Senza i carri armati tedeschi, Kiev non può tornare all’attacco

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AGI – Lo scorso luglio il ministro degli Esteri di Berlino, Annalena Baerbock, intervistata dall’ucraina Radio Svoboda, mise maldestramente le mani avanti affermando che i carri armati tedeschi sono notoriamente “i peggiori del mondo”. Parole che devono aver fatto inarcare diverse sopracciglia nella comunità militare. La Germania ha gravi, e ben noti, problemi di manutenzione dei suoi armamenti e le riserve di mezzi e munizioni sono da tempo in uno stato critico. L’avanzamento tecnologico degli ultimi modelli è però un discorso molto diverso. E gli analisti del settore della difesa sono pressoché unanimi nel ritenere il Leopard 2 tedesco tra i migliori carri armati da battaglia, se non il migliore, attualmente a disposizione delle forze occidentali.
Più efficiente e meno energivoro dell’M1 Abrams americano, più robusto e flessibile del Lecrerc francese, il nipotino dei Panzer è quello di cui le forze di Kiev hanno bisogno per poter contrastare l’iniziativa di Mosca e lanciare un’offensiva nel Donbass quando, in primavera, migliori condizioni meteorologiche consentiranno ai due eserciti in campo un superamento dell’attuale fase di attrito. In caso contrario, sarà solo Mosca a poter giocare in attacco nel Donetsk, dove, dopo la caduta di Soledar, si prepara la battaglia decisiva per il cruciale snodo di Bakhmuth. Se i russi prenderanno il controllo di questa città, che da mesi martellano con l’artiglieria, le linee di rifornimento ucraine nella regione verranno scompaginate e gli uomini del Cremlino potranno puntare a Ovest su Kramatorsk e Slovyansk, principali roccaforti ucraine nella porzione dell’Oblast ancora sotto il controllo del governo di Zelensky. La possibilità di scongiurare questo scenario è appesa ai tentennamenti di un solo uomo: il cancelliere tedesco Olaf Scholz.
Le esitazioni del cancelliere
La riluttanza della Germania nel fornire armi pesanti all’Ucraina, oltre a rendere tesissimi i rapporti con Kiev, ha finito per esasperare gli stessi alleati di Berlino, che ha rinunciato con molta fatica al suo sodalizio economico con Mosca. Ci è voluta una telefonata di Joe Biden perché Scholz, dopo aver nicchiato per mesi, acconsentisse lo scorso 6 gennaio all’invio di un battaglione di 40 Marder, veicoli da fanteria leggeri. Ma i Marder potevano andare bene per la controffensiva di Kharkiv dello scorso settembre, nella quale Kiev impiegò con profitto i loro equivalenti angloamericani. Il Donbass è un’altra storia.
Mosca aveva sguarnito il fronte di Kharkiv non solo perché sviata dalle voci su un imminente attacco a Kherson ma perché, resasi conto di dover cedere qualcosa in vista di una possibile trattativa, aveva deciso di concentrare gli sforzi sulla difesa dei territori conquistati nel Donetsk e nel Lugansk. Per avere qualche speranza di superare le robuste teste di ponte russe nel Donbass, Kiev ha bisogno di MBT, “main battle tanks”, carri armati pesanti multiruolo concepiti per distruggere altri carri armati. La fornitura di questi mezzi era ritenuta fino a pochi giorni fa una linea rossa dai Paesi Nato, attentissimi a evitare che il conflitto straripi dai confini ucraini e timorosi che Mosca (o, peggio ancora, Pechino o Teheran) si impadronisca delle loro tecnologie militari più avanzate. Finora, quindi, Kiev ha ricevuto mezzi sovietici ammodernati dai partner dell’ex cortina di ferro. Meglio di niente ma non abbastanza contro i modelli russi, della stessa famiglia ma più aggiornati.
Perché Kiev vuole proprio i Leopard
A rompere il tabù è stata – e non poteva che essere – la Gran Bretagna, che dall’inizio della guerra veste i panni del falco antirusso. I quattordici Challenger 2 che il governo di Rishi Sunak invierà all’Ucraina non saranno però sufficienti per un’offensiva in grande stile. Per costituire dieci gruppi tattici di battaglione, il minimo sindacale per passare all’attacco secondo l’International Institute for Strategic Studies, ne servono 110. E gli ucraini preferirebbero contare sui carri tedeschi. “Stiamo discutendo dei Leopard soprattutto perché sono i tank più massicci in Europa, i più semplici da inviare all’Ucraina dal punto di vista logistico”, ha spiegato l’analista militare Oleksandr Kovalenko a ‘The Voice of Ukraine’, “inoltre questo carro è il più semplice da mantenere, riparare e rifornire con pezzi di ricambio, strumenti, munizioni et cetera. Tutto ciò suggerisce che sarebbe positivo per noi ottenerlo. Anche più positivo, per esempio, dell’Abrams, del Challenger, o del Leclerc”.
Non solo. L’addestramento richiesto è più rapido, da due a quattro settimane – sottolinea Kovalenko – e la nuova corazzatura “offre una maggiore protezione contro proiettili anticarro altamente esplosivi”. Inoltre “la torretta a forma di cuneo riduce in modo significativo l’impatto di un proiettile in arrivo, rispetto a una torretta con lati perpendicolari” e “ciò aumenta in modo significativo la protezione che il carro garantisce al suo equipaggio”. 
Armin Papperger, amministratore delegato di Rheinmetall, l’azienda che produce i Leopard, ha dichiarato alla Bild che, “anche se Berlino desse il via libera domani”, i primi Leopard 2 non potrebbero essere consegnati all’Ucraina prima del 2024. L’unica soluzione praticabile, nel breve periodo, è consentire ai membri della Nato che hanno già Leopard in dotazione, come la Polonia e la Finlandia, di inviarne alcuni a Kiev. Varsavia si è già detta disponibile a spedirne un battaglione. Ma anche per cedere a terzi armamenti di produzione tedesca serve il placet del governo. E Scholz non ha ancora acconsentito nemmeno a questa operazione.
Non è più tempo di “Wandel durch Handel”
Le esitazioni del cancelliere stanno causando crescenti insofferenze anche all’interno del suo stesso governo. Le dimissioni del ministro della Difesa, Christine Lambrecht, sulla carta legate a una gaffe verbale, sono solo la spia di fratture più profonde. Il vicecancelliere Robert Habeck ha già fatto sapere di essere favorevole a consentire alla Polonia di cedere i Leopard all’Ucraina e i liberali di Fdp, il partito più filoamericano della coalizione, sono sulla stessa lunghezza d’onda. Scholz non si è ancora espresso. Ma al vertice del gruppo di contatto sull’Ucraina previsto venerdì prossimo, nella base statunitense di Ramstein, in Germania, Boris Pistorius, chiamato a sostituire Lambrecht, sarà l’osservato speciale.
Senza un approccio più risoluto di Berlino, Putin potrebbe prendersi tutto il Donetsk. E Scholz ha anche altre cose da farsi perdonare, a partire dal suo controverso viaggio a Pechino per incontrare Xi Jinping. Le parole d’ordine “Wandel durch Handel”, “cambiamento attraverso il commercio”, ovvero l’idea che si possano ammansire i governi non liberali con l’interscambio economico, erano già diventate obsolete nel 2014, con l’annessione russa della Crimea. In molte cancellerie si domandano se e quando Scholz intenda prenderne atto. 

AGI – Lo scorso luglio il ministro degli Esteri di Berlino, Annalena Baerbock, intervistata dall’ucraina Radio Svoboda, mise maldestramente le mani avanti affermando che i carri armati tedeschi sono notoriamente “i peggiori del mondo”. Parole che devono aver fatto inarcare diverse sopracciglia nella comunità militare. La Germania ha gravi, e ben noti, problemi di manutenzione dei suoi armamenti e le riserve di mezzi e munizioni sono da tempo in uno stato critico. L’avanzamento tecnologico degli ultimi modelli è però un discorso molto diverso. E gli analisti del settore della difesa sono pressoché unanimi nel ritenere il Leopard 2 tedesco tra i migliori carri armati da battaglia, se non il migliore, attualmente a disposizione delle forze occidentali.

Più efficiente e meno energivoro dell’M1 Abrams americano, più robusto e flessibile del Lecrerc francese, il nipotino dei Panzer è quello di cui le forze di Kiev hanno bisogno per poter contrastare l’iniziativa di Mosca e lanciare un’offensiva nel Donbass quando, in primavera, migliori condizioni meteorologiche consentiranno ai due eserciti in campo un superamento dell’attuale fase di attrito. In caso contrario, sarà solo Mosca a poter giocare in attacco nel Donetsk, dove, dopo la caduta di Soledar, si prepara la battaglia decisiva per il cruciale snodo di Bakhmuth. Se i russi prenderanno il controllo di questa città, che da mesi martellano con l’artiglieria, le linee di rifornimento ucraine nella regione verranno scompaginate e gli uomini del Cremlino potranno puntare a Ovest su Kramatorsk e Slovyansk, principali roccaforti ucraine nella porzione dell’Oblast ancora sotto il controllo del governo di Zelensky. La possibilità di scongiurare questo scenario è appesa ai tentennamenti di un solo uomo: il cancelliere tedesco Olaf Scholz.

Le esitazioni del cancelliere

La riluttanza della Germania nel fornire armi pesanti all’Ucraina, oltre a rendere tesissimi i rapporti con Kiev, ha finito per esasperare gli stessi alleati di Berlino, che ha rinunciato con molta fatica al suo sodalizio economico con Mosca. Ci è voluta una telefonata di Joe Biden perché Scholz, dopo aver nicchiato per mesi, acconsentisse lo scorso 6 gennaio all’invio di un battaglione di 40 Marder, veicoli da fanteria leggeri. Ma i Marder potevano andare bene per la controffensiva di Kharkiv dello scorso settembre, nella quale Kiev impiegò con profitto i loro equivalenti angloamericani. Il Donbass è un’altra storia.

Mosca aveva sguarnito il fronte di Kharkiv non solo perché sviata dalle voci su un imminente attacco a Kherson ma perché, resasi conto di dover cedere qualcosa in vista di una possibile trattativa, aveva deciso di concentrare gli sforzi sulla difesa dei territori conquistati nel Donetsk e nel Lugansk. Per avere qualche speranza di superare le robuste teste di ponte russe nel Donbass, Kiev ha bisogno di MBT, “main battle tanks”, carri armati pesanti multiruolo concepiti per distruggere altri carri armati. La fornitura di questi mezzi era ritenuta fino a pochi giorni fa una linea rossa dai Paesi Nato, attentissimi a evitare che il conflitto straripi dai confini ucraini e timorosi che Mosca (o, peggio ancora, Pechino o Teheran) si impadronisca delle loro tecnologie militari più avanzate. Finora, quindi, Kiev ha ricevuto mezzi sovietici ammodernati dai partner dell’ex cortina di ferro. Meglio di niente ma non abbastanza contro i modelli russi, della stessa famiglia ma più aggiornati.

Perché Kiev vuole proprio i Leopard

A rompere il tabù è stata – e non poteva che essere – la Gran Bretagna, che dall’inizio della guerra veste i panni del falco antirusso. I quattordici Challenger 2 che il governo di Rishi Sunak invierà all’Ucraina non saranno però sufficienti per un’offensiva in grande stile. Per costituire dieci gruppi tattici di battaglione, il minimo sindacale per passare all’attacco secondo l’International Institute for Strategic Studies, ne servono 110. E gli ucraini preferirebbero contare sui carri tedeschi. “Stiamo discutendo dei Leopard soprattutto perché sono i tank più massicci in Europa, i più semplici da inviare all’Ucraina dal punto di vista logistico”, ha spiegato l’analista militare Oleksandr Kovalenko a ‘The Voice of Ukraine’, “inoltre questo carro è il più semplice da mantenere, riparare e rifornire con pezzi di ricambio, strumenti, munizioni et cetera. Tutto ciò suggerisce che sarebbe positivo per noi ottenerlo. Anche più positivo, per esempio, dell’Abrams, del Challenger, o del Leclerc”.

Non solo. L’addestramento richiesto è più rapido, da due a quattro settimane – sottolinea Kovalenko – e la nuova corazzatura “offre una maggiore protezione contro proiettili anticarro altamente esplosivi”. Inoltre “la torretta a forma di cuneo riduce in modo significativo l’impatto di un proiettile in arrivo, rispetto a una torretta con lati perpendicolari” e “ciò aumenta in modo significativo la protezione che il carro garantisce al suo equipaggio”. 

Armin Papperger, amministratore delegato di Rheinmetall, l’azienda che produce i Leopard, ha dichiarato alla Bild che, “anche se Berlino desse il via libera domani”, i primi Leopard 2 non potrebbero essere consegnati all’Ucraina prima del 2024. L’unica soluzione praticabile, nel breve periodo, è consentire ai membri della Nato che hanno già Leopard in dotazione, come la Polonia e la Finlandia, di inviarne alcuni a Kiev. Varsavia si è già detta disponibile a spedirne un battaglione. Ma anche per cedere a terzi armamenti di produzione tedesca serve il placet del governo. E Scholz non ha ancora acconsentito nemmeno a questa operazione.

Non è più tempo di “Wandel durch Handel”

Le esitazioni del cancelliere stanno causando crescenti insofferenze anche all’interno del suo stesso governo. Le dimissioni del ministro della Difesa, Christine Lambrecht, sulla carta legate a una gaffe verbale, sono solo la spia di fratture più profonde. Il vicecancelliere Robert Habeck ha già fatto sapere di essere favorevole a consentire alla Polonia di cedere i Leopard all’Ucraina e i liberali di Fdp, il partito più filoamericano della coalizione, sono sulla stessa lunghezza d’onda. Scholz non si è ancora espresso. Ma al vertice del gruppo di contatto sull’Ucraina previsto venerdì prossimo, nella base statunitense di Ramstein, in Germania, Boris Pistorius, chiamato a sostituire Lambrecht, sarà l’osservato speciale.

Senza un approccio più risoluto di Berlino, Putin potrebbe prendersi tutto il Donetsk. E Scholz ha anche altre cose da farsi perdonare, a partire dal suo controverso viaggio a Pechino per incontrare Xi Jinping. Le parole d’ordine “Wandel durch Handel”, “cambiamento attraverso il commercio”, ovvero l’idea che si possano ammansire i governi non liberali con l’interscambio economico, erano già diventate obsolete nel 2014, con l’annessione russa della Crimea. In molte cancellerie si domandano se e quando Scholz intenda prenderne atto. 

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