Covid: Quarta dose a settembre? No, prima dose del nuovo vaccino

Occhi puntati su Omicron 5, molto contagiosa ma dai sintomi meno gravi rispetto alla Delta. Pronto intanto da agosto il richiamo di vaccino Moderna aggiornato anche per le nuove varianti.Salute, Coronavirus, Sanità, Vaccini

La pandemia da Covid-19 è probabilmente passata in secondo piano rispetto all’incedere degli eventi bellici e climatici, ma ci ha tutt’altro che lasciati. La variante Omicron 5 spinge nuovamente in alto la curva dei contagi, l’estate non sembra attenuare il virus come nei due anni passati, la pressione sulle strutture sanitarie rischia di tornare presto a farsi sentire. E in autunno ripartirà la campagna vaccinale: non con la quarta dose, besì con la prima di un nuovo vaccino bivalente, per Delta e Omicron.

Omicron, cosa dicono gli esperti

Omicron 5, ancora “più contagiosa” della Omicron 2 oggi dominante nel mondo, “ma associata a una sintomatologia poco grave”, potrebbe rappresentare il ‘canto del cigno’ della pandemia di Covid-19 secondo Maria Rita Gismondo, direttrice del Laboratorio di microbiologia clinica, virologia e diagnostica delle bioemergenze dell’ospedale Sacco di Milano. Le caratteristiche della sottovariante BA.5, che insieme alla ‘sorella’ BA.4 ha alimentato una quinta ondata di Covid in Sudafrica e sta ormai circolando anche in Europa con un’impennata di casi per esempio in Portogallo, sono infatti “in piena sintonia con quella che – sottolinea l’esperta all’Adnkronos Salute – in base alla storia delle epidemie è la fase della coda pandemica”.

“Le code delle pandemie – evidenzia la microbiologa – di solito sono caratterizzate proprio da virus che hanno un’aggressività molto attenuata in termini di malattia associata, ma un’infettività molto maggiore proprio perché il patogeno cerca di conservarsi”. Per questo Omicron 5, che “sicuramente si diffonderà dappertutto perché è molto contagiosa, non deve assolutamente preoccuparci in quanto poco grave”, tranquillizza Gismondo.

“Omicron 5 è ancora più contagiosa delle altre” ‘versioni’ di Sars-CoV-2, “ma i sintomi” che causa “sono sostanzialmente gli stessi, perché non è che un virus possa cambiare le proprie caratteristiche in modo evidente. Parrebbe anzi un po’ meno cattiva” e ciò dimostra che “tutto sommato questo virus sta seguendo la via più naturale: quella che lo porta a una maggiore contagiosità, unita a una maggiore benevolenza” ha sottolineato ieri all’Adnkronos Salute il virologo Fabrizio Pregliasco, docente all’università Statale di Milano.

Per l’esperto “è presumibile che” la sottovariante BA.5 “diventi prevalente, proprio perché ha caratteristiche evolutive favorevoli”. E guardando all’autunno, “salvo varianti più minacciose che ricordiamoci possono emergere per caso, perché il virus non è intelligente”, secondo il direttore sanitario dell’Irccs Galeazzi il punto fermo è che “Covid ci sarà. Continuo a pensare che ci dovremo aspettare un andamento a onde – ha ribadito – come quelle prodotte da un sasso in uno stagno”.

Capua: “E’ inizio evoluzione”

“Il Sars-CoV-2 non scomparirà né durante né dopo l’estate. E’ un virus all’inizio della sua corsa verso l’endemizzazione, è all’inizio di un macrociclo che durerà anni e anni, di sicuro decenni, ma io credo addirittura secoli. D’altronde il morbillo, anche lui figlio di uno spillover, è qui che ci fa compagnia da oltre duemila anni”. In un intervento sul ‘Corriere della Sera’ la virologa Ilaria Capua, direttrice dell’One Health Center of Excellence dell’Università della Florida, invita alla prudenza contro un nemico di cui pare non potremo liberarci e che si ripresenterà con ‘volti’ nuovi e diversi: “Mettiamoci l’anima in pace – scrive – perché l’inizio del macrociclo evolutivo di questo virus è agli albori” e la cosiddetta nuova normalità “non sarà mai come prima della pandemia”.

“Abbiamo oltre 50 specie di animali che si sono infettate” con il virus di Covid-19, spiega l’esperta, “e in alcune specie il virus si è endemizzato. Ahimè a sorpresa di quasi tutti, il virus nel volgere di meno di un anno ha infettato, oltre a cani, gatti, visoni, ippopotami e popolazioni selvatiche di cervi in oltre 20 stati americani. Quello che sta succedendo nelle popolazioni di animali domestici e selvatici di mezzo mondo non si sa (ci sono dati significativi solo in Europa e Stati Uniti). In più il virus galoppa lì dove il vaccino non è arrivato e non ci sono le condizioni per mettere in atto le altre misure di prevenzione non farmacologica”.

E allora per il prossimo inverno “ci si deve aspettare che, come ogni coronavirus che si rispetti, emergeranno nuove varianti o sierotipi (un grado in più di distanza) anche attraverso il meccanismo della ricombinazione, che è tipico di questa famiglia virale. Insomma – chiarisce Capua – potrebbero apparire dei ceppi virali ‘arlecchino’ con proprietà a noi sconosciute. Dovremo rincorrerle, dovremo farci imporre restrizioni o peggio dei nuovi lockdown? Dobbiamo temere per un nuovo inverno di angoscia? Per quanto detesti doverlo scrivere, il ‘new normal’ non sarà come prima”, prevede appunto la virologa, “perché dovremo aggiustare le nostre vite alla presenza di questo nemico diventato subdolo”.

Nuovo vaccino per l’autunno

Un richiamo di vaccino Moderna aggiornato per la Omicron 4 e 5 del Covid. “Ci stiamo preparando a fornire il nostro vaccino booster bivalente a partire da agosto, in vista di un potenziale aumento delle infezioni Sars-CoV-2 a causa delle sottovarianti di Omicron all’inizio dell’autunno”. Lo annuncia Stéphane Bancel, Ceo dell’azienda americana Moderna che oggi ha riferito per il candidato vaccino mRna-1273.214 “potenti risposte anticorpali neutralizzanti” contro BA.4 e BA.5, Omicron 4 e 5. I nuovi dati verranno inviati alle autorità regolatorie e per una pubblicazione peer reviewed.

Già a settembre, dovrebbero avere il via libera i vaccini “aggiornati”, cioè bivalenti, contro il virus originario, il Wuhan, e Omicron 1. Un po’ più avanti, a novembre, potrebbero essere disponibili prodotti per Omicron 5. L’idea è quella di far diventare la vaccinazione contro il Covid un appuntamento fisso annuale, almeno per le persone più a rischio, come succede con l’influenza. Se si riuscirà a procedere in questo modo, senza bisogno di altri richiami dopo pochi mesi, significa che è stato fatto un passo importante verso l’endemizzazione del virus.

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