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A fine anno, l’attesa è di quelle che generano suspence ma anche timori di brutte notizie. In milioni di case, l’ombra lunga di dicembre si accompagna alla speranza di quel compenso extra, la tredicesima. Sembra l’unico vero respiro profondo per le famiglie prima di affrontare le spese delle feste e la stretta di gennaio.
Ma quando si apre la busta paga, occorre, spesse volte, fare i conti con la dura realtà. La cifra che dovrebbe allentare la pressione delle bollette e dei regali rivela presto la sua spietata verità fiscale. Questo accade perché su quella mensilità aggiuntiva non esistono sconti: l’intero importo è sottoposto alla stessa tassazione ordinaria IRPEF.
Non beneficia neanche delle detrazioni per il lavoro dipendente, poiché tali agevolazioni vengono già distribuite in modo uniforme lungo gli altri dodici mesi. È un meccanismo implacabile che, da anni, penalizza in modo specifico il ceto medio, trasformando quello che dovrebbe essere un sollievo in una parziale delusione. Per questo motivo, nelle sale del potere, la discussione è improvvisamente tornata dirompente.

C’è chi ha deciso di puntare i riflettori proprio su quel gettito miliardario che lo Stato incassa ogni anno, con l’obiettivo di renderlo disponibile al cittadino. Spostare l’ago della bilancia fiscale significherebbe iniettare immediatamente liquidità nelle tasche dei lavoratori e, di conseguenza, dare un forte impulso ai consumi interni e all’economia nazionale. n gioco, al di là di ogni principio di equità, c’è una posta che vale circa 14,5 miliardi di euro per il Fisco.
E, a quanto pare, una lieta notizia è in arrivo per gli italiani, in quanto da dicembre, sul fronte tredicesima 2025, cambia tutto. Ma cosa sta per accadere?

Gli italiani attendono con trepidazione la tredicesima perché è una mensilità aggiuntiva che viene erogata, per legge e contratto, alla maggior parte dei lavoratori dipendenti e dei pensionati, di solito nel mese di dicembre, in occasione delle festività natalizie.
Per evitare che la tredicesima deluda le aspettative, il vicepremier Antonio Tajani, leader di Forza Italia, ha posto la detassazione della tredicesima come un punto focale per la prossima Legge di Bilancio 2026.Al centro della sua visione, in realtà, non c’è solo la singola mensilità di dicembre. L’obiettivo si allarga, mirando ad alleggerire il carico fiscale su altre voci cruciali che compongono il salario mensile.
Per questa ragione, si starebbe valutando un’azione simile anche per gli straordinari, per le prestazioni festive e per i premi di produzione erogati dalle aziende. Una mossa che, secondo il partito, porterebbe a una maggiore competitività delle imprese e, in parallelo, innalzerebbe il potere di acquisto delle famiglie.Il percorso di questa riforma, tuttavia, si annuncia in salita.

Già nel 2023, il viceministro Maurizio Leo aveva avanzato l’ipotesi di una tassazione più bassa per la tredicesima, ma il progetto era stato immediatamente fermato a causa degli ingenti timori sui costi per le casse pubbliche. Oltre al complesso dossier sulla tredicesima, il pacchetto fiscale in discussione per la Manovra 2026 include altre modifiche che incideranno direttamente sui salari e sul ceto medio. Tra le priorità spicca il taglio della seconda aliquota Irpef, quella che dovrebbe passare dal 35% al 33%.
Questo intervento riguarderebbe la fascia di redditi fino a circa 50.000 euro e, una volta applicato, garantirebbe un aumento lordo in busta paga stimato tra i 20 e i 440 euro annui. Sullo sfondo, l’Esecutivo sta esaminando anche la revisione della cosiddetta Ires premiale e l’aumento della soglia esentasse per i fringe benefit. L’insieme di queste misure mira a ridefinire in modo sostanziale il rapporto tra Fisco e lavoratori, facendo della Legge di Bilancio 2026 uno snodo cruciale per l’economia italiana.
L’articolo Tredicesima 2025, cambia tutto da dicembre: la splendida notizia poco fa proviene da Notizie 24 ore.
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