terremoto in Afghanistan e un servizio sull’accelerazione dei corsi formativi sull’aborto per il personale sanitario, in vista dell’attesa stretta della Corte suprema sull’interruzione volontaria della gravidanza.
New York Times
Il tema delle armi da fuoco in primo piano sul New York Times, con la notizia di 14 senatori Repubblicani che hanno preso posizione a favore di una legge più restrittiva in materia, spinti anche, come dice al Nyt una di loro, la senatrice Joni Ernst dello Iowa, dai loro elettori, turbati dal massacro di bambini nella scuola elementare di Uvalde. Nel gruppo c’è anche il capogruppo Mitch McConnell.
Uno spiraglio significativo per la possibilità di una svolta, nota il giornale, anche se mette in evidenza “la fragilità della coalizione che vuole andare avanti con un modesto compromesso sulle armi”, visto dei 14 repubblicani a favore solo due affrontano la sfida della rielezione quest’anno, segno che nel partito è ancora radicata la convinzione che schierarsi contro le armi tolga voti.
Repubblicani oggetto anche di un altro approfondimento, sulla commissione parlamentare d’inchiesta per l’assalto al Campidoglio. Poco dopo l’istituzione dell’organismo, i repubblicani ritirarono i loro componenti in polemica con i democratici. Ora si pentono di quella scelta, che li sta privando di informazioni di prima mano su quanto avviene nei lavori a porte chiuse della commissione, e lo stesso Trump in una recente intervista radiofonica ha detto che “purtroppo è stata presa una decisione sbagliata”.
Tra gli altri titoli, l’appello di Biden per una sospensione delle tasse federali sulla benzina, accolto da scetticismo bipartisan, l’Ucraina con un servizio sulla resistenza di Mykolaiv, il terremoto in Afghanistan.
Wall Street Journal
E’ possibile che il rialzo dei tassi causi una recessione dell’economia americana: lo ha detto il presidente della Fed Jerome Powell nel “suo più esplicito avvertimento” al riguardo finora, come sottolinea il Wall Street Journal che ha risalto alle sue dichiarazioni. Il banchiere centrale ha spiegato in una lunga audizione parlamentare che il rischio che si incisti nell’economia un’alta inflazione è peggiore di quello di una recessione, e pertanto la priorità assoluta della Fed resta fermare la corsa dei prezzi.
Il quotidiano rileva che Powell non ha mai direttamente usato l’espressione “soft landing”, che si riferisce a un raffreddamento dell’economia non tale da comportare la recessione, ma si è limitato a dire, quando gli è stato chiesto, che è l’obiettivo è questo. Notizia collegata in evidenza a centro pagina: la domanda di benzina sta cominciando a diminuire negli Usa a causa dell’aumento dei prezzi che sfiorano ormai i 5 dollari al gallone (3,7 litri circa): in giugno le vendite alla poma sono diminuite dell’8,2% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso.
Visibilità anche a una notizia in esclusiva: la Fda si appresta a vietare il commercio negli Usa delle sigarette elettroniche Juul, e la decisione è attesa a fine settimana dopo due anni di esame dei dati forniti dalla società. Tra gli altri titoli, un approfondimento sul rilancio del manifatturiero a Singapore grazie all’ampio utilizzo dell’automazione. Manifattura significa fatto a mano, in effetti, ma a Singapore significa adesso fatto dai robot.
Financial Times
Il governo britannico è alle prese con l’emergenza inflazione, che da un lato richiede aiuti immediati per le fasce più deboli e dall’altro ha acceso la conflittualità sociale con molte categorie che rivendicano aumenti salariali. Il tema è al centro della prima pagina del Financial Times, con un titolo per l’intenzione del cancelliere dello Schacchiere, ovvero il ministro delle Finanze, Rishi Sunak, si aumentare le pensioni del 10% utilizzando il meccanismo del “triple lock”: si tratta di un sistema di garanzia del potere di acquisto delle pensioni, creato nel Regno Unito nel 2010, e che ne prevede un aumento annuale pari al valore più grande tra l’inflazione, il salario medio o il quoziente secco del 2,5%.
L’aumento cui pensa Sunak sarebbe agganciato, ovviamente, all’inflazione. Ma il Labour si oppone e definisce “ridicola” la continua protezione dei pensionati a scapito dei lavoratori, per i quali invece il governo non pensa di garantire gli incrementi salariali richiesti. Dopo i ferrovieri, che hanno avviato un’ondata di sciopero, adesso minacciano di astenersi dal lavoro gli insegnanti, che chiedono il 12% in più in busta paga. In basso la notizia che la società di investimenti WRM Group, al centro dell’affare dell’immobile del Vaticano a Londra, ha fatto causa al Credit Suisse sostenendo che la banca non informò che i fondi dell’operazione provenivano da benefic
The Times
Il tema degli scioperi nelle ferrovie per aumenti salariali che rispondano all’inflazione galoppante resta centrale sulla prima pagina del Times: la notizia è che la società Mersey Rail, che gestisce il sistema suburbano di Liverpool, ha raggiunto un accordo con un sindacato locale per un incremento medio del 7,1% degli stipendi. Le associazioni datoriali si sono affrettate a sottolineare che si tratta di un accordo territoriale di portata limitata e che il 7,1% riconosciuto a quei lavoratori non può diventare un punto di riferimento nazional.
Ma ovviamente i sindacati vanno all’attacco, il più combattivo di questi, RMT, la scorsa notte ha iniziato un nuovo sciopero che ha immediatamente rimandato in blocco i trasporti ferroviari. Il giornale dà anche spazio al monito sulla persistenza del razzismo nel Regno Unito lanciato dal principe William ieri nel suo discorso per il Windrush Day, giornata dedicato all’immigrazione caraibica in Gran Bretagna.
Le Monde
La complicata ricerca di un equilibrio politico dopo le elezioni che rendono problematica la formazione di una maggioranza all’Assemblea nazionale continua a dominare la prima pagina di Le Monde. “Niente nella cultura politica che si è sviluppata in Francia negli ultimi anni ha preparato la rappresentanza nazionale alla sfida che ha davanti: evitare lo stallo politico in un Paese profondamente fratturato. Le consultazioni avviate dal Capo dello Stato con i vertici dei vari partiti, martedì 21 giugno, a due giorni dal voto francese, illustrano la gravità del momento”, sottolinea il giornale, secondo cui il rischio maggiore è l’instabilità “perché, se il governo non è sicuro di avere un numero sufficiente di voti per approvare i suoi progetti di legge, non esiste una maggioranza alternativa in grado di sostenere un’altra politica”. Dunque bisogna “fare apprendistato di compromesso”, scrive Le Monde, e suggerisce che il primo terreno su cui esercitarsi potrebbe essere quello delle leggi per la difesa del potere d’acquisto e per il contrasto del surriscaldamento globale: temi su cui “l’attesa è forte e le divergenze non sono insormontabili”, e su cui quindi “ciascuno, sui banchi dell’Assemblea nazionale, dovrà prendersi le sue responsabilità”.
Le Figaro
“Macron fa appello alla responsabilità dei suoi oppositori”: così Le Figaro sintetizza il senso del messaggio alla nazione rivolto ieri dal presidente della Repubblica. Un discorso in cui ha scartato l’ipotesi di un governo di unità nazionale, ma ha fatto “l’elogio del compromesso”, sottolinea il giornale, secondo cui di fatto il capo dello Stato ha invitato i partiti a scegliere tra un “contratto di coalizione” e un appoggio al governo caso per caso, sui singoli provvedimenti.
Il giornale insiste però che a cambiare deve essere Macron, perché si è prodotto “uno sconvolgimento democratico che da tempo premeva nelle urne o nelle strade”. Per Le Figaro “è una crisi politica interna quella che stiamo vivendo, l’errore sarebbe confonderla con i pericoli che vengono dall’esterno (guerre, epidemie, crisi economiche)”.
Il giornale mette in guardia il capo dello Stato dalla “tentazione di confondere nella stessa parola ‘crisi’, ciò che minaccia il nostro Paese e ciò che minaccia il suo futuro politico” e lo avverte che “i francesi, con il loro voto di frammentazione, hanno voluto scoraggiare anche l’entusiasmo riformatore che attribuiamo a Emmanuel Macron”. Tocca dunque a lui rimodellare la sua azione politica sulle mutate e critiche circostanze.
El Pais
Le misure di sostegno che il governo spagnolo si appresta a varare per 4 milioni di famiglie sono la notizia di apertura su El Pais. Si tratta di un assegno di 250 euro al mese, che sarà erogato ai nuclei con reddito inferiore ai 1.000 euro, e a questo si aggiungeranno aiuti per l’uso dei trasporti pubblici..
Ancora in evidenza le intercettazioni dell’ex commissario di polizia Villarejo, che El Pais da settimane pubblica in esclusiva: ieri era apparso il contenuto di un colloquio avvenuto nel 2012 tra Villarejo, il capo della polizia Pino e l’allora ministro dell’Interno Fernandez Diaz, per parlare di una denuncia penale che la polizia avrebbe dovuto presentare contro il presidente della Catalogna, Artur Mas, e il suo predecessore, Jordi Pujol.
Oggi il giornale accusa Fernandez Diaz di aver mentito ai giudici e al Parlamento, perché ha sempre negato l’incontro, che invece avvenne come comprovato dall’intercettazione. Tra gli altri titoli, la notizia che Ford produrrà a Valencia due nuovi modelli di auto elettrica, e un’analisi su Kaliningrad, “nuova scintilla esplosiva” tra Russia e Occidente.
Frankfurter Allgemeine Zeitung
Scholz approfondisce la frattura tra Berlino e Mosca e dichiara che “una partnership con la Russia in futuro è inconcepibile”: parole forti, pronunciate al Bundestag alla vigilia dei vertici di Ue, G7 e Nato, con cui apre la Frankfurter Allgemeine Zeitung, e nota che la Germania potrà così presentarsi ai prossimi appuntamenti internazionale come un Paese “che ha imparato dai propri errori in politica estera”.
Il cancelliere “è riuscito a cambiare rotta”, e “sta aumentando la spesa per la difesa, rompendo la sua dipendenza dalla Russia, sostenendo l’Ucraina e rafforzando fianco orientale dell’alleanza”.
Tuttavia, secondo la Faz, “la grande domanda per i politici tedeschi, e non solo per l’Spd, resta: perché è dovuta scoppiare una guerra prima che si facesse questo”.
Tra gli altri titoli, si ritrova – in negativo – la notizia che sulla stampa spagnola è in positivo: la decisione di Ford di produrre a Valencia le nuove auto elettriche invece che nell’impianto tedesco di Saalouis, nonostante il Land della Saar avesse offerto all’azienda aiuti agli investimenti per un miliardo di euro.
China Daily
Nella giornata della sua apertura, il vertice Brics, formato che comprende le cinque principali economie emergenti (Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica), mantiene sul China Daily il posto d’onore che occupa da alcuni giorni, con un’analisi di Shi Yu, del Centro studi della cooperazione Brics dell’università normale di Pechino.
“La situazione internazionale in rapida evoluzione sta ponendo una sfida alla cooperazione tra i membri Brics. In quanto tali, gli Stati membri devono promuovere tra loro la cooperazione bilaterale e multilaterale e intraprendere azioni collaborative per difendere l’ordine mondiale incentrato sulle Nazioni Unite e garantire che tutti i paesi rispettino le leggi internazionali e la Carta delle Nazioni Unite”, afferma il docente, che sottolinea il debutto, al vertice, del meccanismo Brics Plus, introdotto su proposta della Cina, per creare un quadro in cui i ministri degli Esteri dei cinque Paesi membri si consulteranno anche con i colleghi di altre nazioni emergenti.
Shi propone un’accelerazione su questo: “In effetti, è giunta proprio l’ora che nuovi membri siano ammessi nei Brics”, sostiene, e assicura che questa è la linea della Cina “nell’interesse di tutti i Paesi in via di sviluppo e con lo scopo di migliorare la governance globale e la cooperazione Sud-Sud”.
Quotidiano del Popolo
Dà il dovuto risalto al vertice Brics il People’s Daily, edizione in inglese dell’organo ufficiale del Partito comunista cinese, cui però non sfugge che l’entrata in vigore negli Usa la legge per la prevenzione del lavoro forzato degli uiguri, che vieta di importare negli Usa merci prodotte nella regione cinese dello Xinjiang a meno che l’azienda non sia in grado di dimostrare inoppugnabilmente di non aver utilizzato manodopera coattiva della minoranza etnica.
Spazio dunque ai commenti ufficiali del ministero degli Esteri, che definisce la legge “una bestemmia contro la democrazia, i diritti umani e il libero commercio”, e la prova “della natura egemonica degli Stati Uniti, un paese che viola i diritti umani e infrange le regole in nome della loro preservazione”.
Ma anche alle analisi di alcuni economisti, i quali temo che la legge potrebbe avere una portata ben al di là del solo Xinjiang, spingendo molte aziende americane a cessare le loro partnership in Cina e creando così ulteriori problemi alla catena globale degli approvvigionamenti.

Le prime pagine estere si presentano oggi molto diverse una dall’altra. In assenza di una notizia preponderante, ogni giornale punta su proprie scelte, spesso su notizie o analisi in esclusiva.

Washington Post

“In pochi credono nel piano di Biden per sospendere le tasse sulla benzina”, titola in apertura il Washington Post che mette in rilievo lo scetticismo di politici e tecnici sulla fattibilità del progetto del presidente per rispondere a una delle principali preoccupazioni degli americani, il caro carburante, tema sensibilissimo in vista delle elezioni di metà mandato.

Il presidente ieri ha fatto appello al Congresso per un congelamento dell’imposta federale, e l’iniziativa “è stata accolta con critiche immediate, non solo dai membri di entrambe le parti a Capitol Hill, ma anche da molti funzionari all’interno dell’amministrazione che hanno affermato in privato che probabilmente servirebbe poco per abbassare significativamente i prezzi della benzina”, scrive il Post e nota che dal Dipartimento del Tesoro sono venuti dubbi e anche “almeno due importanti economisti della Casa Bianca hanno espresso riserve in privato”.

Ma Biden pare deciso ad andare avanti comunque, per mandare il segnale che sta “lottando per affrontare un panorama economico che, nonostante alcuni segni di forza, è motivo di profonda preoccupazione per molti elettori”.

L’altra notizia in rilievo è che si allarga l’indagine del Dipartimento della Giustizia sui fatti del 6 gennaio 2020: l’Fbi ha notificato citazioni a deporre a numerosi personaggi, tra i quali David Shafer, presidente del partito repubblicano in Georgia. Gli accertamenti riguardano l’uso di falsi grandi elettori per attestare i brogli che secondo tutte le verifiche si sono dimostrati inesistenti.

Tra le altre persone citate c’è anche un avvocato, sempre della Georgia, Brad Carver, che avrebbe firmato un’attestazione mendace dichiarando di essere un grande elettore di Trump. Tra gli altri titoli, il terremoto in Afghanistan e un servizio sull’accelerazione dei corsi formativi sull’aborto per il personale sanitario, in vista dell’attesa stretta della Corte suprema sull’interruzione volontaria della gravidanza.

New York Times

Il tema delle armi da fuoco in primo piano sul New York Times, con la notizia di 14 senatori Repubblicani che hanno preso posizione a favore di una legge più restrittiva in materia, spinti anche, come dice al Nyt una di loro, la senatrice Joni Ernst dello Iowa, dai loro elettori, turbati dal massacro di bambini nella scuola elementare di Uvalde. Nel gruppo c’è anche il capogruppo Mitch McConnell.

Uno spiraglio significativo per la possibilità di una svolta, nota il giornale, anche se mette in evidenza “la fragilità della coalizione che vuole andare avanti con un modesto compromesso sulle armi”, visto dei 14 repubblicani a favore solo due affrontano la sfida della rielezione quest’anno, segno che nel partito è ancora radicata la convinzione che schierarsi contro le armi tolga voti.

Repubblicani oggetto anche di un altro approfondimento, sulla commissione parlamentare d’inchiesta per l’assalto al Campidoglio. Poco dopo l’istituzione dell’organismo, i repubblicani ritirarono i loro componenti in polemica con i democratici. Ora si pentono di quella scelta, che li sta privando di informazioni di prima mano su quanto avviene nei lavori a porte chiuse della commissione, e lo stesso Trump in una recente intervista radiofonica ha detto che “purtroppo è stata presa una decisione sbagliata”.

Tra gli altri titoli, l’appello di Biden per una sospensione delle tasse federali sulla benzina, accolto da scetticismo bipartisan, l’Ucraina con un servizio sulla resistenza di Mykolaiv, il terremoto in Afghanistan.

Wall Street Journal

E’ possibile che il rialzo dei tassi causi una recessione dell’economia americana: lo ha detto il presidente della Fed Jerome Powell nel “suo più esplicito avvertimento” al riguardo finora, come sottolinea il Wall Street Journal che ha risalto alle sue dichiarazioni. Il banchiere centrale ha spiegato in una lunga audizione parlamentare che il rischio che si incisti nell’economia un’alta inflazione è peggiore di quello di una recessione, e pertanto la priorità assoluta della Fed resta fermare la corsa dei prezzi.

Il quotidiano rileva che Powell non ha mai direttamente usato l’espressione “soft landing”, che si riferisce a un raffreddamento dell’economia non tale da comportare la recessione, ma si è limitato a dire, quando gli è stato chiesto, che è l’obiettivo è questo. Notizia collegata in evidenza a centro pagina: la domanda di benzina sta cominciando a diminuire negli Usa a causa dell’aumento dei prezzi che sfiorano ormai i 5 dollari al gallone (3,7 litri circa): in giugno le vendite alla poma sono diminuite dell’8,2% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso.

Visibilità anche a una notizia in esclusiva: la Fda si appresta a vietare il commercio negli Usa delle sigarette elettroniche Juul, e la decisione è attesa a fine settimana dopo due anni di esame dei dati forniti dalla società. Tra gli altri titoli, un approfondimento sul rilancio del manifatturiero a Singapore grazie all’ampio utilizzo dell’automazione. Manifattura significa fatto a mano, in effetti, ma a Singapore significa adesso fatto dai robot.

Financial Times

Il governo britannico è alle prese con l’emergenza inflazione, che da un lato richiede aiuti immediati per le fasce più deboli e dall’altro ha acceso la conflittualità sociale con molte categorie che rivendicano aumenti salariali. Il tema è al centro della prima pagina del Financial Times, con un titolo per l’intenzione del cancelliere dello Schacchiere, ovvero il ministro delle Finanze, Rishi Sunak, si aumentare le pensioni del 10% utilizzando il meccanismo del “triple lock”: si tratta di un sistema di garanzia del potere di acquisto delle pensioni, creato nel Regno Unito nel 2010, e che ne prevede un aumento annuale pari al valore più grande tra l’inflazione, il salario medio o il quoziente secco del 2,5%.

L’aumento cui pensa Sunak sarebbe agganciato, ovviamente, all’inflazione. Ma il Labour si oppone e definisce “ridicola” la continua protezione dei pensionati a scapito dei lavoratori, per i quali invece il governo non pensa di garantire gli incrementi salariali richiesti. Dopo i ferrovieri, che hanno avviato un’ondata di sciopero, adesso minacciano di astenersi dal lavoro gli insegnanti, che chiedono il 12% in più in busta paga. In basso la notizia che la società di investimenti WRM Group, al centro dell’affare dell’immobile del Vaticano a Londra, ha fatto causa al Credit Suisse sostenendo che la banca non informò che i fondi dell’operazione provenivano da benefic

The Times

Il tema degli scioperi nelle ferrovie per aumenti salariali che rispondano all’inflazione galoppante resta centrale sulla prima pagina del Times: la notizia è che la società Mersey Rail, che gestisce il sistema suburbano di Liverpool, ha raggiunto un accordo con un sindacato locale per un incremento medio del 7,1% degli stipendi. Le associazioni datoriali si sono affrettate a sottolineare che si tratta di un accordo territoriale di portata limitata e che il 7,1% riconosciuto a quei lavoratori non può diventare un punto di riferimento nazional.

Ma ovviamente i sindacati vanno all’attacco, il più combattivo di questi, RMT, la scorsa notte ha iniziato un nuovo sciopero che ha immediatamente rimandato in blocco i trasporti ferroviari. Il giornale dà anche spazio al monito sulla persistenza del razzismo nel Regno Unito lanciato dal principe William ieri nel suo discorso per il Windrush Day, giornata dedicato all’immigrazione caraibica in Gran Bretagna.

Le Monde

La complicata ricerca di un equilibrio politico dopo le elezioni che rendono problematica la formazione di una maggioranza all’Assemblea nazionale continua a dominare la prima pagina di Le Monde. “Niente nella cultura politica che si è sviluppata in Francia negli ultimi anni ha preparato la rappresentanza nazionale alla sfida che ha davanti: evitare lo stallo politico in un Paese profondamente fratturato. Le consultazioni avviate dal Capo dello Stato con i vertici dei vari partiti, martedì 21 giugno, a due giorni dal voto francese, illustrano la gravità del momento”, sottolinea il giornale, secondo cui il rischio maggiore è l’instabilità “perché, se il governo non è sicuro di avere un numero sufficiente di voti per approvare i suoi progetti di legge, non esiste una maggioranza alternativa in grado di sostenere un’altra politica”. Dunque bisogna “fare apprendistato di compromesso”, scrive Le Monde, e suggerisce che il primo terreno su cui esercitarsi potrebbe essere quello delle leggi per la difesa del potere d’acquisto e per il contrasto del surriscaldamento globale: temi su cui “l’attesa è forte e le divergenze non sono insormontabili”, e su cui quindi “ciascuno, sui banchi dell’Assemblea nazionale, dovrà prendersi le sue responsabilità”.

Le Figaro

“Macron fa appello alla responsabilità dei suoi oppositori”: così Le Figaro sintetizza il senso del messaggio alla nazione rivolto ieri dal presidente della Repubblica. Un discorso in cui ha scartato l’ipotesi di un governo di unità nazionale, ma ha fatto “l’elogio del compromesso”, sottolinea il giornale, secondo cui di fatto il capo dello Stato ha invitato i partiti a scegliere tra un “contratto di coalizione” e un appoggio al governo caso per caso, sui singoli provvedimenti.

Il giornale insiste però che a cambiare deve essere Macron, perché si è prodotto “uno sconvolgimento democratico che da tempo premeva nelle urne o nelle strade”. Per Le Figaro “è una crisi politica interna quella che stiamo vivendo, l’errore sarebbe confonderla con i pericoli che vengono dall’esterno (guerre, epidemie, crisi economiche)”.

Il giornale mette in guardia il capo dello Stato dalla “tentazione di confondere nella stessa parola ‘crisi’, ciò che minaccia il nostro Paese e ciò che minaccia il suo futuro politico” e lo avverte che “i francesi, con il loro voto di frammentazione, hanno voluto scoraggiare anche l’entusiasmo riformatore che attribuiamo a Emmanuel Macron”. Tocca dunque a lui rimodellare la sua azione politica sulle mutate e critiche circostanze.

El Pais

Le misure di sostegno che il governo spagnolo si appresta a varare per 4 milioni di famiglie sono la notizia di apertura su El Pais. Si tratta di un assegno di 250 euro al mese, che sarà erogato ai nuclei con reddito inferiore ai 1.000 euro, e a questo si aggiungeranno aiuti per l’uso dei trasporti pubblici..

Ancora in evidenza le intercettazioni dell’ex commissario di polizia Villarejo, che El Pais da settimane pubblica in esclusiva: ieri era apparso il contenuto di un colloquio avvenuto nel 2012 tra Villarejo, il capo della polizia Pino e l’allora ministro dell’Interno Fernandez Diaz, per parlare di una denuncia penale che la polizia avrebbe dovuto presentare contro il presidente della Catalogna, Artur Mas, e il suo predecessore, Jordi Pujol.

Oggi il giornale accusa Fernandez Diaz di aver mentito ai giudici e al Parlamento, perché ha sempre negato l’incontro, che invece avvenne come comprovato dall’intercettazione. Tra gli altri titoli, la notizia che Ford produrrà a Valencia due nuovi modelli di auto elettrica, e un’analisi su Kaliningrad, “nuova scintilla esplosiva” tra Russia e Occidente.

Frankfurter Allgemeine Zeitung

Scholz approfondisce la frattura tra Berlino e Mosca e dichiara che “una partnership con la Russia in futuro è inconcepibile”: parole forti, pronunciate al Bundestag alla vigilia dei vertici di Ue, G7 e Nato, con cui apre la Frankfurter Allgemeine Zeitung, e nota che la Germania potrà così presentarsi ai prossimi appuntamenti internazionale come un Paese “che ha imparato dai propri errori in politica estera”.

Il cancelliere “è riuscito a cambiare rotta”, e “sta aumentando la spesa per la difesa, rompendo la sua dipendenza dalla Russia, sostenendo l’Ucraina e rafforzando fianco orientale dell’alleanza”.

Tuttavia, secondo la Faz, “la grande domanda per i politici tedeschi, e non solo per l’Spd, resta: perché è dovuta scoppiare una guerra prima che si facesse questo”.

Tra gli altri titoli, si ritrova – in negativo – la notizia che sulla stampa spagnola è in positivo: la decisione di Ford di produrre a Valencia le nuove auto elettriche invece che nell’impianto tedesco di Saalouis, nonostante il Land della Saar avesse offerto all’azienda aiuti agli investimenti per un miliardo di euro.

China Daily

Nella giornata della sua apertura, il vertice Brics, formato che comprende le cinque principali economie emergenti (Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica), mantiene sul China Daily il posto d’onore che occupa da alcuni giorni, con un’analisi di Shi Yu, del Centro studi della cooperazione Brics dell’università normale di Pechino.

“La situazione internazionale in rapida evoluzione sta ponendo una sfida alla cooperazione tra i membri Brics. In quanto tali, gli Stati membri devono promuovere tra loro la cooperazione bilaterale e multilaterale e intraprendere azioni collaborative per difendere l’ordine mondiale incentrato sulle Nazioni Unite e garantire che tutti i paesi rispettino le leggi internazionali e la Carta delle Nazioni Unite”, afferma il docente, che sottolinea il debutto, al vertice, del meccanismo Brics Plus, introdotto su proposta della Cina, per creare un quadro in cui i ministri degli Esteri dei cinque Paesi membri si consulteranno anche con i colleghi di altre nazioni emergenti.

Shi propone un’accelerazione su questo: “In effetti, è giunta proprio l’ora che nuovi membri siano ammessi nei Brics”, sostiene, e assicura che questa è la linea della Cina “nell’interesse di tutti i Paesi in via di sviluppo e con lo scopo di migliorare la governance globale e la cooperazione Sud-Sud”.

Quotidiano del Popolo

Dà il dovuto risalto al vertice Brics il People’s Daily, edizione in inglese dell’organo ufficiale del Partito comunista cinese, cui però non sfugge che l’entrata in vigore negli Usa la legge per la prevenzione del lavoro forzato degli uiguri, che vieta di importare negli Usa merci prodotte nella regione cinese dello Xinjiang a meno che l’azienda non sia in grado di dimostrare inoppugnabilmente di non aver utilizzato manodopera coattiva della minoranza etnica.

Spazio dunque ai commenti ufficiali del ministero degli Esteri, che definisce la legge “una bestemmia contro la democrazia, i diritti umani e il libero commercio”, e la prova “della natura egemonica degli Stati Uniti, un paese che viola i diritti umani e infrange le regole in nome della loro preservazione”.

Ma anche alle analisi di alcuni economisti, i quali temo che la legge potrebbe avere una portata ben al di là del solo Xinjiang, spingendo molte aziende americane a cessare le loro partnership in Cina e creando così ulteriori problemi alla catena globale degli approvvigionamenti.

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