Ilaria Salis contro Viktor Orban: «Ducetto magiaro, indole fascista»

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ilaria-salis-immunita-1024x576-2 Ilaria Salis contro Viktor Orban: «Ducetto magiaro, indole fascista»

La polemica tra l’eurodeputata di Alleanza Verdi e Sinistra, Ilaria Salis, e il premier ungherese Viktor Orban si infiamma nuovamente, alimentando un clima di forte tensione tra Bruxelles, Budapest e Roma. Dopo mesi di scontri diplomatici legati al caso giudiziario che coinvolge la deputata italiana, le recenti dichiarazioni di Salis hanno scatenato un acceso dibattito pubblico e politico, riaccendendo le divisioni tra le istituzioni europee e il governo di Orban.

Le parole di Ilaria Salis
Attraverso un post su X (ex Twitter), Salis ha rivolto dure accuse al premier ungherese, definendolo «il ducetto magiaro» e criticando aspramente le sue politiche autoritarie. «Per l’ennesima volta, il ducetto magiaro dà prova di disconoscere i principi di una vera democrazia», ha scritto la deputata, sottolineando come «non spetti al potere politico condannare un imputato, tanto meno un avversario, al carcere: questo è compito di un giudice imparziale e indipendente».

Il messaggio si è fatto ancora più duro, con Salis che ha accusato Orban di «rivolgere la storia indietro», richiamando i valori di libertà e diritti conquistati in Europa. «Orban, più parli più riveli la tua indole fascista. Il popolo italiano l’ha già ripudiato e non permetteremo che si riportino indietro le lancette della storia», ha aggiunto, concludendo con una domanda diretta all’Unione europea: «Perché i cittadini europei devono continuare a finanziare il governo autocratico di questo signore?».

La replica velata di Viktor Orban
Il premier ungherese ha risposto indirettamente alle accuse durante un’intervista alla trasmissione “10 Minuti”, commentando il processo giudiziario che vede Salis imputata per le aggressioni del 2023 contro militanti di estrema destra a Budapest. Orban ha affermato: «Ilaria Salis è una signora italiana venuta in Ungheria, ma se viene per commettere crimini, non è benvenuta. Ha usato violenza contro cittadini pacifici, quindi è una criminale e dovrebbe stare in galera».

La dichiarazione, che ha suscitato le proteste della deputata, rappresenta una violazione del principio di presunzione di innocenza, poiché Salis è ancora sotto processo, anche se gode dell’immunità parlamentare grazie alla sua elezione al Parlamento europeo.

Il contesto politico e simbolico
Il caso Salis si è trasformato in un simbolo delle tensioni tra Bruxelles e Budapest. La deputata italiana, detenuta per oltre un anno in Ungheria in condizioni denunciate come disumane, è stata liberata dopo aver ottenuto l’immunità parlamentare. Da allora, ha assunto un ruolo di critica ferma alle politiche “illiberali” di Orban, diventando un simbolo della resistenza europea contro le derive autoritarie.

Il governo ungherese, dal canto suo, sostiene che «la giustizia ungherese è indipendente» e accusa l’UE di interferire negli affari interni. La disputa rischia di riaccendere lo scontro diplomatico tra Roma, Bruxelles e Budapest, in un momento cruciale in cui l’Unione discute i nuovi fondi di coesione destinati all’Ungheria, ancora congelati per violazioni dello stato di diritto.

Reazioni politiche e opinioni pubbliche
Il post di Salis ha diviso l’opinione pubblica europea. I gruppi di sinistra e i Verdi hanno difeso la deputata, lodandone il coraggio e la volontà di denunciare le ingiustizie, mentre i partiti del centrodestra italiano, come Fratelli d’Italia e Forza Italia, l’hanno criticata per aver alimentato tensioni con un governo straniero e per aver insultato un capo di Stato.

In Ungheria, i media vicini al governo hanno definito Salis «un simbolo della decadenza europea», mentre a Bruxelles il suo intervento riapre il dibattito sulla compatibilità tra le politiche di Orban e i valori fondanti dell’Unione.

Un conflitto destinato a protrarsi
L’ennesimo scontro tra Salis e Orban evidenzia come il caso, nato come vicenda giudiziaria, si sia ormai trasformato in un terreno di battaglia politica e simbolica. Mentre la deputata promette di «difendere le libertà conquistate», il premier ungherese ribadisce che «la giustizia non si fa sui social». La tensione, tuttavia, sembra destinata a protrarsi, alimentata dai toni sempre più accesi e dalle implicazioni internazionali di questa disputa.

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