Oggi la direzione del Pd con le controproposte alla manovra 

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AGI – Quello sulle candidature alla segreteria, al momento, è un gioco di finte e controfinte, in attesa che si faccia sul serio e che lo scacchiere del congresso del Partito democratico sia completo. Ancora troppe, spiegano fonti del Pd, le incognite per azzardare previsioni su quali saranno gli schieramenti a sostegno di un nome o dell’altro. E il primo di queste incognite riguarda Elly Schlein, il nome al quale guarda un pezzo importante del Pd che va da Areadem alla sinistra. Schlein non è iscritta al partito, ma ‘solo’ eletta nelle sue fila. Finchè vivrà in questa sorta di limbo, non potrà ufficializzare la sua candidatura.
Sulla carta, la deputata dovrebbe attendere il termine della fase costituente, quando si cominceranno a raccogliere le firme a sostegno di ciascuna candidatura. Ma potrebbe anticipare i tempi, spiegano fonti parlamentari, anche in virtù dell’attivismo di Stefano Bonaccini che, dopo aver ufficializzato la sua corsa, ha intensificato le sue presenze in tv e sui social network.

In cammino insieme per un nuovo Pd! pic.twitter.com/dvMiOB9Ymo — Stefano Bonaccini (@sbonaccini)
November 21, 2022

“Se questo governo ha deciso di privilegiare la sanità privata si troverà di fronte un muro, non solo dalla mia Regione ma da tutte le regioni”, ha spiegato, ad esempio, nella serata di mercoledì a Controcorrente su Rete 4. Nella manovra, ha aggiunto “Ci sono solo i soldi lasciati da Draghi. Il resto è deficit”.
La seconda incognita riguarda Dario Nardella. Il sindaco di Firenze potrebbe sciogliere la riserva domenica, in occasione del lancio dell’iniziativa Idea Pd, al Cinema Quattro Fontane a Roma. Nardella, che è un punto di riferimento importante fra i primi cittadini del Pd, potrebbe ‘spaccare’ il fronte schierato con Bonaccini, raccogliendo consensi fra amministratori di diverse aree, da quella liberal a quella socialista.
Fonti parlamentari, sottolineano che il fronte a favore di Bonaccini è compatto. “Ma non ci sono correnti che lo sostengono, solo amici che lo stimano e lo supportano”, spiega un parlamentare di Base Riformista. L’ultima incognita riguarda quali e quanti candidati saranno in campo a partire dal 22 gennaio. “Molti nomi che si sono fatti avanti in questi due mesi, si faranno indietro”, assicura una fonte dem, “altri emergeranno”.
Fondamentale, in questo senso, sarà la fase costituente che si apre oggi con la nomina del comitato durante la direzione convocata da Enrico Letta. Un organismo che sarà composto di circa 50 persone, o qualcuna di più, metà donne e metà uomini. Vi faranno parte le realtà associative e politiche che hanno condiviso con il Partito Democratico il percorso delle Agorà, come Arci, Acli, Libera, ma anche mondo delle imprese e della cultura. Il tutto per gettare le fondamenta del partito che verrà.
Spetterà, infatti, al Comitato costituente sovraintendere alla costruzione del Nuovo Pd, scrivendo materialmente la carta dei valori che sarà sottoposta, il 22 gennaio, all’assemblea costituente del partito. In quell’occasione tutti coloro che sono stati protagonisti del percorso potranno scegliere se entrare nel progetto.

Con l’ok dell’#AssembleaPD alle modifiche allo Statuto, si apre ufficialmente il Congresso costituente del PD. Un percorso aperto al dibattito, alla discussione, all’elaborazione di idee e al coinvolgimento di energie nuove. Per un partito e un centrosinistra più forti. pic.twitter.com/WK7cCLK7QC — Partito Democratico (@pdnetwork)
November 19, 2022

Lunedì 28 novembre, il primo appuntamento del Comitato sarà a Bruxelles, per una iniziativa sull’Unione Europea e sugli italiani all’estero. Ma la direzione di domani esaminerà, tra le altre cose, anche il pacchetto di controproposte su fisco, energia, salario minimo, lotta alla povertà presentato dal Responsabile Economia del Pd, Antonio Misiani. Lo riferiscono fonti del Nazareno che sottolineano la volontà di discutere del pacchetto con tutti.
Le proposte saranno, infatti, oggetto di iniziative e incontri sui territori di sabato 3 dicembre quando il Pd organizzerà una mobilitazione in ogni città. Nel frattempo i dem lavorano all’iniziativa di piazza del 17 dicembre. Una risposta nei fatti a Carlo Calenda che contesta la scelta del Pd di scendere in piazza il 17 dicembre.
“A me interessa quali sono le controproposte del 5 stelle e del Pd. Delle manifestazioni sulla manovra non me ne può fregare di meno. Se non spieghi cosa faresti, questa è la garanzia di avere la Meloni per 350 anni”, ha spiegato Calenda. Una parte importante del lavoro di opposizione del Pd riguarderà la proposta Calderoli sull’Autonomia differenziata.
Il Pd al Sud è compatto. I governatori di Lazio, Campania, Puglia più il segretario regionale della Calabria, Nicola Irto, sono determinati nel far pesare il tema della questione del Sud al congresso che si è appena aperto. Per questo, fonti parlamentari dem, tendono a sminuire le voci che parlano di un prossimo endorsement di Vincenzo De Luca a favore di Stefano Bonaccini.
A separare il governatore campano da quello dell’Emilia-Romagna è proprio l’autonomia differenziata che vede Bonaccini su una linea dialogante e de Luca su quella del no senza se e senza ma. E con De Luca, su questo punto, è schierato tutto quel partito del Sud interno al Pd. C’è poi da considerare, spiegano fonti dem, che de Luca punta a ricandidarsi per la terza volta in Campania e non avrebbe alcun interesse e dividere il partito nel Meridione e, quindi, anche nella sua Regione.
Un patto non scritto quello fra Nicola Zingaretti, Vincenzo De Luca, Michele Emiliano più i senatori Nicola Irto e Francesco Boccia che si fonda su una piattaforma che riguarda Sud, Autonomia e Alleanze. Che poi sono alcuni dei temi che la costituente appena partita è chiamata a dirimere e su cui i governatori del Pd, assieme ai gruppi parlamentari, si sono ritrovati lunedi’ scorso, durante un seminario che si è tenuto in presenza e da remoto nella Sala Berlinguer della Camera.
Al termine del seminario è stata ribadita la netta contrarietà del Pd al progetto di autonomia differenziata del ministro Roberto Calderoli. Nessuna decisione presa, quindi, sui candidati da sostenere.
“La corsa al candidato nelle regioni del Sud non è ancora iniziata”, spiega una fonte parlamentare che sottolinea come dai territori arrivi la richiesta di fare chiarezza sui temi in discussione. E fra questi temi, uno particolarmente pesante riguarda le alleanze. Al Sud, viene spiegato, il Movimento 5 Stelle è al 40 per cento. Un dato che accentua la peculiarità della sfida politica che attende il Pd sotto la linea del Tevere.
Anche su questo serve chiarezza per scegliere il candidato alla segreteria quando, a gennaio, comincerà la raccolta firme per le varie mozioni. A fronte di questo bisogno di chiarezza su alcuni temi, viene accolta come un sospiro di sollievo la direzione di domani che darà il via alla Costituente. Un percorso che sembrava in procinto di partire due settimane fa, quando il segretario Enrico Letta aveva convocato la segreteria proprio per discutere del timing e delle regole del congresso.
Poi, però, si sono avvicendati gli appelli ad anticipare i tempi, con il segretario a fare da mediatore fra le istanze di chi voleva una costituente lunga e profonda e quelle di chi voleva andare direttamente alle primarie. La costituente, quindi, sarà di due mesi. “Ma facciamola partire”, è la richiesta che viene da chi attende l’apertura dei per allargare il partito ad altre forze, civiche e politiche e che vede nel “rodeo delle candidature” un rischio di togliere spazio alla discussione sul partito. 

AGI – Quello sulle candidature alla segreteria, al momento, è un gioco di finte e controfinte, in attesa che si faccia sul serio e che lo scacchiere del congresso del Partito democratico sia completo. Ancora troppe, spiegano fonti del Pd, le incognite per azzardare previsioni su quali saranno gli schieramenti a sostegno di un nome o dell’altro. E il primo di queste incognite riguarda Elly Schlein, il nome al quale guarda un pezzo importante del Pd che va da Areadem alla sinistra. Schlein non è iscritta al partito, ma ‘solo’ eletta nelle sue fila. Finchè vivrà in questa sorta di limbo, non potrà ufficializzare la sua candidatura.

Sulla carta, la deputata dovrebbe attendere il termine della fase costituente, quando si cominceranno a raccogliere le firme a sostegno di ciascuna candidatura. Ma potrebbe anticipare i tempi, spiegano fonti parlamentari, anche in virtù dell’attivismo di Stefano Bonaccini che, dopo aver ufficializzato la sua corsa, ha intensificato le sue presenze in tv e sui social network.

In cammino insieme per un nuovo Pd! pic.twitter.com/dvMiOB9Ymo

— Stefano Bonaccini (@sbonaccini)
November 21, 2022

“Se questo governo ha deciso di privilegiare la sanità privata si troverà di fronte un muro, non solo dalla mia Regione ma da tutte le regioni”, ha spiegato, ad esempio, nella serata di mercoledì a Controcorrente su Rete 4. Nella manovra, ha aggiunto “Ci sono solo i soldi lasciati da Draghi. Il resto è deficit”.

La seconda incognita riguarda Dario Nardella. Il sindaco di Firenze potrebbe sciogliere la riserva domenica, in occasione del lancio dell’iniziativa Idea Pd, al Cinema Quattro Fontane a Roma. Nardella, che è un punto di riferimento importante fra i primi cittadini del Pd, potrebbe ‘spaccare’ il fronte schierato con Bonaccini, raccogliendo consensi fra amministratori di diverse aree, da quella liberal a quella socialista.

Fonti parlamentari, sottolineano che il fronte a favore di Bonaccini è compatto. “Ma non ci sono correnti che lo sostengono, solo amici che lo stimano e lo supportano”, spiega un parlamentare di Base Riformista. L’ultima incognita riguarda quali e quanti candidati saranno in campo a partire dal 22 gennaio. “Molti nomi che si sono fatti avanti in questi due mesi, si faranno indietro“, assicura una fonte dem, “altri emergeranno”.

Fondamentale, in questo senso, sarà la fase costituente che si apre oggi con la nomina del comitato durante la direzione convocata da Enrico Letta. Un organismo che sarà composto di circa 50 persone, o qualcuna di più, metà donne e metà uomini. Vi faranno parte le realtà associative e politiche che hanno condiviso con il Partito Democratico il percorso delle Agorà, come Arci, Acli, Libera, ma anche mondo delle imprese e della cultura. Il tutto per gettare le fondamenta del partito che verrà.

Spetterà, infatti, al Comitato costituente sovraintendere alla costruzione del Nuovo Pd, scrivendo materialmente la carta dei valori che sarà sottoposta, il 22 gennaio, all’assemblea costituente del partito. In quell’occasione tutti coloro che sono stati protagonisti del percorso potranno scegliere se entrare nel progetto.

Con l’ok dell’#AssembleaPD alle modifiche allo Statuto, si apre ufficialmente il Congresso costituente del PD.

Un percorso aperto al dibattito, alla discussione, all’elaborazione di idee e al coinvolgimento di energie nuove. Per un partito e un centrosinistra più forti. pic.twitter.com/WK7cCLK7QC

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November 19, 2022

Lunedì 28 novembre, il primo appuntamento del Comitato sarà a Bruxelles, per una iniziativa sull’Unione Europea e sugli italiani all’estero. Ma la direzione di domani esaminerà, tra le altre cose, anche il pacchetto di controproposte su fisco, energia, salario minimo, lotta alla povertà presentato dal Responsabile Economia del Pd, Antonio Misiani. Lo riferiscono fonti del Nazareno che sottolineano la volontà di discutere del pacchetto con tutti.

Le proposte saranno, infatti, oggetto di iniziative e incontri sui territori di sabato 3 dicembre quando il Pd organizzerà una mobilitazione in ogni città. Nel frattempo i dem lavorano all’iniziativa di piazza del 17 dicembre. Una risposta nei fatti a Carlo Calenda che contesta la scelta del Pd di scendere in piazza il 17 dicembre.

“A me interessa quali sono le controproposte del 5 stelle e del Pd. Delle manifestazioni sulla manovra non me ne può fregare di meno. Se non spieghi cosa faresti, questa è la garanzia di avere la Meloni per 350 anni“, ha spiegato Calenda. Una parte importante del lavoro di opposizione del Pd riguarderà la proposta Calderoli sull’Autonomia differenziata.

Il Pd al Sud è compatto. I governatori di Lazio, Campania, Puglia più il segretario regionale della Calabria, Nicola Irto, sono determinati nel far pesare il tema della questione del Sud al congresso che si è appena aperto. Per questo, fonti parlamentari dem, tendono a sminuire le voci che parlano di un prossimo endorsement di Vincenzo De Luca a favore di Stefano Bonaccini.

A separare il governatore campano da quello dell’Emilia-Romagna è proprio l’autonomia differenziata che vede Bonaccini su una linea dialogante e de Luca su quella del no senza se e senza ma. E con De Luca, su questo punto, è schierato tutto quel partito del Sud interno al Pd. C’è poi da considerare, spiegano fonti dem, che de Luca punta a ricandidarsi per la terza volta in Campania e non avrebbe alcun interesse e dividere il partito nel Meridione e, quindi, anche nella sua Regione.

Un patto non scritto quello fra Nicola Zingaretti, Vincenzo De Luca, Michele Emiliano più i senatori Nicola Irto e Francesco Boccia che si fonda su una piattaforma che riguarda Sud, Autonomia e Alleanze. Che poi sono alcuni dei temi che la costituente appena partita è chiamata a dirimere e su cui i governatori del Pd, assieme ai gruppi parlamentari, si sono ritrovati lunedi’ scorso, durante un seminario che si è tenuto in presenza e da remoto nella Sala Berlinguer della Camera.

Al termine del seminario è stata ribadita la netta contrarietà del Pd al progetto di autonomia differenziata del ministro Roberto Calderoli. Nessuna decisione presa, quindi, sui candidati da sostenere.

La corsa al candidato nelle regioni del Sud non è ancora iniziata“, spiega una fonte parlamentare che sottolinea come dai territori arrivi la richiesta di fare chiarezza sui temi in discussione. E fra questi temi, uno particolarmente pesante riguarda le alleanze. Al Sud, viene spiegato, il Movimento 5 Stelle è al 40 per cento. Un dato che accentua la peculiarità della sfida politica che attende il Pd sotto la linea del Tevere.

Anche su questo serve chiarezza per scegliere il candidato alla segreteria quando, a gennaio, comincerà la raccolta firme per le varie mozioni. A fronte di questo bisogno di chiarezza su alcuni temi, viene accolta come un sospiro di sollievo la direzione di domani che darà il via alla Costituente. Un percorso che sembrava in procinto di partire due settimane fa, quando il segretario Enrico Letta aveva convocato la segreteria proprio per discutere del timing e delle regole del congresso.

Poi, però, si sono avvicendati gli appelli ad anticipare i tempi, con il segretario a fare da mediatore fra le istanze di chi voleva una costituente lunga e profonda e quelle di chi voleva andare direttamente alle primarie. La costituente, quindi, sarà di due mesi. “Ma facciamola partire”, è la richiesta che viene da chi attende l’apertura dei per allargare il partito ad altre forze, civiche e politiche e che vede nel “rodeo delle candidature” un rischio di togliere spazio alla discussione sul partito. 

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