Taccola, Borgonovo e gli altri, troppe morti premature nel calcio e non solo

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AGI – Dagli integratori al doping spesso il passo è stato molto breve. Dalle pillole blu dell’Oral-Turinabol, farmaco anabolizzante largamente usato nello sport della Ddr (l’ex Germania Est) ai beveroni e alle iniezioni somministrati nel calcio, italiano compreso. Morti improvvise, malattie neurodegenerativa e tumori: la lista dei calciatori colpiti si sta tragicamente allungando.
I decessi di Sinisa Mihajlovic e Gianluca Vialli, persone particolarmente amate, sono solo gli ultimi di una triste lista e fanno riflettere sui metodi farmacologici utilizzati nelle squadre di calcio. Premettendo che non ci sono certezze né sul piano scientifico, né su quello giudiziario, sul mondo del calcio c’è comunque più di interrogativo aperto. Si va dalla sopportazione fisica e psicologica di un così elevato numero di partite a ritmi di gioco altissimi a quale confine c’è tra farmaci e sostanza illecite. Fa riflettere lo ‘zero-casi’ doping nel calcio.
Se la relazione sistema farmacologico del calcio-malattia-morte è ancora da verificare, tornando indietro nel tempo va menzionato il primo decesso accertato per doping della storia. È quello del ciclista inglese Tom Simpson morto nel luglio del 1967 sulle micidiali rampe del Mont Ventoux (assunse anfetamine per non sentire la fatica). Improvvisa e sospetta era stata la morte nel sonno a soli 38 anni di Florence Griffith-Joyner. La prima morte improvvisa nel calcio italiano risale al 16 marzo del 1969, quella di Giuliano Taccola. A soli 25 anni l’attaccante della Roma morì per un malore dopo aver assistito alla patita tra i giallorossi ed il Cagliari dalla tribuna (il giorno prima aveva assunto farmaci contro la febbre).
Nel football italiano i soli morti di Sla (la Sclerosi laterale amiotrofica, nota anche come malattia di Lou Gehrig), sono oltre quaranta (33 dagli anni ’60 ad oggi). Il magistrato torinese Raffaele Guariniello, che definì la ‘malattia professionale’ dei calciatori, nel 1999 aprì un’inchiesta dove emersero diverse ipotesi, tra cui il fatto che sui campi da calcio si fa uso di pesticidi e diserbanti. Il caso di Sla che aveva colpito particolarmente l’opinione pubblica era stato quello di Stefano Borgonovo, morto nel luglio del 2013 a soli 49 anni.
L’ex attaccante di Fiorentina e Milan, chiamava ‘La Stronza’ la malattia che lo aveva reso immobile su una sedia a rotelle costringendolo a parlare attraverso un sintetizzatore vocale. Morto a soli 42 anni per Sla anche Gianluca Signorini. La Sclerosi laterale amiotrofica ha ucciso tanti, tra di essi anche Pietro Anastasi (71 anni), attaccante della Juventus e della Nazionale, l’ex difensore di Roma e Fiorentina Giovanni Bertini (68 anni) ed Albano Canazza (38 anni).
Negli anni 2000 si è registrato un significativo numero di decessi di ex giocatori (alcuni negli anni ’70 hanno militato anche nella Fiorentina). Si tratta di Marcello Giusti morto a 54 anni nel 1999 per tumore cerebrale, Carlo Tagnin scomparso a 67 anni nel 2000 per osteosarcoma, Mauro Bicicli deceduto a 66 anni nel 2001 per tumore al fegato, Ferdinando Miniussi spirato a 61 anni nel 2001 per epatite C, Giacinto Facchetti morto a 64 anni nel 2006 per tumore al pancreas, Giuseppe Longoni scomparso a 64 anni nel 2006 per vasculopatia cronica, Enea Masiero spirato a 65 anni nel 2009 per tumore e Ferruccio Mazzola spentosi dopo una lunga malattia a 68 anni nel 2013.
Nel 1987 aveva fatto scalpore la morte per leucemia linfoblastica acuta di Bruno Beatrice a soli 38 anni, anche lui giocatore dei viola. Morti improvvise per arresto cardiaco sono quelle di Davide Astori (31 anni) e Piermario Morosini, quest’ultimo collassato a 25 anni durante la partita tra il suo Livorno ed il Pescara.
Nel 1995, Gianluca Vialli, alla morte di Andrea Fortunato a soli 24 anni per leucemia acuta, scrisse, “…speriamo che in paradiso ci sia una squadra di calcio, così che tu possa continuare a essere felice correndo dietro a un pallone. Onore a te, fratello Andrea Fortunato”. Tra i decessi improvvisi, quelli di Renato Curi (24 anni) ed Andrea Cecotti (25 anni). Calciatori morti per infarto fulminante anche all’estero, da Marc-Vivien Foè a 28 anni quando era in campo con il Camerun contro la Colombia, all’ungherese Miklos Feher accasciatosi in campo durante la gara contro il Portogallo, da Antonio Puerta a 22 anni a Phil O’Donnell, crollato dopo aver segnato un gol per il suo Motherwell. Morte improvvisa anche per il brasiliano Bernardo Ribeiro e Patrick Ekeng. 

AGI – Dagli integratori al doping spesso il passo è stato molto breve. Dalle pillole blu dell’Oral-Turinabol, farmaco anabolizzante largamente usato nello sport della Ddr (l’ex Germania Est) ai beveroni e alle iniezioni somministrati nel calcio, italiano compreso. Morti improvvise, malattie neurodegenerativa e tumori: la lista dei calciatori colpiti si sta tragicamente allungando.

I decessi di Sinisa Mihajlovic e Gianluca Vialli, persone particolarmente amate, sono solo gli ultimi di una triste lista e fanno riflettere sui metodi farmacologici utilizzati nelle squadre di calcio. Premettendo che non ci sono certezze né sul piano scientifico, né su quello giudiziario, sul mondo del calcio c’è comunque più di interrogativo aperto. Si va dalla sopportazione fisica e psicologica di un così elevato numero di partite a ritmi di gioco altissimi a quale confine c’è tra farmaci e sostanza illecite. Fa riflettere lo ‘zero-casi’ doping nel calcio.

Se la relazione sistema farmacologico del calcio-malattia-morte è ancora da verificare, tornando indietro nel tempo va menzionato il primo decesso accertato per doping della storia. È quello del ciclista inglese Tom Simpson morto nel luglio del 1967 sulle micidiali rampe del Mont Ventoux (assunse anfetamine per non sentire la fatica). Improvvisa e sospetta era stata la morte nel sonno a soli 38 anni di Florence Griffith-Joyner. La prima morte improvvisa nel calcio italiano risale al 16 marzo del 1969, quella di Giuliano Taccola. A soli 25 anni l’attaccante della Roma morì per un malore dopo aver assistito alla patita tra i giallorossi ed il Cagliari dalla tribuna (il giorno prima aveva assunto farmaci contro la febbre).

Nel football italiano i soli morti di Sla (la Sclerosi laterale amiotrofica, nota anche come malattia di Lou Gehrig), sono oltre quaranta (33 dagli anni ’60 ad oggi). Il magistrato torinese Raffaele Guariniello, che definì la ‘malattia professionale’ dei calciatori, nel 1999 aprì un’inchiesta dove emersero diverse ipotesi, tra cui il fatto che sui campi da calcio si fa uso di pesticidi e diserbanti. Il caso di Sla che aveva colpito particolarmente l’opinione pubblica era stato quello di Stefano Borgonovo, morto nel luglio del 2013 a soli 49 anni.

L’ex attaccante di Fiorentina e Milan, chiamava ‘La Stronza’ la malattia che lo aveva reso immobile su una sedia a rotelle costringendolo a parlare attraverso un sintetizzatore vocale. Morto a soli 42 anni per Sla anche Gianluca Signorini. La Sclerosi laterale amiotrofica ha ucciso tanti, tra di essi anche Pietro Anastasi (71 anni), attaccante della Juventus e della Nazionale, l’ex difensore di Roma e Fiorentina Giovanni Bertini (68 anni) ed Albano Canazza (38 anni).

Negli anni 2000 si è registrato un significativo numero di decessi di ex giocatori (alcuni negli anni ’70 hanno militato anche nella Fiorentina). Si tratta di Marcello Giusti morto a 54 anni nel 1999 per tumore cerebrale, Carlo Tagnin scomparso a 67 anni nel 2000 per osteosarcoma, Mauro Bicicli deceduto a 66 anni nel 2001 per tumore al fegato, Ferdinando Miniussi spirato a 61 anni nel 2001 per epatite C, Giacinto Facchetti morto a 64 anni nel 2006 per tumore al pancreas, Giuseppe Longoni scomparso a 64 anni nel 2006 per vasculopatia cronica, Enea Masiero spirato a 65 anni nel 2009 per tumore e Ferruccio Mazzola spentosi dopo una lunga malattia a 68 anni nel 2013.

Nel 1987 aveva fatto scalpore la morte per leucemia linfoblastica acuta di Bruno Beatrice a soli 38 anni, anche lui giocatore dei viola. Morti improvvise per arresto cardiaco sono quelle di Davide Astori (31 anni) e Piermario Morosini, quest’ultimo collassato a 25 anni durante la partita tra il suo Livorno ed il Pescara.

Nel 1995, Gianluca Vialli, alla morte di Andrea Fortunato a soli 24 anni per leucemia acuta, scrisse, “…speriamo che in paradiso ci sia una squadra di calcio, così che tu possa continuare a essere felice correndo dietro a un pallone. Onore a te, fratello Andrea Fortunato”. Tra i decessi improvvisi, quelli di Renato Curi (24 anni) ed Andrea Cecotti (25 anni). Calciatori morti per infarto fulminante anche all’estero, da Marc-Vivien Foè a 28 anni quando era in campo con il Camerun contro la Colombia, all’ungherese Miklos Feher accasciatosi in campo durante la gara contro il Portogallo, da Antonio Puerta a 22 anni a Phil O’Donnell, crollato dopo aver segnato un gol per il suo Motherwell. Morte improvvisa anche per il brasiliano Bernardo Ribeiro e Patrick Ekeng. 

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