In Qatar un esordiente ha conquistato tutti: l’inno gallese

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AGI – L’inno gallese si candida a diventare l’esordiente di maggior successo di questi mondiali di calcio: il trasporto e l’emozione con cui i giocatori e i 3mila tifosi dei Dragoni hanno intonato Hen Wlad Fy Nhadau (la terra dei miei avi) prima della partita con l’Iran, hanno suscitato un’ondata di consensi e di simpatia sul web.
Il fascino della lingua
L’ultima volta che il Galles partecipò a un mondiale di calcio, nel 1958, canto’ “God Save the Queen”. Il fascino di questo vecchio inno risiede anzitutto nella melodica e misteriosa lingua celtica, il gallese, che appartiene al sottogruppo delle lingue brittoniche. Nella prima strofa si cita il 383 dopo Cristo e il generale Magno Massimo per ricordare quando i romani si ritirarono dalle terre occidentali della Britannia, “consegnandoci un’intera nazione”, e poi si celebrano il paesaggio e gli artisti del Galles.

Gareth Bale was the hero for Wales once again He scored his first ever World Cup goal and helped Wales secure a point in their opening game. Reaction on @BBCSounds and follow updates on the @BBCSport app #BBCWorldCup #FIFAWorldCup pic.twitter.com/LHJImCyrzS — BBC Sport (@BBCSport)
November 21, 2022

“Da pelle d’oca”
Gary Lineker, l’ex bomber dell’Inghilterra che ora fa il telecronista per la Bbc, ha avuto “la pelle d’oca” e ha riconosciuto che “i gallesi sanno davvero come si fa un inno”. Un tweet dagli Usa lo ha proclamato “vincitore della Coppa del mondo degli inni nazionali” e un utente svedese ha detto che “solo a vederlo cantato in tv ti senti che potresti attraversare un muro in mattoni”. Un altro ha parlato di “uno schianto che farebbe lacrimare un occhio di vetro”. La star gallese della West End londinese Sophie Evans, che lo canto’ alle qualificazioni agli europei 2016, osserva che “chi non e’ del Galles non si rendeva nemmeno conto che abbiamo una lingua e ora lo sa e trova questo inno stimolante come lo è per noi”.
Risposta alla haka
L’adozione dell’inno risalirebbe al 1905 quando i gallesi lo cantarono su un campo di rugby per rispondere alla Haka degli All Blacks al loro primo tour in Europa. Le sue note fanno parte di una riscoperta delle radici da parte dei tre milioni di gallesi, gia’ attestata dall’adozione ufficiale dell’antica lingua nel 1993 e accentuatasi con la Brexit. Ne fa parte anche la volonta’ della federcalcio (la terza più antica al mondo dopo quelle inglese e scozzese) di far chiamare la nazionale non piu’ Wales ma Cymru, il nome derivante dall’antica parola celtica “combroges”, compatrioti, in una lingua che probabilmente fu quella del mitologico Re Artu’.

The Welsh National Anthem is an absolute belter! It would bring a tear to a glass eye pic.twitter.com/YKr1NF8IvW — Jim Devine ☮️ (@devinejames1967)
November 21, 2022

Revival nazionalista
Grande successo sta riscuotendo anche l’inno ufficioso “Yma o Hyd”, scritto nel 1981 e cantato anche dai calciatori dopo la qualificazione ai mondiali per celebrare una nazione forgiatasi all’epoca della lotta tra celti e anglosassoni per il controllo dell’isola britannica. E i Dreigiau (“Dragoni” in gaelico gallese), nel calcio come nel rugby, sono i grandi protagonisti di questo revival nazionalista.

AGI – L’inno gallese si candida a diventare l’esordiente di maggior successo di questi mondiali di calcio: il trasporto e l’emozione con cui i giocatori e i 3mila tifosi dei Dragoni hanno intonato Hen Wlad Fy Nhadau (la terra dei miei avi) prima della partita con l’Iran, hanno suscitato un’ondata di consensi e di simpatia sul web.

Il fascino della lingua

L’ultima volta che il Galles partecipò a un mondiale di calcio, nel 1958, canto’ “God Save the Queen”. Il fascino di questo vecchio inno risiede anzitutto nella melodica e misteriosa lingua celtica, il gallese, che appartiene al sottogruppo delle lingue brittoniche. Nella prima strofa si cita il 383 dopo Cristo e il generale Magno Massimo per ricordare quando i romani si ritirarono dalle terre occidentali della Britannia, “consegnandoci un’intera nazione”, e poi si celebrano il paesaggio e gli artisti del Galles.

Gareth Bale was the hero for Wales once again

He scored his first ever World Cup goal and helped Wales secure a point in their opening game.

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November 21, 2022

“Da pelle d’oca”

Gary Lineker, l’ex bomber dell’Inghilterra che ora fa il telecronista per la Bbc, ha avuto “la pelle d’oca” e ha riconosciuto che “i gallesi sanno davvero come si fa un inno”. Un tweet dagli Usa lo ha proclamato “vincitore della Coppa del mondo degli inni nazionali” e un utente svedese ha detto che “solo a vederlo cantato in tv ti senti che potresti attraversare un muro in mattoni”. Un altro ha parlato di “uno schianto che farebbe lacrimare un occhio di vetro”. La star gallese della West End londinese Sophie Evans, che lo canto’ alle qualificazioni agli europei 2016, osserva che “chi non e’ del Galles non si rendeva nemmeno conto che abbiamo una lingua e ora lo sa e trova questo inno stimolante come lo è per noi”.

Risposta alla haka

L’adozione dell’inno risalirebbe al 1905 quando i gallesi lo cantarono su un campo di rugby per rispondere alla Haka degli All Blacks al loro primo tour in Europa. Le sue note fanno parte di una riscoperta delle radici da parte dei tre milioni di gallesi, gia’ attestata dall’adozione ufficiale dell’antica lingua nel 1993 e accentuatasi con la Brexit. Ne fa parte anche la volonta’ della federcalcio (la terza più antica al mondo dopo quelle inglese e scozzese) di far chiamare la nazionale non piu’ Wales ma Cymru, il nome derivante dall’antica parola celtica “combroges”, compatrioti, in una lingua che probabilmente fu quella del mitologico Re Artu’.

The Welsh National Anthem is an absolute belter! It would bring a tear to a glass eye pic.twitter.com/YKr1NF8IvW

— Jim Devine ☮️ (@devinejames1967)
November 21, 2022

Revival nazionalista

Grande successo sta riscuotendo anche l’inno ufficioso “Yma o Hyd”, scritto nel 1981 e cantato anche dai calciatori dopo la qualificazione ai mondiali per celebrare una nazione forgiatasi all’epoca della lotta tra celti e anglosassoni per il controllo dell’isola britannica. E i Dreigiau (“Dragoni” in gaelico gallese), nel calcio come nel rugby, sono i grandi protagonisti di questo revival nazionalista.

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