Un murale di Banksy riappare in una galleria d’arte di Tel Aviv

AGI – Uno dei graffiti dipinti da Banksy durante il suo viaggio nei Territori Palestinesi del 2005, e successivamente rimosso, è ricomparso alla Urban Gallery di Tel Aviv.
L’opera raffigura un topo che brandisce una fionda ed era stata intesa come una critica all’occupazione israeliana.
La polemica era quindi inevitabile, non solo per il dibattito sull’opportunità di spostare in un museo un graffito concepito per lo spazio urbano ma anche per una contestualizzazione che ne stravolgerebbe il significato originario.
Koby Abergel, il mercante d’arte che ha acquistato l’opera, riportano i media israeliani, ha infatti affermato che il roditore rappresenta “la storia di Davide e Golia” e che la galleria sta esponendo il murale lasciando al pubblico la libertà di interpretarlo, sebbene si tratti di un’allegoria molto esplicita dell’opposizione palestinese al governo dello Stato ebraico.
Abergel non ha spiegato come sia entrato in possesso del disegno, che era stato dipinto con lo spray sulla barriera laterale, crivellata di proiettili, di un posto di blocco abbandonato alla periferia di Betlemme ed era in seguito stato sfregiato dalla scritta ‘RIP Banksy Rat’, per poi scomparire nel nulla insieme alla sezione del muro che lo ospitava.
“Per quanto ne sappiamo, siamo gli unici in Israele ad avere una creazione di Banksy”, ha detto al sito di notizie Ynet un dipendente della galleria, situata nel cuore del distretto finanziario di Tel Aviv.
Secondo Ynet, l’opera era stata portata via e conservata in un edificio vicino per proteggerla da una disputa sorta tra cristiani palestinesi e musulmani locali.
In vista della demolizione dell’edificio, ricostruisce la testata israeliana, il graffito era stato pulito, restaurato e infine spostata nella galleria d’arte di comune accordo con le autorità locali di Betlemme.
Abergel ha invece dichiarato all’Associated Press di aver acquistato l’opera per una somma non rivelata da un “socio” di Betlemme che non ha voluto nominare.
La lastra di muro incrinata contenente il murale, aggiunge l’agenzia americana, sarebbe stata sollevata con una gru, spinta attraverso la barriera di sicurezza e poi condotta su un camion a pianale ribassato fino a Tel Aviv, a quasi 80 chilometri di distanza.
L’unità del governo israeliano che amministra parte della Cisgiordania ha smentito di essere stata a conoscenza dell’operazione.
Le autorità palestinesi, da parte loro, hanno condannato la rimozione dell’opera, definendola una violazione del diritto internazionale, che vieta l’allontanamento di beni culturali dai territori occupati.
“Questo è un furto della proprietà del popolo palestinese”, ha dichiarato un portavoce del ministero del turismo palestinese, “si tratta di dipinti di un artista internazionale per Betlemme, per la Palestina e per i visitatori di Betlemme e della Palestina. Quindi trasferirli, manipolarli e rubarli e’ sicuramente un atto illegale”.
Negli ultimi anni Banksy ha creato numerose opere d’arte in Cisgiordania e nella Striscia di Gaza, tra cui una raffigurante una ragazza che conduce una perquisizione corporale su un soldato israeliano, un’altra che rappresenta una colomba con un giubbotto antiproiettile nonché il celeberrimo manifestante mascherato che lancia un mazzo di fiori.
A Betlemme esiste addirittura un albergo, il Walles Off Hotel, decorato con opere dell’artista.
Nessun commento sulla controversia e’ giunto da Banksy che, secondo Abergel, “dovrebbe essere felice” della nuova sistemazione del graffito.
Non è la prima volta che un lavoro di Banksy viene ritirato dalla Cisgiordania. Nel 2008, due dipinti – Wet Dog e Stop and Search – erano stati rimossi dalle pareti di una pensilina dell’autobus e di una macelleria a Betlemme ed erano stati acquistati da gallerie d’arte negli Stati Uniti e in Gran Bretagna, che li esposero nel 2011. 

AGI – Uno dei graffiti dipinti da Banksy durante il suo viaggio nei Territori Palestinesi del 2005, e successivamente rimosso, è ricomparso alla Urban Gallery di Tel Aviv.

L’opera raffigura un topo che brandisce una fionda ed era stata intesa come una critica all’occupazione israeliana.

La polemica era quindi inevitabile, non solo per il dibattito sull’opportunità di spostare in un museo un graffito concepito per lo spazio urbano ma anche per una contestualizzazione che ne stravolgerebbe il significato originario.

Koby Abergel, il mercante d’arte che ha acquistato l’opera, riportano i media israeliani, ha infatti affermato che il roditore rappresenta “la storia di Davide e Golia” e che la galleria sta esponendo il murale lasciando al pubblico la libertà di interpretarlo, sebbene si tratti di un’allegoria molto esplicita dell’opposizione palestinese al governo dello Stato ebraico.

Abergel non ha spiegato come sia entrato in possesso del disegno, che era stato dipinto con lo spray sulla barriera laterale, crivellata di proiettili, di un posto di blocco abbandonato alla periferia di Betlemme ed era in seguito stato sfregiato dalla scritta ‘RIP Banksy Rat’, per poi scomparire nel nulla insieme alla sezione del muro che lo ospitava.

“Per quanto ne sappiamo, siamo gli unici in Israele ad avere una creazione di Banksy”, ha detto al sito di notizie Ynet un dipendente della galleria, situata nel cuore del distretto finanziario di Tel Aviv.

Secondo Ynet, l’opera era stata portata via e conservata in un edificio vicino per proteggerla da una disputa sorta tra cristiani palestinesi e musulmani locali.

In vista della demolizione dell’edificio, ricostruisce la testata israeliana, il graffito era stato pulito, restaurato e infine spostata nella galleria d’arte di comune accordo con le autorità locali di Betlemme.

Abergel ha invece dichiarato all’Associated Press di aver acquistato l’opera per una somma non rivelata da un “socio” di Betlemme che non ha voluto nominare.

La lastra di muro incrinata contenente il murale, aggiunge l’agenzia americana, sarebbe stata sollevata con una gru, spinta attraverso la barriera di sicurezza e poi condotta su un camion a pianale ribassato fino a Tel Aviv, a quasi 80 chilometri di distanza.

L’unità del governo israeliano che amministra parte della Cisgiordania ha smentito di essere stata a conoscenza dell’operazione.

Le autorità palestinesi, da parte loro, hanno condannato la rimozione dell’opera, definendola una violazione del diritto internazionale, che vieta l’allontanamento di beni culturali dai territori occupati.

“Questo è un furto della proprietà del popolo palestinese”, ha dichiarato un portavoce del ministero del turismo palestinese, “si tratta di dipinti di un artista internazionale per Betlemme, per la Palestina e per i visitatori di Betlemme e della Palestina. Quindi trasferirli, manipolarli e rubarli e’ sicuramente un atto illegale”.

Negli ultimi anni Banksy ha creato numerose opere d’arte in Cisgiordania e nella Striscia di Gaza, tra cui una raffigurante una ragazza che conduce una perquisizione corporale su un soldato israeliano, un’altra che rappresenta una colomba con un giubbotto antiproiettile nonché il celeberrimo manifestante mascherato che lancia un mazzo di fiori.

A Betlemme esiste addirittura un albergo, il Walles Off Hotel, decorato con opere dell’artista.

Nessun commento sulla controversia e’ giunto da Banksy che, secondo Abergel, “dovrebbe essere felice” della nuova sistemazione del graffito.

Non è la prima volta che un lavoro di Banksy viene ritirato dalla Cisgiordania. Nel 2008, due dipinti – Wet Dog e Stop and Search – erano stati rimossi dalle pareti di una pensilina dell’autobus e di una macelleria a Betlemme ed erano stati acquistati da gallerie d’arte negli Stati Uniti e in Gran Bretagna, che li esposero nel 2011. 

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