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Una scoperta inattesa tra gli sportelli dell’anagrafe ha dato il via a un’inchiesta che ha dell’incredibile. Tutto è iniziato come una mattina qualunque, quando una persona si è presentata in Comune per rinnovare la propria carta d’identità. L’operazione, di routine, si è improvvisamente trasformata in un caso destinato a scuotere l’intera comunità.
A insospettire l’impiegata dell’ufficio anagrafe è stato un dettaglio che non quadrava: la foto del vecchio documento e l’aspetto della persona seduta davanti a lei sembravano riferirsi a due individui diversi. Le differenze non erano semplici cambiamenti dovuti al passare del tempo, ma vere discrepanze fisiche impossibili da ignorare. L’addetta, seguendo il protocollo, ha segnalato l’anomalia ai superiori.
Da quel momento sono scattate le verifiche, prima interne e poi affidate alle forze dell’ordine. L’indagine ha iniziato a dipanarsi tra archivi, registri e testimonianze, portando alla luce una verità tanto sorprendente quanto sconvolgente. L’identità dichiarata non corrispondeva a quella reale: dietro quel nome si nascondeva una storia intricata fatta di silenzi, omissioni e un passato che qualcuno aveva tentato di cancellare.

Man mano che la ricostruzione avanzava, il quadro appariva sempre più complesso. Quella persona aveva assunto l’identità di un altro individuo per ragioni che gli inquirenti stanno ancora cercando di chiarire. Non si esclude nessuna pista: dal desiderio di sfuggire a una vita difficile fino all’estremo tentativo di ricominciare da capo senza lasciare tracce.
Un gesto che, pur illegale, sembra affondare le radici in un profondo malessere personale. La vicenda, ora al centro del dibattito cittadino, solleva interrogativi inquietanti. Si era finto la madre per…

La dipendente, seguendo le procedure, ha segnalato immediatamente la situazione ai superiori. Dal confronto tra l’immagine della carta scaduta e quella richiesta per il nuovo documento, immagini poi finite anche agli atti dell’indagine, è emersa una verità che ha sorpreso tutti: a presentarsi allo sportello non era la signora Dall’Oglio, bensì il figlio, un infermiere rimasto senza lavoro.
Da quella anomalia è partita un’indagine interna, poi sfociata in un intervento dei carabinieri. Gli accertamenti economici hanno rivelato che l’uomo aveva continuato a percepire la pensione di reversibilità del padre, medico, per un totale di circa 53 mila euro. Solo in un secondo momento, i militari hanno deciso di recarsi nell’abitazione in cui madre e figlio risultavano residenti.
Lì, la scoperta più drammatica: il corpo ormai mummificato della donna. Nessuno l’aveva più vista di persona dal giorno in cui si era presentata in Comune per rinnovare la precedente carta d’identità, quasi dieci anni prima. Il sindaco di Borgo Virgilio, Francesco Aporti, ha fornito ulteriori dettagli sul contesto familiare, sottolineando come non risultassero particolari difficoltà economiche tali da giustificare un simile comportamento.

“Oltre alla pensione — ha spiegato — sono emerse anche alcune proprietà immobiliari intestate a entrambi: tre abitazioni e diversi terreni“. Un patrimonio che rende la vicenda ancora più difficile da interpretare.
L’indagine ora prosegue per chiarire da quanto tempo la donna fosse deceduta, se vi siano stati tentativi volontari di occultare il suo decesso e quali responsabilità penali possano ricadere sull’uomo, che avrebbe vissuto per anni come se la madre fosse ancora in vita.
L’articolo Si è finto la madre per la pensione: questa era la foto per la carta d’identità proviene da Notizie 24 ore.
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Notizie 24 ore
DALL’ITALIA
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