Gli scavi dell’Appia Antica svelano la vita medievale a Caracalla

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AGI – L’area di Caracalla era viva e vissuta anche in età medioevale. Molto prima di essere attraversata dalle auto, e molto dopo aver ospitato le terme imperiali dell’antica Roma, questa zona ha vissuto da protagonista diverse fasi storiche come dimostrano i risultati dello scavo Appia Regina Viarum, un progetto di archeologia pubblica della Soprintendenza Speciale di Roma che, di fronte alle Terme di Caracalla ha portato alla luce edifici, strutture e reperti, con importanti scoperte a partire dal II secolo fino all’età moderna.
“Quello che vediamo oggi è il risultato di uno scavo avviato a luglio – spiega all’AGI Riccardo Santangeli Valenzani docente di Archeologia Medievale di Roma 3 – con l’obiettivo centrale di ritrovare indizi sulla localizzazione del primo tratto della via Appia, che è quello su cui ci sono più problemi in merito alla precisa ed esatta localizzazione e anche al rapporto che la via Appia ha con la via Nova Severiana, ossia la strada rifatta dai Severi all’inizio del terzo secolo che dovrebbe ripercorrere lo stesso tratto della via Appia oppure affiancarlo. Naturalmente, come sempre succede negli scavi, il lavoro ha dato indizi per rispondere a questa domanda ma ha anche fornito tantissime altre informazioni, molte particolarmente interessanti e relative alla continuità di vita e di frequentazione di questa zona in epoca tardo antica e alto medievale. Sottolineo quindi l’eccezionale interesse dell’individuazione, in quest’area, di tracce di trasformazioni continue che, in qualche modo, confermano la presenza di vita in età medioevale e fino all’inizio del nono secolo”.
Nell’anno della candidatura a patrimonio Unesco, arrivano quindi nuove evidenze archeologiche a sostegno della valenza culturale della via Appia. “Oggi presentiamo uno scavo di ricerca, finalizzato non solo a trovare importanti resti e reperti – spiega Daniela Porro, Soprintendente Speciale di Roma, a margine della presentazione – Lo scopo, coordinato con la candidatura dell’Appia come patrimonio dell’umanità, è acquisire più informazioni possibile sull’area dove sorgeva una delle strade più importanti dell’antica Roma in un programma di interventi e iniziative per valorizzare le Terme di Caracalla e il loro contesto. Fondamentale è che la Soprintendenza continui a svolgere attività scientifica, come in questo caso collaborando con l’Università Roma 3, e utilizzando proficuamente fondi europei”.
Iniziato nel 2018 con indagini non invasive, lo scavo vero e proprio è cominciato dal luglio 2022. Alle attività archeologiche è stata affiancata anche l’apertura dello scavo alla cittadinanza attraverso visite guidate durante i lavori, che hanno coinvolto migliaia di cittadini, e la pubblicazione delle relazioni archeologiche settimanali attraverso la piattaforma Sitar della Soprintendenza. Improntata all’interdisciplinarità, l’attività di ricerca è iniziata a opera della Soprintendenza con indagini non invasive, carotaggi e georadar, per individuare il punto dove effettuare lo scavo vero e proprio, iniziato a partire dal luglio 2022 in collaborazione con l’Università Roma 3, con il coinvolgimento di figure professionali diverse, oltre agli archeologi, strutturisti, geologi, architetti, archeosismologi.
La domanda storica all’origine dello scavo effettuato davanti alle Terme di Caracalla è infatti: dove passava il primo miglio dell’Appia Antica? Gli studiosi hanno finora avanzato ipotesi diverse su questo percorso, ma solo l’evidenza archeologica potrà confermare il tracciato iniziale della prima strada romana intitolata a un console, Appius Claudius Coecus, e il suo rapporto con l’imponente via Nova Severiana costruita all’inizio del III secolo dopo Cristo dall’imperatore Settimio Severo, che ne ribatteva il tracciato. Nel paesaggio contemporaneo il tracciato iniziale della Appia è quasi scomparso, tanto che oggi è opinione comune che la strada cominciasse da porta San Sebastiano. Le fonti antiche tramandano che invece la Regina Viarum partiva almeno un chilometro prima, a Porta Capena, dove oggi troviamo l’omonima piazza.
“Le strutture più antiche – spiega Mirella Serlorenzi, direttrice scientifica dell’indagine, a margine della presentazione -. risalgono all’età adrianea, arrivano a quella severiana, e distano dalle tabernae davanti alle Terme circa 30 metri che corrisponderebbero a 100 piedi romani, ovvero la larghezza della via Nova severiana come riportata dalla Forma Urbis. La stratigrafia ha soprattutto restituito le continue trasformazioni di strutture di età imperiale, con la sovrapposizione nel tempo di attività produttive o abitative. La quantità di informazioni e di materiali rinvenuti, come la moneta quadrata papale, l’anello con monogramma, un’incisione benaugurante trovata sotto a una colonna, fornisce un quadro di un’area viva e frequentata fino all’alto medioevo, periodo di cui a Roma si hanno scarse testimonianze. Emerge così la trasformazione dell’Urbs imperiale nella Roma cristiana medioevale decisiva nella storia della città. Sappiamo quindi che era un’area molto viva, poteva sembrare ovvio essendo a ridosso della città ma fino ad oggi non avevamo conferme”.
In questo contesto sono considerati quindi di estremo interesse i materiali venuti alla luce e che permetteranno di inquadrare meglio l’utilizzo dell’area con datazioni più precise. Tra i reperti più antichi spicca una testa di statua, una colonna con una iscrizione beneaugurale, una tabula lusoria, pedine da gioco, scampoli di mosaico, resti di anfore e perfino una rara moneta quadrata, una delle prime coniate sotto il controllo papale e databile tra il 690 e il 730. Anche la ceramica invetriata e i residui e scarti di materiale di fusione confermerebbero la presenza di attività produttive. Il ritrovamento di una strada del X secolo in battuto indica la presenza in epoca medioevale di una importante percorrenza che, probabilmente, ricalcava l’Appia e spinge a continuare le indagini. La grande difficoltà dello scavo è stata la massiccia risalita d’acqua, che impedisce di arrivare a 8 metri di profondita’ dove dovrebbe trovarsi il basolato antico. È proprio l’acqua quindi a fermare, per il momento, i lavori.

AGI – L’area di Caracalla era viva e vissuta anche in età medioevale. Molto prima di essere attraversata dalle auto, e molto dopo aver ospitato le terme imperiali dell’antica Roma, questa zona ha vissuto da protagonista diverse fasi storiche come dimostrano i risultati dello scavo Appia Regina Viarum, un progetto di archeologia pubblica della Soprintendenza Speciale di Roma che, di fronte alle Terme di Caracalla ha portato alla luce edifici, strutture e reperti, con importanti scoperte a partire dal II secolo fino all’età moderna.

“Quello che vediamo oggi è il risultato di uno scavo avviato a luglio – spiega all’AGI Riccardo Santangeli Valenzani docente di Archeologia Medievale di Roma 3 – con l’obiettivo centrale di ritrovare indizi sulla localizzazione del primo tratto della via Appia, che è quello su cui ci sono più problemi in merito alla precisa ed esatta localizzazione e anche al rapporto che la via Appia ha con la via Nova Severiana, ossia la strada rifatta dai Severi all’inizio del terzo secolo che dovrebbe ripercorrere lo stesso tratto della via Appia oppure affiancarlo. Naturalmente, come sempre succede negli scavi, il lavoro ha dato indizi per rispondere a questa domanda ma ha anche fornito tantissime altre informazioni, molte particolarmente interessanti e relative alla continuità di vita e di frequentazione di questa zona in epoca tardo antica e alto medievale. Sottolineo quindi l’eccezionale interesse dell’individuazione, in quest’area, di tracce di trasformazioni continue che, in qualche modo, confermano la presenza di vita in età medioevale e fino all’inizio del nono secolo”.

Nell’anno della candidatura a patrimonio Unesco, arrivano quindi nuove evidenze archeologiche a sostegno della valenza culturale della via Appia. “Oggi presentiamo uno scavo di ricerca, finalizzato non solo a trovare importanti resti e reperti – spiega Daniela Porro, Soprintendente Speciale di Roma, a margine della presentazione – Lo scopo, coordinato con la candidatura dell’Appia come patrimonio dell’umanità, è acquisire più informazioni possibile sull’area dove sorgeva una delle strade più importanti dell’antica Roma in un programma di interventi e iniziative per valorizzare le Terme di Caracalla e il loro contesto. Fondamentale è che la Soprintendenza continui a svolgere attività scientifica, come in questo caso collaborando con l’Università Roma 3, e utilizzando proficuamente fondi europei”.

Iniziato nel 2018 con indagini non invasive, lo scavo vero e proprio è cominciato dal luglio 2022. Alle attività archeologiche è stata affiancata anche l’apertura dello scavo alla cittadinanza attraverso visite guidate durante i lavori, che hanno coinvolto migliaia di cittadini, e la pubblicazione delle relazioni archeologiche settimanali attraverso la piattaforma Sitar della Soprintendenza. Improntata all’interdisciplinarità, l’attività di ricerca è iniziata a opera della Soprintendenza con indagini non invasive, carotaggi e georadar, per individuare il punto dove effettuare lo scavo vero e proprio, iniziato a partire dal luglio 2022 in collaborazione con l’Università Roma 3, con il coinvolgimento di figure professionali diverse, oltre agli archeologi, strutturisti, geologi, architetti, archeosismologi.

La domanda storica all’origine dello scavo effettuato davanti alle Terme di Caracalla è infatti: dove passava il primo miglio dell’Appia Antica? Gli studiosi hanno finora avanzato ipotesi diverse su questo percorso, ma solo l’evidenza archeologica potrà confermare il tracciato iniziale della prima strada romana intitolata a un console, Appius Claudius Coecus, e il suo rapporto con l’imponente via Nova Severiana costruita all’inizio del III secolo dopo Cristo dall’imperatore Settimio Severo, che ne ribatteva il tracciato. Nel paesaggio contemporaneo il tracciato iniziale della Appia è quasi scomparso, tanto che oggi è opinione comune che la strada cominciasse da porta San Sebastiano. Le fonti antiche tramandano che invece la Regina Viarum partiva almeno un chilometro prima, a Porta Capena, dove oggi troviamo l’omonima piazza.

“Le strutture più antiche – spiega Mirella Serlorenzi, direttrice scientifica dell’indagine, a margine della presentazione -. risalgono all’età adrianea, arrivano a quella severiana, e distano dalle tabernae davanti alle Terme circa 30 metri che corrisponderebbero a 100 piedi romani, ovvero la larghezza della via Nova severiana come riportata dalla Forma Urbis. La stratigrafia ha soprattutto restituito le continue trasformazioni di strutture di età imperiale, con la sovrapposizione nel tempo di attività produttive o abitative. La quantità di informazioni e di materiali rinvenuti, come la moneta quadrata papale, l’anello con monogramma, un’incisione benaugurante trovata sotto a una colonna, fornisce un quadro di un’area viva e frequentata fino all’alto medioevo, periodo di cui a Roma si hanno scarse testimonianze. Emerge così la trasformazione dell’Urbs imperiale nella Roma cristiana medioevale decisiva nella storia della città. Sappiamo quindi che era un’area molto viva, poteva sembrare ovvio essendo a ridosso della città ma fino ad oggi non avevamo conferme”.

In questo contesto sono considerati quindi di estremo interesse i materiali venuti alla luce e che permetteranno di inquadrare meglio l’utilizzo dell’area con datazioni più precise. Tra i reperti più antichi spicca una testa di statua, una colonna con una iscrizione beneaugurale, una tabula lusoria, pedine da gioco, scampoli di mosaico, resti di anfore e perfino una rara moneta quadrata, una delle prime coniate sotto il controllo papale e databile tra il 690 e il 730. Anche la ceramica invetriata e i residui e scarti di materiale di fusione confermerebbero la presenza di attività produttive. Il ritrovamento di una strada del X secolo in battuto indica la presenza in epoca medioevale di una importante percorrenza che, probabilmente, ricalcava l’Appia e spinge a continuare le indagini. La grande difficoltà dello scavo è stata la massiccia risalita d’acqua, che impedisce di arrivare a 8 metri di profondita’ dove dovrebbe trovarsi il basolato antico. È proprio l’acqua quindi a fermare, per il momento, i lavori.

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