Niente accordo in Europa per contenere il prezzo del gas

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AGI – Manca ancora, e di nuovo, l’intesa tra i ventisette Stati dell’Ue sul tetto al prezzo del gas. Il meccanismo proposto dalla Commissione europea (l’entrata in funzione del meccanismo solo nel caso di una quotazione al Ttf mensile di oltre 275 euro a megawattora per due settimane e un differenziale rispetto al Gnl di 58 euro per dieci giorni con la possibilità di disattivarlo in qualsiasi momento) ha scontentato tutti.
Per i quindici Stati che spingevano per un tetto dinamico si tratta di “una proposta inapplicabile”: “una barzelletta” per la Polonia; “uno scherzo” per la Spagna. Per gli Stati contrari, guidati da Germania e Paesi Bassi, il meccanismo “rappresenta rischi di instabilità per il mercato e per le forniture”.
I quindici contrari si erano riuniti già prima del Consiglio straordinario (il quarto da luglio) e hanno deciso che non avrebbero formalmente approvato gli altri due provvedimenti del pacchetto gas, la solidarietà tra gli Stati e l’accelerazione su permessi per le rinnovabili, senza un accordo sul price cap. Il Consiglio si è quindi chiuso con un “parere favorevole” ai due provvedimenti e un rinvio a un nuovo Consiglio straordinario, che si terrà probabilmente il 13 dicembre, per trovare un’intesa sul price cap. Solo allora arriverebbe l’approvazione formale.
“La discussione è molto complicata perché ci sono differenti punti di vista su come deve funzionare e come dev’essere l’intervento. In ogni caso, è chiaro che vogliamo lavorare duramente nei giorni restanti per arrivare un accordo”, ha confermato il ministro dell’Industria della Repubblica Ceca (presidente di turno dell’Ue), Jozef Sikela.
“Progettare questa proposta è stato un atto di equilibrio. Da un lato, abbiamo bisogno di una misura efficace per limitare il prezzo del gas quando è necessario. Prezzi eccessivi possono causare gravi difficoltà sia ai nostri cittadini sia gravi danni all’industria e alle imprese dell’Ue. Questo è stato il chiaro – e pienamente giustificato – messaggio di molti Stati membri. D’altro canto, il meccanismo di correzione comporta dei rischi, come hanno giustamente sottolineato diversi Stati membri. È quindi necessario disporre di salvaguardie per evitare conseguenze negative indesiderate”, ha spiegato la commissaria europea all’Energia, Kadri Simson.
Diversi Stati però ora tentano di virare verso un tetto dinamico, come già richiesto anche dai leader al vertice di ottobre. “Non è una questione di numero ma di criteri. Può anche non esserci il numero stabilito ma un criterio che determina qual è il cap” e “io stesso nelle ipotesi fatte al tavolo ho detto che possiamo anche fare a meno di fissare un tetto se i criteri sono chiari per raggiungere l’obiettivo che ci diamo: quello di intervenire evitando una speculazione e un’esplosione dei prezzi del gas”, ha evidenziato il ministro dell’Ambiente e della sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin.
Nonostante il punto di partenza difficile, sembra esserci ottimismo per il raggiungimento di un’intesa alla prossima riunione (senza dover scomodare i leader che si riuniranno al vertice del 15-16 dicembre). “Dal clima che c’era posso di dire di sì, perché c’è tutta la volontà da parte di tutti i Paesi di raggiungere l’obiettivo di un accordo”, ha detto Pichetto.
Parole confermate anche dai suoi omologhi di Germania e Spagna. “I capi di Stato e di governo hanno concordato sui principi di base. Non tutti questi principi sono stati inseriti nella proposta, ma se lavoriamo su questo compromesso a livello di tecnici sono sicuro che alla fine troveremo un accordo”, ha aperto il sottosegretario di Berlino per il Clima, Sven Giegold.
“Penso che si possa raggiungere un consenso il 13 dicembre perché prevale nettamente la convinzione che bisogna rispondere all’altezza delle circostanze”, ha richiamato la vice premier spagnola, Teresa Ribera.
Nel frattempo, mentre i ministri europei erano riuniti, da Mosca sono arrivate nuove minacce proprio contro il price cap. Per il presidente Vladimir Putin in caso di approvazione ci sarebbero “gravi conseguenze per il mercato globale dell’energia”.

AGI – Manca ancora, e di nuovo, l’intesa tra i ventisette Stati dell’Ue sul tetto al prezzo del gas. Il meccanismo proposto dalla Commissione europea (l’entrata in funzione del meccanismo solo nel caso di una quotazione al Ttf mensile di oltre 275 euro a megawattora per due settimane e un differenziale rispetto al Gnl di 58 euro per dieci giorni con la possibilità di disattivarlo in qualsiasi momento) ha scontentato tutti.

Per i quindici Stati che spingevano per un tetto dinamico si tratta di “una proposta inapplicabile“: “una barzelletta” per la Polonia; “uno scherzo” per la Spagna. Per gli Stati contrari, guidati da Germania e Paesi Bassi, il meccanismo “rappresenta rischi di instabilità per il mercato e per le forniture“.

I quindici contrari si erano riuniti già prima del Consiglio straordinario (il quarto da luglio) e hanno deciso che non avrebbero formalmente approvato gli altri due provvedimenti del pacchetto gas, la solidarietà tra gli Stati e l’accelerazione su permessi per le rinnovabili, senza un accordo sul price cap. Il Consiglio si è quindi chiuso con un “parere favorevole” ai due provvedimenti e un rinvio a un nuovo Consiglio straordinario, che si terrà probabilmente il 13 dicembre, per trovare un’intesa sul price cap. Solo allora arriverebbe l’approvazione formale.

“La discussione è molto complicata perché ci sono differenti punti di vista su come deve funzionare e come dev’essere l’intervento. In ogni caso, è chiaro che vogliamo lavorare duramente nei giorni restanti per arrivare un accordo”, ha confermato il ministro dell’Industria della Repubblica Ceca (presidente di turno dell’Ue), Jozef Sikela.

“Progettare questa proposta è stato un atto di equilibrio. Da un lato, abbiamo bisogno di una misura efficace per limitare il prezzo del gas quando è necessario. Prezzi eccessivi possono causare gravi difficoltà sia ai nostri cittadini sia gravi danni all’industria e alle imprese dell’Ue. Questo è stato il chiaro – e pienamente giustificato – messaggio di molti Stati membri. D’altro canto, il meccanismo di correzione comporta dei rischi, come hanno giustamente sottolineato diversi Stati membri. È quindi necessario disporre di salvaguardie per evitare conseguenze negative indesiderate”, ha spiegato la commissaria europea all’Energia, Kadri Simson.

Diversi Stati però ora tentano di virare verso un tetto dinamico, come già richiesto anche dai leader al vertice di ottobre. “Non è una questione di numero ma di criteri. Può anche non esserci il numero stabilito ma un criterio che determina qual è il cap” e “io stesso nelle ipotesi fatte al tavolo ho detto che possiamo anche fare a meno di fissare un tetto se i criteri sono chiari per raggiungere l’obiettivo che ci diamo: quello di intervenire evitando una speculazione e un’esplosione dei prezzi del gas”, ha evidenziato il ministro dell’Ambiente e della sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin.

Nonostante il punto di partenza difficile, sembra esserci ottimismo per il raggiungimento di un’intesa alla prossima riunione (senza dover scomodare i leader che si riuniranno al vertice del 15-16 dicembre). “Dal clima che c’era posso di dire di sì, perché c’è tutta la volontà da parte di tutti i Paesi di raggiungere l’obiettivo di un accordo”, ha detto Pichetto.

Parole confermate anche dai suoi omologhi di Germania e Spagna. “I capi di Stato e di governo hanno concordato sui principi di base. Non tutti questi principi sono stati inseriti nella proposta, ma se lavoriamo su questo compromesso a livello di tecnici sono sicuro che alla fine troveremo un accordo”, ha aperto il sottosegretario di Berlino per il Clima, Sven Giegold.

“Penso che si possa raggiungere un consenso il 13 dicembre perché prevale nettamente la convinzione che bisogna rispondere all’altezza delle circostanze”, ha richiamato la vice premier spagnola, Teresa Ribera.

Nel frattempo, mentre i ministri europei erano riuniti, da Mosca sono arrivate nuove minacce proprio contro il price cap. Per il presidente Vladimir Putin in caso di approvazione ci sarebbero “gravi conseguenze per il mercato globale dell’energia”.

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