Ripartire dalla Impact economy, il saggio di Giovanna Melandri

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AGI – “Stiamo andando a sbattere”, non c’è più tempo da perdere, serve “introdurre strutturalmente la misurazione dell’impatto su ogni investimento. Impatto che è ambientale, sociale, di genere, di parità di generazione e territoriale. Questa è la rivoluzione impact”. Lo ha spiegato Giovanna Melandri durante la presentazione a Milano, del suo libro “Come ripartire” (edizioni Il Melangolo), scritto insieme a Isabella Guanzini.
Un “piccolo saggio” come lo ha definito, in cui individua la strada che pubblico e privato dovrebbe seguire. “Non basta una nuova stagione di investimenti keynesiani, bisogna riorientare la spesa e introdurre nel sistema la cura, la misurazione e intenzionalità dell’impatto generato” spiega. Per esempio “Il Pnrr dovrebbe essere misurato su ogni risorsa che spende sulla base dell’impatto che genera quell’investimento”.
“Non basta investire secondo la logica del rischio e rendimento – precisa – ma secondo la logica dell’elica a tre punte: rischio, investimento e impatto. E dentro l’impatto c’è l’ambiente, l’energia, il sociale, parità di genere, parità di generazione. Con Human Foundation noi sappiamo misurare quell’impatto”. Dunque l’impact revolution dovrebbe riguardare ogni spesa.
“Neanche un euro dovrebbe essere più investito senza la valutazione di impatto: va avviato un ciclo investimenti sostenibili, e la pubblica amministrazione deve aiutarci, diventando fattore abilitante di una nuova strategia di collaborazione e non di rallentamento o di intralcio come successo in passato”. “Non abbiamo più tempo – insiste l’ex ministro – . Un modello di sviluppo senza giustizia sociale e coesistenza ambientale non è più umano”.
Va detto che l’Europa è “l’unica parte di mondo che ha regolato gli Esg (Environmental Social and Governance, ndr.) cioè gli investimenti che si autodefiscono non inquinanti, con un impatto sociale positivo. Li ha regolati. E la notizia è che il 25 di gennaio tutti i fondi Esg dovranno dichiarare se sono più avanzati o meno avanzati. Molti dovranno essere declassificati. È una cattiva notizia? No è una buona notizia, significa che c’è un pezzo di mondo che sta facendo la fatica di capire che la generatività degli investimenti è importante”.
Per Melandri “questa finanza di impatto è una risposta alla crisi finanziaria del 2009, che era un turbo capitalismo finanziario. Le liberal democrazie sono sotto attacco” non solo da paesi esteri, dice, ma “anche da dentro, se non si riescono a dare risposte sulle ingiustizie sociali, sulla divaricazione, sulla ‘casa che sta bruciando'”.
“Credo che se vogliamo difendere il modello liberal democratico oggi minacciato, non solo dalla Russia, dobbiamo affrontare con forza questo tema” sottolinea concludendo con un avvertimento: “Nei processi disugualitari cresce il populismo e il sovranismo e diamo acqua” al mare “in cui nuotano le autocrazie del mondo. Non è un piccola cosa”.

AGI – “Stiamo andando a sbattere”, non c’è più tempo da perdere, serve “introdurre strutturalmente la misurazione dell’impatto su ogni investimento. Impatto che è ambientale, sociale, di genere, di parità di generazione e territoriale. Questa è la rivoluzione impact”. Lo ha spiegato Giovanna Melandri durante la presentazione a Milano, del suo libro “Come ripartire” (edizioni Il Melangolo), scritto insieme a Isabella Guanzini.

Un “piccolo saggio” come lo ha definito, in cui individua la strada che pubblico e privato dovrebbe seguire. “Non basta una nuova stagione di investimenti keynesiani, bisogna riorientare la spesa e introdurre nel sistema la cura, la misurazione e intenzionalità dell’impatto generato” spiega. Per esempio “Il Pnrr dovrebbe essere misurato su ogni risorsa che spende sulla base dell’impatto che genera quell’investimento”.

Non basta investire secondo la logica del rischio e rendimento – precisa – ma secondo la logica dell’elica a tre punte: rischio, investimento e impatto. E dentro l’impatto c’è l’ambiente, l’energia, il sociale, parità di genere, parità di generazione. Con Human Foundation noi sappiamo misurare quell’impatto”. Dunque l’impact revolution dovrebbe riguardare ogni spesa.

Neanche un euro dovrebbe essere più investito senza la valutazione di impatto: va avviato un ciclo investimenti sostenibili, e la pubblica amministrazione deve aiutarci, diventando fattore abilitante di una nuova strategia di collaborazione e non di rallentamento o di intralcio come successo in passato”. “Non abbiamo più tempo – insiste l’ex ministro – . Un modello di sviluppo senza giustizia sociale e coesistenza ambientale non è più umano”.

Va detto che l’Europa è “l’unica parte di mondo che ha regolato gli Esg (Environmental Social and Governance, ndr.) cioè gli investimenti che si autodefiscono non inquinanti, con un impatto sociale positivo. Li ha regolati. E la notizia è che il 25 di gennaio tutti i fondi Esg dovranno dichiarare se sono più avanzati o meno avanzati. Molti dovranno essere declassificati. È una cattiva notizia? No è una buona notizia, significa che c’è un pezzo di mondo che sta facendo la fatica di capire che la generatività degli investimenti è importante”.

Per Melandri “questa finanza di impatto è una risposta alla crisi finanziaria del 2009, che era un turbo capitalismo finanziario. Le liberal democrazie sono sotto attacco” non solo da paesi esteri, dice, ma “anche da dentro, se non si riescono a dare risposte sulle ingiustizie sociali, sulla divaricazione, sulla ‘casa che sta bruciando'”.

“Credo che se vogliamo difendere il modello liberal democratico oggi minacciato, non solo dalla Russia, dobbiamo affrontare con forza questo tema” sottolinea concludendo con un avvertimento: “Nei processi disugualitari cresce il populismo e il sovranismo e diamo acqua” al mare “in cui nuotano le autocrazie del mondo. Non è un piccola cosa”.

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