Huawei: processori made in China per reagire al ban USA

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Investimenti in Cina per Huawei.

Huawei ha tutte le intenzioni di tornare a produrre processori, e l’unico modo per farlo è senza il supporto degli Stati Uniti. Il ban vieta qualsivoglia rapporto commerciale, dunque l’unica strada è quella delle partnership con realtà cinesi. La società guidata da Ren Zhengfei è scomparsa dalle classifiche, i processori utilizzati sugli smartphone sono spesso rimanenze di magazzino o versioni limitate come lo Snapdragon 8+ Gen 1 di Mate 50 e 50 Pro privo di connettività 5G. E lo stesso fondatore ha parlato di recente di tempi duri che aspettano l’azienda.

Huawei sta stringendo collaborazioni con produttori cinesi di semiconduttori, anch’essi all’interno della lista nera stilata a suo tempo di Donald Trump e poi ratificata (ed aggiornata) da Joe Biden. Stando alle voci provenienti da Oriente, l’azienda avrebbe anche apportato modifiche progettuali ai suoi chip così da essere realizzati con tecnologie meno evolute e, dunque, più facili da reperire nel Paese.

TORNARE SUL MERCATO, SUBITO

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