Morning bell: segnali deboli e contrastanti sui mercati

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AGI – Dai mercati arrivano segnali deboli e contrastati, con Wall Street in pausa per le festività del Thanksgiving e del Black Friday, l’Asia che perde colpi per colpa del caos Covid in Cina e gli investitori impegnati a digerire i messaggi contraddittori provenienti dai verbali delle banche centrali, con la Fed che segnala l’opportunità di rallentare il ritmo dei rialzi dei tassi e la Bce che invece rinnova l’impegno ad aumentare il costo del denaro, anche in caso di recessione.
In Asia le Borse di Tokyo e di Hong Kong sono in calo e Shanghai avanza, mentre i casi Covid in Cina continuano a crescere a livello record, oscurando le prospettive di crescita dell’economia. I future a Wall Street sono piatti, mentre oggi i listini di New York viaggieranno a mezzo servizio e i rendimenti dei Treasury arretrano, con il 10 anni al 3,65% e il 2 anni al 4,44%.
Piatti anche i future sull’EuroStoxx 50, dopo che ieri le Borse europee hanno chiuso in rialzo una sessione priva di grandi spunti. La piazza più debole è stata quella di Londra, che ha segnato un +0,01%. Francoforte è avanzata dello 0,79%, dopo l’indice Ifo che è salito a 86,3 punti a novembre dagli 84,5 punti di ottobre e contro gli attesi 85 punti. Parigi è salita dello 0,42% e Piazza Affari dello 0,61%.
Da Fed e Bce sono arrivati messaggi contraddittori. Dai verbali della Fed è emerso che una “sostanziale maggioranza” di banchieri centrali ha convenuto che sarà opportuno” rallentare presto il ritmo degli aumenti dei tassi di interesse, mentre i mercati dei future ora prevedono che i tassi Usa si attesteranno poco sopra il 5% a maggio e che a dicembre gli aumenti dei tassi freneranno da 75 a 50 punti base.
I banchieri centrali europei invece rinnovano l’impegno ad aumentare i tassi, anche in caso di recessione, anche se nelle minute diffuse ieri si evidenzia che “il futuro percorso dovrebbe basarsi sull’evoluzione delle prospettive dell’inflazione e dell’economia, secondo un approccio basato sulle singole riunioni”.
Sempre ieri il vicepresidente della banca centrale Luis de Guindos si è detto convinto che “l’inflazione inizierà a calare nella prima metà dell’anno prossimo”. “Forse siamo molto vicini al picco – ha detto – dipende da tanti fattori, tra cui l’andamento dei tassi, su cui è molto difficile prendere una decisione”.
Di conseguenza lo spread è sceso a quota 182 e il tasso del rendimento del Btp, dal 3,799% ieri si è attestato a un minmo del 3,66%. Intanto la cautela della Fed sui tassi raffredda il biglietto verde, mentre dal fronte banche centrali abbiamo assistito ieri alle mosse da ‘falco’ della banca centrale svedese, che ha aumentato il tasso di interesse di 75 punti base, portandolo al 2,50%, mentre l’istituto centrale turco si è mosso in senso opposto riducendo il tasso di riferimento per il quarto mese consecutivo, dal 10,5% al 9% e segnalando che, dopo questo taglio, il tasso di riferimento ha raggiunto “un livello sufficiente”, per cui Il Consiglio ha “deciso di porre fine al ciclo di tagli dei tassi di interesse iniziato ad agosto”.
Sul fronte energetico, a Bruxelles l’Ue resta divisa sul price cap del gas e manca l’intesa sul tetto del prezzo del petrolio. Oggi Wall Street chiude prima per il Black Friday. Da Kiev Volodymyr Zelenskyy ribadisce che la strategia della Russia per distruggere le infrastrutture dell’Ucraina e immergerla nel buio non indebolirà la determinazione del paese a liberare tutte le aree occupate, inclusa la Crimea.
La Russia in due giorni ha lanciato 70 missili contro obiettivi infrastrutturali in tutta l’Ucraina, lasciando circa l’80% del paese al buio e senz’acqua. Tutti i 15 reattori nucleari ucraini sono stati disattivati perché l’elettricità è diventata instabile. Parlando dall’ufficio presidenziale, anch’esso privo di approvvigionamento idrico, Zelenskyy ha fatto appello ai partner occidentali affinché forniscano più attrezzature per la difesa aerea per aiutare a proteggere le infrastrutture critiche e ha detto che gli attacchi contro le infrastrutture civili mostrano che Mosca non ha nessuna intenzione di negoziare la fine della guerra.

AGI – Dai mercati arrivano segnali deboli e contrastati, con Wall Street in pausa per le festività del Thanksgiving e del Black Friday, l’Asia che perde colpi per colpa del caos Covid in Cina e gli investitori impegnati a digerire i messaggi contraddittori provenienti dai verbali delle banche centrali, con la Fed che segnala l’opportunità di rallentare il ritmo dei rialzi dei tassi e la Bce che invece rinnova l’impegno ad aumentare il costo del denaro, anche in caso di recessione.

In Asia le Borse di Tokyo e di Hong Kong sono in calo e Shanghai avanza, mentre i casi Covid in Cina continuano a crescere a livello record, oscurando le prospettive di crescita dell’economia. I future a Wall Street sono piatti, mentre oggi i listini di New York viaggieranno a mezzo servizio e i rendimenti dei Treasury arretrano, con il 10 anni al 3,65% e il 2 anni al 4,44%.

Piatti anche i future sull’EuroStoxx 50, dopo che ieri le Borse europee hanno chiuso in rialzo una sessione priva di grandi spunti. La piazza più debole è stata quella di Londra, che ha segnato un +0,01%. Francoforte è avanzata dello 0,79%, dopo l’indice Ifo che è salito a 86,3 punti a novembre dagli 84,5 punti di ottobre e contro gli attesi 85 punti. Parigi è salita dello 0,42% e Piazza Affari dello 0,61%.

Da Fed e Bce sono arrivati messaggi contraddittori. Dai verbali della Fed è emerso che una “sostanziale maggioranza” di banchieri centrali ha convenuto che sarà opportuno” rallentare presto il ritmo degli aumenti dei tassi di interesse, mentre i mercati dei future ora prevedono che i tassi Usa si attesteranno poco sopra il 5% a maggio e che a dicembre gli aumenti dei tassi freneranno da 75 a 50 punti base.

I banchieri centrali europei invece rinnovano l’impegno ad aumentare i tassi, anche in caso di recessione, anche se nelle minute diffuse ieri si evidenzia che “il futuro percorso dovrebbe basarsi sull’evoluzione delle prospettive dell’inflazione e dell’economia, secondo un approccio basato sulle singole riunioni”.

Sempre ieri il vicepresidente della banca centrale Luis de Guindos si è detto convinto che “l’inflazione inizierà a calare nella prima metà dell’anno prossimo”. “Forse siamo molto vicini al picco – ha detto – dipende da tanti fattori, tra cui l’andamento dei tassi, su cui è molto difficile prendere una decisione”.

Di conseguenza lo spread è sceso a quota 182 e il tasso del rendimento del Btp, dal 3,799% ieri si è attestato a un minmo del 3,66%. Intanto la cautela della Fed sui tassi raffredda il biglietto verde, mentre dal fronte banche centrali abbiamo assistito ieri alle mosse da ‘falco’ della banca centrale svedese, che ha aumentato il tasso di interesse di 75 punti base, portandolo al 2,50%, mentre l’istituto centrale turco si è mosso in senso opposto riducendo il tasso di riferimento per il quarto mese consecutivo, dal 10,5% al 9% e segnalando che, dopo questo taglio, il tasso di riferimento ha raggiunto “un livello sufficiente”, per cui Il Consiglio ha “deciso di porre fine al ciclo di tagli dei tassi di interesse iniziato ad agosto”.

Sul fronte energetico, a Bruxelles l’Ue resta divisa sul price cap del gas e manca l’intesa sul tetto del prezzo del petrolio. Oggi Wall Street chiude prima per il Black Friday. Da Kiev Volodymyr Zelenskyy ribadisce che la strategia della Russia per distruggere le infrastrutture dell’Ucraina e immergerla nel buio non indebolirà la determinazione del paese a liberare tutte le aree occupate, inclusa la Crimea.

La Russia in due giorni ha lanciato 70 missili contro obiettivi infrastrutturali in tutta l’Ucraina, lasciando circa l’80% del paese al buio e senz’acqua. Tutti i 15 reattori nucleari ucraini sono stati disattivati perché l’elettricità è diventata instabile. Parlando dall’ufficio presidenziale, anch’esso privo di approvvigionamento idrico, Zelenskyy ha fatto appello ai partner occidentali affinché forniscano più attrezzature per la difesa aerea per aiutare a proteggere le infrastrutture critiche e ha detto che gli attacchi contro le infrastrutture civili mostrano che Mosca non ha nessuna intenzione di negoziare la fine della guerra.

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