Da Civitanova Marche a Palermo, qual è il confine tra tragedia e sciocchezza

la verità è che nulla mai potrà giustificare chi annulla la propria umanità e quella della società
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Qual è il confine tra una tragedia e una sciocchezza? Quanto spazio c’è tra un gesto folle e irreversibile e quel momento di lucidità che ci aiuta a capire che superato quel confine invisibile ci sono vite distrutte e rovinate?
Ce lo siamo chiesti più volte in questi giorni, leggendo le cronache. Ce lo chiediamo per mestiere – perché facendo i giornalisti siamo “costretti” a raccontare storie di cui mai vorremmo parlare – ce lo chiediamo come persone normali che, scrivendo quelle storie, si fanno una delle domande che rappresenta una delle cinque W (Where, What, Who, When, Why) che deve rispettare chi fa cronaca: perché?. Perché un uomo riesce ad uccidere un suo simile a mani nude e a colpi di stampella al culmine di una discussione che nel nostro mestiere di giornalista si definisce in un modo asettico e automatico, “per futili motivi”?

Futili. Questa parola breve e semplice cela in sé un universo di domande non risposte. Perché anche se al posto di “futili” sostituissimo “gravi”, siamo certi che questo basti per togliere la vita a un nostro simile, che magari in quel momento vuole solo venderti un accendino, o pulirti il vetro, o sapere se puoi trovare per lui una moneta in più? Cosa succede alla nostra società, nella quale la distanza tra il futile e il grave è tragicamente sempre meno distinguibile?

IL FUTILE CHE DIVENTA GRAVE

Così accade che una persona attraversi la strada sovrappensiero e costringa un automobilista a frenare. Quante volte succede in un giorno in una qualsiasi città? Decine, centinaia di volte? E magari accade che quella persona, resasi conto della sua disattenzione alzi una mano per chiedere scusa e al posto di un’altra mano alzata in segno di accettazione di quelle scuse trovi un automobilista che scende dalla macchina e comincia a inveire contro di lui, minacciandolo addirittura con parole come “se parli ancora ti ammazzo”. Ecco, quelle due parole buttate lì, come nella scena di un film, come se fosse tutto un copione e non la realtà. E quel confine che si assottiglia, e il futile che diventa grave.

E il pedone che resta lì, interdetto, con il suo sacchetto del pane caldo in mano, che non capisce perché un perfetto sconosciuto che mai ha visto prima abbia così tanto odio in corpo da arrivare anche solo a pensare di trasformare una semplice frenata in un gesto dal quale non si torna indietro mai più.

CHE LIVELLO DI FOLLIA CI CIRCONDA?

Chi vi scrive e vi racconta questa storia, ha guardato quella persona che stava rovesciando una rabbia immotivata e inconsulta mentre la sua giovane moglie e una bimba in tenera età assistevano a quello spettacolo, e ha deciso che occorreva tacere. Occorreva alzare semplicemente ancora una volta la mano e allontanarsi senza voltarsi, inseguito da una scia di ulteriori insulti frenati solo dall’indifferenza. E quell’uomo con il pane in mano, mentre andava verso la sua auto pensava: “Quanto poco basta per trasformarsi da una persona viva a venti righe in cronaca?” E visto che quella persona fa sfortunatamente per voi anche il giornalista, è qui a scrivere per chiedere (e chiedervi), siamo sicuri che ognuno di noi si renda conto del livello di follia che ci circonda? E siamo pronti, tutti, a fare quel passo indietro, quel conto alla rovescia, che può salvare una vita, meglio ancora se la nostra?

NIENTE GIUSITIFICAZIONI PER CHI ANNULLA LA PROPRIA UMANITA’

Potete trovare tutte le scuse che volete (la crisi, la pandemia, il caldo eccessivo) ma la verità è che nulla mai potrà giustificare chi annulla la propria umanità e quella della società cedendo ai suoi più bassi istinti. Nulla potrà mai giustificare chi trasforma il futile in grave, chi decide che solo per la “nevrosi” uccide (o anche solo minaccia di farlo). Pensiamoci, ne abbiamo bisogno.

Articolo a cura di Giuseppe D’Agostino

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