Agri-feedstock: alla scoperta della filiera per produrre i biocarburanti di Eni  

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AGI – Il settore dei trasporti dipende al momento dai combustibili fossili più di qualsiasi altro: nel 2021 ha rappresentato il 37% delle emissioni di CO2 secondo l’ultimo report sul comparto dell’Agenzia internazionale dell’energia (Iea). L’obiettivo della decarbonizzazione, dunque, non è semplice. Per accelerare il percorso serve un mix di soluzioni, tra cui figurano i biocarburanti. Dai veicoli leggeri agli autocarri pesanti fino al settore aeronautico, dove sono una delle opzioni più importanti per raggiungere il net zero, il consumo globale di biocarburanti è destinato a crescere in modo molto significativo. La domanda, che arriva per quasi il 60% dai Paesi Ocse, già quest’anno vedrà un incremento del 5% rispetto ai livelli registrati nel 2021.
Per soddisfare il crescente fabbisogno bisogna integrare sempre di più l’agricoltura con la produzione di energia sviluppando filiere di agri-feedstock , cioè un’agricoltura industriale orientata alla produzione di materie prime per le bioraffinerie.
Soluzioni sostenibili: Eni e l’agroenergia
Oggi Eni è il secondo produttore di biocarburanti in Europa, con 1,1 milioni di tonnellate all’anno e punta a incrementare la quota a 2 milioni entro il 2025 e a 6 nel prossimo decennio. Attualmente  le bioraffinerie di Venezia, Gela vengono alimentate da materie prime “waste and residue” come scarti e residui di lavorazione (oli esausti di cucina e i grassi animali) per oltre l’85% .
Per incrementare la produzione di biomasse Eni ha avviato progetti agricoli in sei Paesi dell’Africa subsahariana: Kenya, Congo, Angola, Costa d’Avorio, Mozambico e Ruanda. Altri progetti sono in corso in Italia e in Kazakistan. L’obiettivo dell’azienda è coprire il 35% dell’approvvigionamento complessivo delle sue bioraffinerie entro il 2025 e arrivare a produrre più di 800.000 tonnellate di olio vegetale all’anno entro il 2030, garantendo lavoro fino a un milione di famiglie nelle aree interessate. I progetti, in linea con i più alti standard europei e internazionali di certificazione, non incidono sulle coltivazioni alimentari esistenti, come cereali o canna da zucchero, né sulle risorse forestali, poiché sfruttano terreni marginali, valorizzando aree abbandonate, minacciate dal cambiamento climatico, dalla desertificazione, dall’erosione e dall’inquinamento. I prodotti agricoli confluiscono poi negli agri-hub, centri di raccolta e spremitura dei semi prodotti, da dove l’olio vegetale estratto viene inviato alle bioraffinerie per creare biocarburanti.
L’alleanza con Bonifiche ferraresi
A gennaio 2021 è nata Agri Energy, società partecipata in egual misura da Bonifiche ferraresi ed Eni. Lo scopo della nuova società è fare ricerca per individuare le colture più adatte per produrre biocarburanti, sperimentarle in Sardegna e quindi fornire beni e servizi per supportare Eni nello sviluppo e produzione di oli vegetali soprattutto in Africa e Asia. Bonifiche Ferraresi dispone di 9.000 ettari di terreno ed è la più grande azienda agricola italiana. Ad Arborea, in provincia di Oristano, in Sardegna, si trova uno dei suoi siti dove si sperimentano colture come il ricino, la brastica e la carmelina. Oltre 30 le varietà di sementi studiate che danno origine a cariche perfette per produrre biocarburanti. Ma anche a sottoprodotti utili alle filiere dei mangimi per la zootecnia e bio-fertilizzanti per la salute dei suoli in un’ottica più ampia di economia circolare. Si tratta di un laboratorio a cielo aperto dove Bonifiche ferraresi possiede oltre 1.100 ettari, di cui 19 gestiti in comune con Eni, insieme con un grande centro per attività di formazione condiviso, che ha aperto le porte anche alle delegazioni che vengono dai Paesi africani e asiatici in cui si realizzeranno campi pilota.
Ci parla del progetto di Eni e Bonifiche ferraresi Federico Grati, Head of Agroenergy Services di Eni, in questa puntata dei podcast di Agi.
Nel percorso di transizione energetica giocano un ruolo chiave le energie rinnovabili, le bioenergie ed i biocarburanti. Questo mix è fondamentale per raggiungere la neutralità carbonica entro il 2050. L’obiettivo della strategia Eni è di raggiungere questo traguarda con prodotti sempre più sostenibili e incrementare l’uso di tecnologie che producano energia più pulita.
Scopri di più sull’impegno di Eni nella produzione agricola orientata per i biocarburanti.

AGI – Il settore dei trasporti dipende al momento dai combustibili fossili più di qualsiasi altro: nel 2021 ha rappresentato il 37% delle emissioni di CO2 secondo l’ultimo report sul comparto dell’Agenzia internazionale dell’energia (Iea). L’obiettivo della decarbonizzazione, dunque, non è semplice. Per accelerare il percorso serve un mix di soluzioni, tra cui figurano i biocarburanti. Dai veicoli leggeri agli autocarri pesanti fino al settore aeronautico, dove sono una delle opzioni più importanti per raggiungere il net zero, il consumo globale di biocarburanti è destinato a crescere in modo molto significativo. La domanda, che arriva per quasi il 60% dai Paesi Ocse, già quest’anno vedrà un incremento del 5% rispetto ai livelli registrati nel 2021.

Per soddisfare il crescente fabbisogno bisogna integrare sempre di più l’agricoltura con la produzione di energia sviluppando filiere di agri-feedstock , cioè un’agricoltura industriale orientata alla produzione di materie prime per le bioraffinerie.

Soluzioni sostenibili: Eni e l’agroenergia

Oggi Eni è il secondo produttore di biocarburanti in Europa, con 1,1 milioni di tonnellate all’anno e punta a incrementare la quota a 2 milioni entro il 2025 e a 6 nel prossimo decennio. Attualmente  le bioraffinerie di Venezia, Gela vengono alimentate da materie prime “waste and residue” come scarti e residui di lavorazione (oli esausti di cucina e i grassi animali) per oltre l’85% .

Per incrementare la produzione di biomasse Eni ha avviato progetti agricoli in sei Paesi dell’Africa subsahariana: Kenya, Congo, Angola, Costa d’Avorio, Mozambico e Ruanda. Altri progetti sono in corso in Italia e in Kazakistan. L’obiettivo dell’azienda è coprire il 35% dell’approvvigionamento complessivo delle sue bioraffinerie entro il 2025 e arrivare a produrre più di 800.000 tonnellate di olio vegetale all’anno entro il 2030, garantendo lavoro fino a un milione di famiglie nelle aree interessate. I progetti, in linea con i più alti standard europei e internazionali di certificazione, non incidono sulle coltivazioni alimentari esistenti, come cereali o canna da zucchero, né sulle risorse forestali, poiché sfruttano terreni marginali, valorizzando aree abbandonate, minacciate dal cambiamento climatico, dalla desertificazione, dall’erosione e dall’inquinamento. I prodotti agricoli confluiscono poi negli agri-hub, centri di raccolta e spremitura dei semi prodotti, da dove l’olio vegetale estratto viene inviato alle bioraffinerie per creare biocarburanti.

L’alleanza con Bonifiche ferraresi

A gennaio 2021 è nata Agri Energy, società partecipata in egual misura da Bonifiche ferraresi ed Eni. Lo scopo della nuova società è fare ricerca per individuare le colture più adatte per produrre biocarburanti, sperimentarle in Sardegna e quindi fornire beni e servizi per supportare Eni nello sviluppo e produzione di oli vegetali soprattutto in Africa e Asia. Bonifiche Ferraresi dispone di 9.000 ettari di terreno ed è la più grande azienda agricola italiana. Ad Arborea, in provincia di Oristano, in Sardegna, si trova uno dei suoi siti dove si sperimentano colture come il ricino, la brastica e la carmelina. Oltre 30 le varietà di sementi studiate che danno origine a cariche perfette per produrre biocarburanti. Ma anche a sottoprodotti utili alle filiere dei mangimi per la zootecnia e bio-fertilizzanti per la salute dei suoli in un’ottica più ampia di economia circolare. Si tratta di un laboratorio a cielo aperto dove Bonifiche ferraresi possiede oltre 1.100 ettari, di cui 19 gestiti in comune con Eni, insieme con un grande centro per attività di formazione condiviso, che ha aperto le porte anche alle delegazioni che vengono dai Paesi africani e asiatici in cui si realizzeranno campi pilota.

Ci parla del progetto di Eni e Bonifiche ferraresi Federico Grati, Head of Agroenergy Services di Eni, in questa puntata dei podcast di Agi.

Nel percorso di transizione energetica giocano un ruolo chiave le energie rinnovabili, le bioenergie ed i biocarburanti. Questo mix è fondamentale per raggiungere la neutralità carbonica entro il 2050. L’obiettivo della strategia Eni è di raggiungere questo traguarda con prodotti sempre più sostenibili e incrementare l’uso di tecnologie che producano energia più pulita.

Scopri di più sull’impegno di Eni nella produzione agricola orientata per i biocarburanti.

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