“Chi ha messo la bomba”. Attentato a Sigfrido Ranucci, Roberto Saviano rompe il silenzio

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 Un commento durissimo e senza mezzi termini quello di Roberto Saviano, che condanna l’attentato subito da Sigfrido Ranucci, conduttore di Report, colpito nella notte tra giovedì e venerdì da due ordigni esplosi davanti alla sua abitazione. Lo scrittore, da anni sotto scorta per le sue denunce contro la camorra, non si limita a esprimere solidarietà, ma denuncia una deriva sistematica nel modo in cui vengono trattati coloro che si occupano di inchieste scomode.

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In un video pubblicato sui social, Saviano afferma che l’attentato non è un gesto isolato, ma un chiaro messaggio intimidatorio: “Chi lo ha colpito, sapeva che non poteva colpire lui, voleva mandare un messaggio”. Secondo lo scrittore, l’attacco rappresenta un avvertimento rivolto a tutto il mondo del giornalismo d’inchiesta, un segnale che “questa bomba non è solo un atto intimidatorio: è un messaggio destinato a chiunque pensi che l’inchiesta, l’analisi, la critica siano ancora spazi di libertà”.

Saviano sottolinea come l’episodio si inserisca in un quadro più ampio di delegittimazione e isolamento di chi si impegna a fare luce su verità scomode. “Sono anni e anni e anni che chiunque prenda posizione attraverso un’inchiesta, un’analisi, riceve un massacro mediatico personale, dossier, isolamento, diffamazione, compromissione del proprio lavoro”, denuncia. Lo scrittore attribuisce questa strategia sia al governo di estrema destra che, a suo avviso, alimenta un clima di ostilità, sia a una cultura social che considera normale il discredito verso chi si espone.

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Saviano evidenzia come il meccanismo di attacco si sia spostato dall’idea alle persone, con la delegittimazione che diventa strumento di distruzione della libertà di espressione: “Quando non si discute più delle idee, ma sulle persone, la critica diventa distruttiva”. La lunga gestazione di isolamento e delegittimazione, secondo lo scrittore, ha portato all’attentato contro Ranucci, un episodio che rappresenta il culmine di questa strategia.

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L’autore di Gomorra si dice vicino al conduttore di Report, ma esprime anche una forte sfiducia nella giustizia, ricordando la propria esperienza personale: “I responsabili semmai pagheranno tra 10 anni se va bene”. Saviano cita il caso di Francesco Bidognetti, boss dei casalesi condannato in secondo grado per minacce rivolte a lui e alla giornalista Rosaria Capacchione, sottolineando quanto sia lunga e difficile la strada della giustizia in Italia.

Concludendo il suo intervento, Saviano traccia un quadro cupo ma realistico: “La democrazia in tutto questo è morta”. La bomba che ha colpito Ranucci, uomo scortato, è la prova che chi ha colpito voleva mandare un messaggio a tutti, non solo a una singola persona. “Chi colpisce un giornalista sotto scorta non sta cercando di fermare una persona. Sta lanciando un avvertimento a tutti”, ribadisce lo scrittore, lanciando un grido d’allarme sulla fragilità della nostra democrazia e sulla necessità di una risposta ferma e decisa contro ogni forma di intimidazione e violenza.

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