Ranucci sfida la politica: “220 denunce, ma non mollo. Chi querela sapendo di mentire deve pagare caro”

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Screenshot-2025-10-25-alle-13.41.53-1024x576 Ranucci sfida la politica: “220 denunce, ma non mollo. Chi querela sapendo di mentire deve pagare caro”

Sigfrido Ranucci, volto storico del giornalismo investigativo italiano e recentemente vittima di un grave atto intimidatorio con l’esplosione della sua auto davanti casa, ha espresso il suo profondo rispetto e fiducia nella magistratura, pur riconoscendo le criticità di un sistema che troppo spesso permette abusi. Lo ha dichiarato a margine dell’assemblea generale dell’Associazione nazionale magistrati (ANM), sottolineando l’importanza di rafforzare le istituzioni e di rinnovare il sistema giudiziario.

Fiducia e critiche costruttive
«Io ho grandissimo rispetto e grandissima fiducia nella magistratura come cittadino italiano, nonostante abbia un numero di oltre 220 denunce», ha affermato Ranucci, evidenziando la sua convinzione che la giustizia possa e debba migliorare. Il giornalista ha anche commentato le proposte di riforma, sottolineando che «basterebbe approvare la legge sulle liti temerarie perché quella attuale non mi sembra funzioni un granché». Con determinazione, ha aggiunto: «Io non voglio che ritirino le querele nei miei confronti, voglio vincere sul campo, non per assenza di giocatori», evidenziando la sua volontà di affrontare le controversie legali con trasparenza e determinazione.

Appello alla politica e alle istituzioni
Ranucci ha lanciato un forte appello affinché si faccia giustizia anche nel campo delle denunce contro i giornalisti: «Vorrei che se un politico denuncia un giornalista sapendo che quello che il giornalista ha detto è vero, poi paghi. E paghi anche salato, perché ha scomodato la giustizia, l’ha ingolfata e ha fatto un’evidente intimidazione alla libertà di stampa». Parole dure che evidenziano il rischio di utilizzo pretestuoso delle cause legali come arma di pressione contro il diritto di informare.

Unione e rinnovamento nel sistema giudiziario
Durante l’intervento, Ranucci ha anche sottolineato l’importanza dell’unità tra i magistrati: «Sono qui perché mi hanno invitato e credo sia importante in questo momento mandare un messaggio all’Associazione nazionale magistrati: è fondamentale essere uniti». Tuttavia, ha anche evidenziato la necessità di un cambiamento interno: «L’ANM deve cominciare a ragionare in maniera meno correntizia. È un vizio politico quello delle correnti e il cittadino deve recuperare fiducia nella magistratura».

Posizione sulla separazione delle carriere
Interrogato sul referendum riguardante la separazione delle carriere, Ranucci ha espresso una posizione netta: «Sono contrario alla separazione delle carriere perché in tutti i Paesi dove esiste, il pubblico ministero alla fine è sottoposto al potere politico. Noi abbiamo bisogno di poteri divisi che si facciano da contrappeso, solo così la macchina democratica può funzionare». La sua posizione riflette la volontà di mantenere un equilibrio tra poteri, fondamentale per la tutela della democrazia.

Un messaggio di fiducia e denuncia
Concludendo il suo intervento, Ranucci ha ribadito che difendere la magistratura e la libertà di stampa significa difendere la democrazia stessa. Un appello alla responsabilità di tutte le parti coinvolte, affinché si rafforzi il sistema giudiziario e si tuteli il diritto di informare e di essere informati, pilastri fondamentali di una società democratica.


L’intervento di Ranucci si inserisce in un momento delicato per il sistema giudiziario italiano, chiamato a confrontarsi con sfide interne ed esterne, e rappresenta un invito alla responsabilità e alla coesione per rafforzare le fondamenta della democrazia nel nostro Paese.

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