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Esiste una soglia, nel grande racconto della vita, che trasforma l’esistenza in una vera e propria impresa. Si oltrepassano decenni, si superano guerre e pandemie, e si diventa il testimone vivente di un intero secolo. In questa particolare dimensione, Giuseppina Zecchini, per tutti semplicemente Pina, aveva trovato il suo posto.
Per anni era stata l’incarnazione di una forza silenziosa. A dispetto dell’anagrafe, che segnava la cifra impressionante di 111 anni, il suo nome non era solo un numero, ma il simbolo di una resistenza ostinata contro ogni pronostico.
In un anno buio per il mondo intero, quello segnato dal Covid, lei, per un motivo ben preciso di cui vi parleremo nel corso dell’articolo, era divenuta una delle figure più luminose e celebrate d’Italia.

Ma anche l’esistenza più lunga e combattiva deve, prima o poi, accettare un’unica verità ineludibile. Non c’è lotta o guarigione che tenga: il tempo, alla fine, reclama il suo debito finale.Per una delle donne più longeve del Paese, il sipario è sceso, lasciando dietro di sé un’eredità di memoria che nessuno può cancellare. Dopo una vita di traguardi e sorprese, il cammino di Pina si è interrotto.
Giuseppina Zecchini, la nonnina d’Italia, è deceduta e il triste annuncio della sua scomparsa, pervenuto poco fa, è stato un colpo al cuore per tutti noi.

Il momento è giunto, inevitabile ma non per questo meno solenne, nel cuore dell’autunno. Il silenzio è caduto sulla lunga parabola della donna. La notizia, appresa da subito dalla comunità che l’aveva adottata, ha rapidamente percorso il Paese.
Giuseppina Zecchini, per tutti semplicemente Pina, si è spenta all’età di 111 anni. Nata originariamente a Verona, aveva scelto di vivere la gran parte della sua ultracentenaria esistenza a Bolzano, diventando di fatto un’icona locale e nazionale. La sua scomparsa l’ha consacrata definitivamente tra le figure storiche, la si ricorda come una delle nonnine d’Italia, un appellativo affettuoso che ne sottolineava l’eccezionale longevità.
Pina era l’ottava persona più longeva in Italia e veniva chiamata la “nonna dell’Alto Adige” perché era la più anziana della regione e dal 2014 viveva nella residenza per anziani Don Bosco. Penultima di 5 fratelli, classe 1914, è venuta al mondo negli anni più bui, quelli del primo scontro mondiale, e a 14 anni fu mandata dalla famiglia a Bolzano per lavoro.

Nel 1939, si sposò con il falegname Laerte Neri, con cui ebbe 3 figli, rimanendo vedova a soli 45 anni,, crescendoli poi solo con le sue forze, lavorando duramente.
Ora che Giuseppina non c’è più, restano negli annali, a definire l’indomita tempra della signora, le pagine scritte durante la crisi sanitaria: nel 2020, in piena emergenza, Pina aveva sconfitto il Covid. È stata, per molti, l’ultima grande vittoria contro un nemico invisibile, un segno di speranza lanciato a un intero Paese. Ora, la sua storia si ferma, ma il segno lasciato sul tempo è indelebile. Il funerale di Giuseppina Zecchini si terrà a Bolzano domani, martedì 21 ottobre, alle 14 nella chiesa parrocchiale di Don Bosco.
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