“Una grande ca***a!”. Ranucci si candida con quel partito? Sconcerto totale

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Il tour mediatico di Sigfrido Ranucci si trasforma in una vera e propria controinchiesta pubblica. Dalla radio alla televisione, passando per i principali talk show, il conduttore di Report ha deciso di alzare la voce, difendendo con fermezza il suo lavoro e quello della sua redazione in un anno segnato da tensioni, sanzioni e attacchi politici.

Un anno difficile per il giornalismo d’inchiesta

Intervenendo prima a Un giorno da pecora su RadioUno e poi a Otto e mezzo su La7, Ranucci ha descritto il 2023 come «l’anno più complicato» nella storia del programma di Rai 3. Al centro delle sue dichiarazioni, la multa da 150mila euro inflitta dal Garante per la Privacy, che ha rappresentato un punto di svolta nel rapporto tra Report e le autorità di controllo. «Questo è stato l’anno più difficile per la nostra trasmissione – ha spiegato – per le condizioni in cui abbiamo dovuto lavorare». Parole che suonano come una denuncia di un clima di crescente ostilità verso il giornalismo d’inchiesta, spesso bersaglio di critiche e intimidazioni.

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Difesa dell’azienda e possibili sviluppi giudiziari

Ranucci ha chiarito la sua posizione sulla sanzione, affermando che «dovrebbe essere pagata dalla Rai» e annunciando che farà di tutto per «difendere l’azienda». Ricordando come in passato alcuni provvedimenti del Garante siano stati successivamente annullati dal tribunale ordinario, ha lasciato intendere che anche questa vicenda potrebbe approdare in sede giudiziaria. Alla domanda su una possibile nuova inchiesta contro l’Authority per la privacy, il conduttore ha risposto con un tono enigmatico: «Ci torneremo, ma forse non domenica prossima», lasciando aperta la possibilità di ulteriori azioni di contrasto.

Preoccupazioni sulla tenuta della redazione e il concorso Rai

Ranucci ha inoltre espresso preoccupazione per il futuro della squadra di Report, considerata uno dei simboli del giornalismo investigativo italiano. In particolare, ha criticato il concorso interno alla Rai, ritenendolo una potenziale minaccia per la professionalità del team. «Ho una squadra straordinaria alle spalle – ha detto – e con questo concorso c’è il rischio di perdere competenze preziose». Un riferimento diretto anche all’attentato subito nei mesi scorsi, che ha segnato profondamente la sua vita personale e professionale.

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Le voci di una candidatura politica e la difesa dell’indipendenza

Nel corso del suo tour mediatico, Ranucci ha smentito categoricamente le voci di una sua possibile candidatura politica, in particolare con il Movimento 5 Stelle. «Una grande cazz***a», ha commentato senza mezzi termini, sottolineando di non sentirsi adatto a un ruolo politico e di preferire il suo lavoro di giornalista. La sua posizione di indipendenza e autonomia resta quindi salda, nonostante le speculazioni e le pressioni esterne.

Critiche e tensioni con le istituzioni

Ranucci ha anche puntato il dito contro alcune istituzioni, in particolare la Commissione di vigilanza Rai, accusata di averlo messo nel mirino con attacchi e interrogazioni parlamentari. «Meglio questi attacchi che la solidarietà finta e ipocrita di questi giorni», ha commentato, evidenziando come il clima sia diventato sempre più ostile. Ha invece espresso rispetto per Chiara Colosimo, presidente della Commissione antimafia, ringraziandola per aver condotto le convocazioni «in modo equilibrato e con grande sensibilità».

Un anno di resistenze e sfide

Il racconto di Ranucci dipinge un quadro di tensioni continue, tra attacchi politici, procedimenti legali e pressioni interne alla Rai. Tuttavia, il conduttore si mostra determinato a proseguire nel suo percorso di giornalismo investigativo, ritenendo che difendere Report significhi difendere il diritto dei cittadini a conoscere la verità. «Difendere Report – ha detto – significa difendere il diritto dei cittadini a sapere».

Il 2023 si chiude con polemiche, minacce e nuove sfide, ma anche con la volontà di non arretrare di fronte a nessun potere, nel nome di un’informazione libera e responsabile. Un anno che, secondo Ranucci, rappresenta un banco di prova per la libertà di stampa in Italia, e che testimonia la tenacia di un giornalismo che non si arrende di fronte alle difficoltà.

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