Il 2022 è l’anno più caldo di sempre: quanto ci costa la siccità

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Temperature medie mai così alte. L’agricoltura italiana è sempre più in ginocchio, con produzioni e allevamenti che registrano cali terribili. In fumo miliardi di euroEconomia

L’eccezionale ondata di caldo che ormai da mesa attanaglia l’Europa e il mondo intero comincia a non essere più tanto “eccezionale” (di caldo “si muore”: le temperature che causano la morte). Temperature stabilmente (e a volte ampiamente) sopra quota 30 gradi sono diventate la regola, anche in Italia. Tra precipitazioni scarsissime e clima impazzito, il 2022 è ormai ufficialmente il più caldo e il più arido della storia.

Siccità e caldo: il 2022 è il peggiore della storia

Con piogge praticamente dimezzate rispetto all’anno precedente (-46% delle precipitazioni cumulate) il 2022 è ad oggi l’anno più siccitoso di sempre. Dove “da sempre” vuol dire dal 1800, da quando cioè vengono rilevati i dati a livello nazionale. A certificarlo è l’Istituto di scienze dell’atmosfera e del clima del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Isac-Cnr). La situazione più grave, con -52% di precipitazioni, ha colpito il Nord dello Stivale, mentre al Centro-Sud si registra il -42% rispetto agli accumuli medi (emergenza idrica: in Italia sempre meno acqua e sempre più privata).

A voler essere proprio precisi, a guidare la classifica di anno più siccitoso della storia italiana è ancora il 2017. Soltanto i primi 7 mesi del 2022 ha però fatto registrare dati cumulativi, ossia la quantità complessiva di piogge accumulate, molto inferiori a quelli di 5 anni fa. Da gennaio inoltre si è registrato quasi il 50% della quantità d’acqua precipitata al suolo mediamente in Italia negli ultimi 30 anni.

Afa da record

I record negativi non finiscono però qua. Secondo Coldiretti, quello in corso è anche l’anno più caldo di sempre, con una temperatura media addirittura più alta di quasi un grado (+0,98) rispetto alla media storica. “Le oscillazioni da un anno all’altro fanno parte della variabilità interna del sistema”, ha sottolineato Michele Brunetti dell’Isac-Cnr, evidenziando “un segnale di lungo periodo di costante aumento della temperatura”. Basti pensare che in Italia, dagli Anni Ottanta a oggi, la temperatura è cresciuta in media di 0,45 gradi ogni 10 anni. “Ovviamente se rispetto a 40-50 anni fa abbiamo due gradi in più, anche le oscillazioni del sistema partono da una base più alta di 2 gradi e si spostano verso valori più elevati”.

Per quanto riguarda le temperature maggio, giugno (+2,88) e luglio (+2,26) sono tutti e tre al secondo posto nella classifica dei mesi più caldi di sempre. Un maggio e un giugno più afosi rispetto a quelli di quest’anno risale solo al 2003, mentre il luglio più caldo di sempre appartiene al 2005. Considerando però il periodo da maggio a luglio, il 2022 non ha rivali.

Danni ad ambiente ed economia: i costi della crisi climatica

La Coldiretti disegna i contorni dell’impatto devastante provocato dalla siccità e delle alte temperature sull’agricoltura italiana, per un costo complessivo che supera i 6 miliardi di euro, pari al 10% della produzione nazionale. Le campagne italiane sono allo stremo, con cali produttivi del 45% per mais e i foraggi per animali. L’effetto negativo si riverbera a cascata in tutta la filiera: crolla del 20% la produzione di latte nelle stalle, del 30% quella di frumento duro per la pasta di oltre il 20% quella di frumento tenero, del 30% quella del riso e del 15% di frutta (letteralmente ustionata da temperature di 40 gradi).

Il flagello climatico si estende anche alle colture marine: scende del 20% la produzione di cozze e vongole, uccise dalla mancanza di ricambio idrico nel Delta del Po. In questa zona, sottolinea la Coldiretti, si allargano le zone di “acqua morta” e gli assalti di insetti e cavallette, con decine di migliaia di ettari devastati (ne abbiamo parlato qui).

Preoccupa anche la vendemmia, appena iniziata in Italia, con una prospettiva di un calo del 10% delle uve. Allarme anche negli uliveti, con il caldo che rischia di far crollare le rese produttive. Oltre che in pianura, gli effetti del caldo record si fanno dunque sentire anche in montagna, con “un profondo cambiamento del paesaggio, pascoli che sono sempre più secchi e le pozze per abbeverare gli animali asciutte a causa delle alte temperature che stanno prosciugando pure i ghiacciai alle quote più alte (come la tragedia della Marmolada ha mostrato).

Addio prodotti tipici come salumi e formaggi?

La mancanza di acqua e la tropicalizzazione dell’Italia ha rovinato il delicato ecosistema montano anche per quanto riguarda l’agricoltura e l’allevamento. Aumenta così il rischio “default” per prodotti tipici del nostro Paese, dai formaggi ai salumi.

Senza contare l’allarmante situazione in cui versano le api, fondamentali, oltre che per la produzione di miele, anche di circa il 70% dell’impollinazione di tutte le specie vegetali viventi sul pianeta e del 35% della produzione globale di cibo.

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