Tim Burton: le visioni dark ed il culto dei freak del regista di Mercoledì

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Read More Mercoledì è arrivato su Netflix, la serie TV che fa da spin-off alle storie della Famiglia Addams, ha come regista un autore d’eccezione: stiamo parlando di Tim Burton. Vogliamo approfittare di questo approfondimento e dell’uscita del telefilm per affrontare la tematica Tim Burton le visioni dark ed il culto dei freak del regista di Mercoledì.
Tim Burton: le visioni dark ed il culto dei freak del regista di Mercoledì è stato pubblicato per la prima volta su Lega Nerd. L’utilizzo dei testi contenuti su Lega Nerd è soggetto alla licenza Creative Commons Attribuzione-Non commerciale-Non opere derivate 2.5 Italia License. Altri articoli dello stesso autore: Davide Mirabello 

Mercoledì è arrivato su Netflix, la serie TV che fa da spin-off alle storie della Famiglia Addams, ha come regista un autore d’eccezione: stiamo parlando di Tim Burton. Vogliamo approfittare di questo approfondimento e dell’uscita del telefilm per affrontare la tematica Tim Burton le visioni dark ed il culto dei freak del regista di Mercoledì. Da sempre la creatività dell’autore di Edward Mani di Forbice ha espresso a livello visivo una impronte oscura, figlia anche della passione di Tim Burton per l’horror, ma non solo.

 

Diversi ma non emarginati

Tim Burton ha rivelato di rispecchiarsi nella figura di Mercoledì Addams, considerando il fatto che si tratta di un personaggio emarginato, e con una visione del mondo fortemente alternativa. Proprio l’idea di emarginazione, ed il bisogno di coltivarsi come figure alternative, è sempre stata una caratteristica dei personaggi delle storie di Tim Burton. Da Edward Mani di Forbice, passando per Jack Skeleton, a Batman, fino ad arrivare a Ed Wood, ogni character principale delle storie di Tim Burton ha sempre avuto la caratteristica di porsi in maniera alternativa, e spesso contrastante, rispetto alla società di cui faceva parte. Questo è l’elemento che ha avvicinato Tim Burton ad una base di appassionati che negli anni è diventata molto fedele, capace di riconoscersi nelle storie di emarginazione e di fuga dalla realtà del regista americano. Del resto anche il tanto controverso lavoro fatto da Burton sul personaggio di Dumbo ha portato il regista a scegliere nel vasto roster della Disney una delle figure maggiormente identificate come “freak”. E sembra essere questa la forza propulsiva delle storie di Tim Burton: andare alla ricerca di emarginati con cui immedesimarsi, aiutandoli ad entrare a contatto con un mondo alternativo, in cui la diversità viene considerata come un punto di forza, e non come una debolezza.

Mercoledì Addams rappresenta la persona diversa che, ancora più rispetto alle altre figure della sua famiglia, entra a contatto con l’idea dell’emarginazione. Il suo essere una giovane adolescente, che frequenta la scuola confrontandosi con giovani della sua generazione che hanno un approccio completamente differente alla vita, non fa altro che dare al personaggio un’esposizione molto forte verso il mondo e con la realtà quotidiana, quella che la sua famiglia non vive alla stessa maniera e con la stessa regolarità. Descrivendo i motivi che lo hanno spinto ad accettare il progetto, Tim Burton ha dichiarato su Mercoledì:

 

Quando ho letto la sceneggiatura l’ho percepita molto vicina al modo in cui mi sono sentito nella mia esperienza scolastica ed al modo in cui ci si sente nel rapporto con i genitori. Nel 1976 ho iniziato la scuola superiore, fu l’anno in cui uscì il film Carrie, e mi sentivo proprio come lei in versione maschile. Mi sentivo all’interno di quel posto, ma non ero parte di esso.  E queste sensazioni non ti lasciano fino a  quando non sei tu a volerlo fare.

 

Possiamo dire che Mercoledì sia forse il personaggio che più rappresenta Tim Burton? Per certi versi sì. Per quanto sia Edward Mani di Forbice che Ed Wood siano figure che sommate arrivano ad esprimere diversi lati della personalità di Tim Burton, Mercoledì è calata nel contesto più simile a quello che lo stesso Burton ha sempre vissuto. L’emarginazione, il bullismo, la tutela delle minoranze sono oggi delle tematiche attualissime, da sempre al centro delle storie di Tim Burton. Fa strano pensare che il regista sia nato artisticamente proprio negli anni Ottanta dello yuppismo, un periodo in cui si cercava di esprimere un certo strapotere economico e machista. Ma, allo stesso tempo, gli anni Ottanta sono stati anche l’epoca del post-punk e del rock gotico che ha portato all’ascesa di gruppi musicali come i The Cure. La sensibilità, la delicatezza, la fragilità inserite all’interno di scenari, storie e personaggi oscuri sono temi che accomunano Robert Smith quanto Tim Burton, personalità che condividono anche un look simile (con il dark che domina gli abiti, ed un taglio di capelli accomunabile a Edward Mani di Forbice e Dream di The Sandman). Forse perché i colori sgargianti e la iper-positività degli anni Ottanta avevano bisogno di un contraltare che fosse altrettanto forte a livello visivo, figure come Robert Smith e Tim Burton sono riuscite a imporsi e a imporre i propri mondi alternativi. Per coloro che si sentivano accecato dalle luci offuscanti di quegli anni Ottanta, l’oscurità rappresentava un tranquillo rifugio, ed un luogo in cui ritrovarsi con altri emarginati per condividere le medesime visioni.

Tim Burton ed i suoi fratelli freak

Tim Burton a livello musicale ha creato una forte sinergia con Danny Elfman, anche lui pescato da una band alternativa della new wave, quali sono gli Oingo Bongo. Parliamo di un musicista capace di realizzare la colonna sonora di Pee-wee’s Big Adventure senza avere mai fatto musiche da film. Danny Elfman trasmette attraverso la propria musica delle visioni, suoni provenienti da mondi alternativi abitati da figure completamente differenti da quelle che si muovono nel nostro mondo. I cori evocativi di Elfman sono suoni eterei, echi (o ectoplasmi) di una realtà che non ci appartiene in superficie, ma che vive nel nostro profondo. I partner artistici di Tim Burton sono sempre stati figure simili al filmmaker, e così come il già citato Danny Elfman, possiamo menzionare Johnny Depp, attore feticcio di Burton, accomunato con il regista da una sorta di oscurità interiore, una forza malinconica, unita alla voglia di trovare un pubblico con cui condividere il proprio modo di essere. Johnny Depp ha sempre definito i suoi fan come i propri datori di lavoro, mentre Tim Burton ha spesso dichiarato di risultare tutt’ora stupito dall’approvazione del pubblico per le sue opere creative. Ma sia in Depp che in Burton si nota una sorta di devozione da parte degli appassionati, che si sono rispecchiati nelle visioni e nel modo di essere di entrambi, ed anche in una certa purezza creativa. Johnny Depp ha vestito con Tim Burton i panni di Edward Mani di Forbice, Ed Wood, il Cappellaio Matto, Sweeney Tood, personaggi al di fuori della convenzione, malinconici, ed alla ricerca di un luogo alternativo, fisico o irreale che fosse, in cui rifugiarsi.  Del resto è questo il filo centrale di tutte le storie di Tim Burton.

I mondi alternativi di Tim Burton potrebbero apparire come inospitali per alcuni modelli della società, a volte divisa tra moralità, spinta capitalista, giungla urbanizzata, e alienante. Paesi persi nella nebbia, metropoli espressioniste e goticheggianti, castelli abbandonati. I luoghi che abitano le storie di Tim Burton sono visioni dark, ma che vivono di un’oscurità estetica, mentre l’essenza di chi li abita è pura e fragile. Si tratta di rifugi dell’anima, luoghi oscuri per figure che soffrono la luce abbagliante del sole. E Tim Burton è stato da sempre in grado di dare purezza a questi ambienti apparentemente lugubri. Stiamo parlando di un creatore di favole nere dal cuore puro (e qui possiamo  senz’altro menzionare Nightmare Before Christmas e La Sposa Cadavere). Non a caso Tim Burton, nonostante nutra un grande amore per l’horror, non ha mai girato degli horror puri. Forse le sue opere più vicine all’horror si possono considerare Dark Shadow, o Sweeney Tood,  entrambe contaminate (una dalla commedia e l’altra dall’horror). Perché i mondi e le storie di Tim Burton risultano essere sempre sfumati, mai precisi, così come un certo conformismo vorrebbe.

Chiudiamo questo approfondimento su Tim Burton, sulle visioni dark e sul culto dei freak del regista di Mercoledì immaginando che nel tempo il filmmaker continuerà ad acquisire appassionati e seguaci, interessati a coltivare gli ambienti ed i personaggi che il regista americano è stato capace di proporre al pubblico per ben quattro decenni. Tutto ciò per rifugiarsi ed immedesimarsi in un’unica grande storia, un mondo oscuro e alternativo, ma pieno di sentimento.

                                Mercoledì è disponibile dal 23 novembre su Netflix.

Tim Burton: le visioni dark ed il culto dei freak del regista di Mercoledì è stato pubblicato per la prima volta su Lega Nerd. L’utilizzo dei testi contenuti su Lega Nerd è soggetto alla licenza Creative Commons Attribuzione-Non commerciale-Non opere derivate 2.5 Italia License. Altri articoli dello stesso autore: Davide Mirabello

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