Australia, bufera in Parlamento: la senatrice Pauline Hanson entra indossando il burqa e scatena il caos

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Un episodio destinato a far discutere per giorni ha scosso il Parlamento australiano questa settimana. La senatrice di estrema destra Pauline Hanson, leader del partito anti-immigrazione One Nation, ha fatto irruzione nell’aula legislativa indossando un burqa nero, provocando reazioni di sdegno e proteste tra i colleghi e l’opinione pubblica.

La protesta in aula e il tentativo di presentare un disegno di legge

Secondo quanto riportato da Askanews, Hanson aveva programmato di presentare al Senato un disegno di legge volto a vietare l’uso del burqa in Australia. Un’iniziativa che si inserisce nella lunga battaglia del suo partito contro l’immigrazione e le comunità musulmane, e che ha sempre suscitato forti polemiche nel Paese.

Tuttavia, il suo tentativo è stato immediatamente bloccato dai membri del Parlamento, che hanno impedito alla senatrice di intervenire. Pochi minuti dopo, Hanson è tornata in aula, sedendosi tra i banchi con addosso un burqa nero, sfidando apertamente le regole non scritte del decoro istituzionale e le norme di comportamento parlamentare.

Reazioni e conseguenze

L’episodio ha scatenato un’ondata di proteste e condanne. L’aula si è rapidamente riempita di voci di dissenso, tanto che la presidenza ha deciso di sospendere i lavori per calmare gli animi. Numerosi parlamentari hanno condannato la mossa di Hanson come «razzista», «irrispettosa» e «un segnale pericoloso in un momento di forte tensione sociale».

Larissa Waters, leader dei Verdi australiani, ha espresso duramente il suo disappunto: «Questo gesto non è solo una provocazione politica, ma un attacco diretto alle persone di fede e alle donne che già vivono sotto pressione. È uno schiaffo alla convivenza civile e ai valori di rispetto reciproco».

Un contesto di crescente islamofobia

L’episodio si inserisce in un momento delicato per l’Australia, dove i casi di islamofobia sono in aumento e le politiche restrittive nei confronti delle minoranze musulmane trovano sempre più consenso, soprattutto nelle aree più conservatrici del Paese. La provocazione di Hanson rischia di alimentare ulteriormente le tensioni sociali e di approfondire le divisioni culturali che attraversano la società australiana.

Un dibattito aperto

L’evento ha riacceso il dibattito pubblico sulla libertà di espressione, il rispetto delle minoranze e i limiti della provocazione politica. Mentre alcuni criticano la mossa di Hanson come un atto di provocazione inutile e divisiva, altri la vedono come un tentativo di portare all’attenzione pubblica una questione che, secondo loro, merita un confronto più approfondito.

L’Australia si trova così di fronte a una sfida: come conciliare il rispetto delle diversità con le esigenze di sicurezza e coesione sociale in un Paese sempre più polarizzato. La vicenda di Pauline Hanson resterà senza dubbio al centro del dibattito politico e sociale nei prossimi giorni.

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