Dalle fogne i resti delle “patatine e pop corn” degli spettatori del Colosseo

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AGI – Ossa di animali – come orsi, leoni, giaguari o cani bassotti – resti di pasti consumati a base di uva, fichi o pinoli ma anche dadi da gioco e un lucente sesterzio in oricalco di Marco Aurelio emesso nel 170-171 d.C per celebrare i voti decennali dell’imperatore: da uno studio sul funzionamento delle fogne antiche e dell’idraulica del Colosseo emerge un’appassionante fotografia dell’intero contesto legato agli spettacoli di duemila anni fa e alle abitudini degli spettatori del celebre Anfiteatro Flavio.
Lo studio ha coinvolto gli speleologi di Roma Sotterranea Srl – nell’ambito del finanziamento Grandi Progetti dei Beni Culturali – insieme ad architetti ed archeologi specializzati, utilizzando strumenti tecnologici d’avanguardia, a cominciare da robot filoguidati. 
Le attività di studio, iniziate nel gennaio scorso con lo scavo stratigrafico del collettore sud, hanno riguardato una delicata operazione di disostruzione di quasi 70 metri di canale, consentendo, oltre all’analisi delle caratteristiche costruttive e delle antiche funzioni idrauliche, la raccolta di una preziosa documentazione archeologica che testimonia le ultime fasi di vita del Colosseo prima della “fine dei giochi” nel 523 d.C. e l’abbandono definitivo.
Gli antichi condotti, si spiega in una nota, hanno portato alla luce una copiosa quantità di reperti di semi e frutti di piante coltivate (fichi, uva, meloni, olive, pesche, ciliegie, susine, noci, nocciole e pinoli) nonché resti di piante spontanee, quali ad esempio le more: probabili residui dei pasti consumati dagli spettatori sulle gradinate.
Di particolare rilievo anche la presenza di cuticole e frammenti di foglie di bosso e di alloro, piante legnose sempreverdi usate a scopo ornamentale nell’arena durante gli spettacoli e nell’area circostante al Colosseo.
E ancora ossa di animali come orsi, leoni, giaguari ma anche cani, persino bassotti, costretti a lotte fra loro sull’arena oppure oggetto delle “venationes”, le battute di caccia che, insieme con le lotte dei gladiatori, hanno intrattenuto il popolo romano in occasione degli spettacoli.
Tra i ritrovamenti di carattere artificiale, dadi da gioco o oggetti d’uso personale, quale uno spillone in osso lavorato, ma anche elementi di vestiario (borchie, chiodini da scarpe e frammenti di cuoio), resti di rivestimento parietale e pavimentale nonché un cospicuo numero di monete di età tarda, ben 53, tutte in bronzo tranne un lucente sesterzio in oricalco di Marco Aurelio emesso nel 170-171 d.C. per celebrare i voti decennali dell’imperatore.
Il suo ritrovamento potrebbe ipotizzare l’uso di tali monete per ingraziarsi il favore del popolo. Un reperto “sorprendente da parte degli archeologi contemporanei per raccontare, più di 1500 anni dopo, il fascino di quei giochi e di quei giorni”, spiegano gli esperti.
Tra gli obiettivi primari dell’attività di ricerca, la necessità di comprendere il funzionamento delle fogne antiche e dell’idraulica del Colosseo. Nasce da qui lo studio sistematico del sistema di regimentazione delle acque con ispezioni realizzate nei collettori al di sotto della piazza, al fine di indagare e conoscere l’attuale modalità di smaltimento delle acque del comparto ipogeo del monumento.
Una problematica “da sempre irrisolta, o risolta solo in parte, e la cui analisi potrebbe rivelarsi fondamentale per l’elaborazione di strategie per risolvere il problema dello smaltimento delle acque in un’area delicata quale quella dell’anfiteatro Flavio”.
“L’importante lavoro di ricerca promosso dal Parco – ha dichiarato Alfonsina Russo, direttore del Parco archeologico del Colosseo – in collaborazione con i migliori istituti italiani e internazionali, ha permesso di capire meglio il funzionamento del Colosseo per quanto riguarda l’assetto idraulico, ma anche di approfondire il vissuto e le abitudini di chi frequentava questo luogo durante le lunghe giornate dedicate agli spettacoli.
Abbiamo deciso di presentare tali risultati nell’ambito di una giornata di archeologia pubblica, aperta alla partecipazione di tutti, perché – ha concluso – crediamo fortemente che tutte le nostre attività, dalla ricerca alla valorizzazione, debbano essere condivise con i cittadini e con le comunità. Si tratta del primo passo, cui senz’altro seguirà l’edizione scientifica e la pubblicazione dei dati” . Lo studio è stato divulgato in occasione dell’incontro: “Idraulica del Colosseo. Presentazione dei nuovi dati dalle ricerche nei collettori fognari” che si è introdotto proprio dai saluti della direttrice del Parco archeologico del Colosseo Alfonsina Russo e a cui hanno preso parte gli esperti del gruppo di ricerca che ha lavorato all’indagine sotto la direzione scientifica di Martina Almonte, Federica Rinaldi e Barbara Nazzaro.

AGI – Ossa di animali – come orsi, leoni, giaguari o cani bassotti – resti di pasti consumati a base di uva, fichi o pinoli ma anche dadi da gioco e un lucente sesterzio in oricalco di Marco Aurelio emesso nel 170-171 d.C per celebrare i voti decennali dell’imperatore: da uno studio sul funzionamento delle fogne antiche e dell’idraulica del Colosseo emerge un’appassionante fotografia dell’intero contesto legato agli spettacoli di duemila anni fa e alle abitudini degli spettatori del celebre Anfiteatro Flavio.

Lo studio ha coinvolto gli speleologi di Roma Sotterranea Srl – nell’ambito del finanziamento Grandi Progetti dei Beni Culturali – insieme ad architetti ed archeologi specializzati, utilizzando strumenti tecnologici d’avanguardia, a cominciare da robot filoguidati. 

Le attività di studio, iniziate nel gennaio scorso con lo scavo stratigrafico del collettore sud, hanno riguardato una delicata operazione di disostruzione di quasi 70 metri di canale, consentendo, oltre all’analisi delle caratteristiche costruttive e delle antiche funzioni idrauliche, la raccolta di una preziosa documentazione archeologica che testimonia le ultime fasi di vita del Colosseo prima della “fine dei giochi” nel 523 d.C. e l’abbandono definitivo.

Gli antichi condotti, si spiega in una nota, hanno portato alla luce una copiosa quantità di reperti di semi e frutti di piante coltivate (fichi, uva, meloni, olive, pesche, ciliegie, susine, noci, nocciole e pinoli) nonché resti di piante spontanee, quali ad esempio le more: probabili residui dei pasti consumati dagli spettatori sulle gradinate.

Di particolare rilievo anche la presenza di cuticole e frammenti di foglie di bosso e di alloro, piante legnose sempreverdi usate a scopo ornamentale nell’arena durante gli spettacoli e nell’area circostante al Colosseo.

E ancora ossa di animali come orsi, leoni, giaguari ma anche cani, persino bassotti, costretti a lotte fra loro sull’arena oppure oggetto delle “venationes”, le battute di caccia che, insieme con le lotte dei gladiatori, hanno intrattenuto il popolo romano in occasione degli spettacoli.

Tra i ritrovamenti di carattere artificiale, dadi da gioco o oggetti d’uso personale, quale uno spillone in osso lavorato, ma anche elementi di vestiario (borchie, chiodini da scarpe e frammenti di cuoio), resti di rivestimento parietale e pavimentale nonché un cospicuo numero di monete di età tarda, ben 53, tutte in bronzo tranne un lucente sesterzio in oricalco di Marco Aurelio emesso nel 170-171 d.C. per celebrare i voti decennali dell’imperatore.

Il suo ritrovamento potrebbe ipotizzare l’uso di tali monete per ingraziarsi il favore del popolo. Un reperto “sorprendente da parte degli archeologi contemporanei per raccontare, più di 1500 anni dopo, il fascino di quei giochi e di quei giorni”, spiegano gli esperti.

Tra gli obiettivi primari dell’attività di ricerca, la necessità di comprendere il funzionamento delle fogne antiche e dell’idraulica del Colosseo. Nasce da qui lo studio sistematico del sistema di regimentazione delle acque con ispezioni realizzate nei collettori al di sotto della piazza, al fine di indagare e conoscere l’attuale modalità di smaltimento delle acque del comparto ipogeo del monumento.

Una problematica “da sempre irrisolta, o risolta solo in parte, e la cui analisi potrebbe rivelarsi fondamentale per l’elaborazione di strategie per risolvere il problema dello smaltimento delle acque in un’area delicata quale quella dell’anfiteatro Flavio”.

“L’importante lavoro di ricerca promosso dal Parco – ha dichiarato Alfonsina Russo, direttore del Parco archeologico del Colosseo – in collaborazione con i migliori istituti italiani e internazionali, ha permesso di capire meglio il funzionamento del Colosseo per quanto riguarda l’assetto idraulico, ma anche di approfondire il vissuto e le abitudini di chi frequentava questo luogo durante le lunghe giornate dedicate agli spettacoli.

Abbiamo deciso di presentare tali risultati nell’ambito di una giornata di archeologia pubblica, aperta alla partecipazione di tutti, perché – ha concluso – crediamo fortemente che tutte le nostre attività, dalla ricerca alla valorizzazione, debbano essere condivise con i cittadini e con le comunità. Si tratta del primo passo, cui senz’altro seguirà l’edizione scientifica e la pubblicazione dei dati” . Lo studio è stato divulgato in occasione dell’incontro: “Idraulica del Colosseo. Presentazione dei nuovi dati dalle ricerche nei collettori fognari” che si è introdotto proprio dai saluti della direttrice del Parco archeologico del Colosseo Alfonsina Russo e a cui hanno preso parte gli esperti del gruppo di ricerca che ha lavorato all’indagine sotto la direzione scientifica di Martina Almonte, Federica Rinaldi e Barbara Nazzaro.

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