WikiLeaks è in grave difficoltà: sito a malapena online, leak ormai assenti

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Ormai il sito è allo sfascio, e sembra che non ci sia più nessuno a mantenerlo (e soprattutto a pagare le bollette dell’hosting).

Un report del Daily Dot osserva che lo stato attuale di WikiLeaks, che nei primi anni del millennio è stato un punto di riferimento per le fughe di notizie sui temi più scottanti a livello internazionale, è di deciso declino: non solo è ormai a secco da anni di leak freschi (l’ultimo risale addirittura al 2019), ma degli oltre 10 milioni di documenti che l’associazione senza fini di lucro dice di aver pubblicato in tutta la sua storia forse qualche migliaio appena è accessibile in modo affidabile.

È difficile tracciare un quadro più di tanto preciso perché il numero di link a documenti effettivamente non funzionanti varia enormemente e in modo imprevedibile: per chi ha buone conoscenze sull’argomento è facile teorizzare che il grosso delle difficoltà sia riconducibile a un budget inadeguato per la piattaforma di hosting, anche se non si può escludere che alcuni documenti siano stati rimossi in modo definitivo dai server. La fonte cita appena 3.000 documenti accessibili.

Il sito soffre di problemi tecnici significativi già da diversi mesi, ma nelle ultime settimane si sono intensificati: sezioni intere del portale ormai non funzionano più. Non compaiono nemmeno più il logo e il banner del sito. Completamente KO anche la barra di ricerca, i banner a fondo pagina che rimandano ai siti di Bitcoin e TOR e la pagina per inviare nuovi leak. Al momento della stesura dell’articolo, l’intero sito risulta inaccessibile, con il server che restituisce codice errore 502 (bad gateway). La fonte osserva che questo scenario è molto frequente.

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