Stop al Ponte sullo Stretto, due direttive europee violate. Governo sotto pressione

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Il progetto per la costruzione del Ponte sullo Stretto di Messina si trova di fronte a un nuovo e significativo ostacolo: il diniego del visto da parte della Corte dei Conti, che ha bloccato di fatto l’iter autorizzativo dell’opera. La decisione, presa lo scorso ottobre e motivata con le motivazioni depositate il 27 novembre 2025 dalla Sezione centrale di controllo di legittimità, rappresenta un duro colpo per le speranze di riprendere i lavori, che sembravano ormai avviati dopo l’ok del Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica e lo Sviluppo Sostenibile (Cipess) ad agosto.

Le ragioni del diniego: questioni ambientali, contrattuali e regolamentari

Il Collegio ha negato il visto e la registrazione della delibera, evidenziando una serie di irregolarità che compromettono la legittimità dell’intero procedimento. Tra le principali motivazioni, spiccano le violazioni di due direttive europee di fondamentale importanza.

La prima riguarda la direttiva 92/43/CE, nota come direttiva Habitat, che tutela gli habitat naturali e le specie selvatiche. La Corte ha sottolineato come nel procedimento non siano state adeguatamente valutate le implicazioni ambientali dell’opera, in particolare in relazione alla delibera IROPI (Imperative Reasons of Overriding Public Interest), che permette, in casi eccezionali, di realizzare opere impattanti su siti di interesse comunitario senza una corretta analisi di impatto ambientale.

La seconda violazione riguarda l’articolo 72 della direttiva 2014/24/UE sugli appalti pubblici. La Corte ha evidenziato come siano intervenute modifiche sostanziali al contratto originario, risalente a diversi anni fa, senza rispettare le norme europee che regolano le variazioni contrattuali. Questi cambiamenti, secondo la Corte, avrebbero alterato l’equilibrio economico e la natura stessa del progetto, compromettendo la trasparenza e la regolarità dell’intera procedura.

Questioni nazionali: il parere dell’Autorità di regolazione dei trasporti mancato

Oltre alle contestazioni comunitarie, la Corte dei Conti ha rilevato anche una violazione di norme nazionali. In particolare, si evidenzia la mancata acquisizione del parere dell’Autorità di regolazione dei trasporti (Art), obbligatorio ai fini della validità del piano tariffario e della sostenibilità economica dell’opera. La mancanza di questo parere ha rappresentato un elemento ostativo alla concessione del visto, sollevando dubbi sulla congruità delle tariffe e sulla reale sostenibilità finanziaria del progetto.

Reazioni politiche e prospettive future

La decisione della Corte dei Conti ha suscitato un acceso dibattito politico. Il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini, ha ribadito la volontà del Governo di proseguire con il progetto, sostenendo che le irregolarità sollevate siano superabili e che l’opera rappresenti un investimento strategico per il Paese. Tuttavia, la bocciatura ufficiale evidenzia come il futuro del Ponte dipenda dalla capacità delle istituzioni di sanare le criticità legali e amministrative evidenziate, affrontando le questioni ambientali, contrattuali e regolamentari.

Un’opera complessa e controversa

Il caso del Ponte sullo Stretto di Messina si conferma come uno dei progetti più ambiziosi e discussi nel panorama infrastrutturale italiano. La decisione della Corte dei Conti mette in luce le sfide di un iter burocratico e legale complesso, che richiede attenzione e rigore per garantire trasparenza, sostenibilità e rispetto delle normative europee e nazionali. Resta da vedere se il Governo riuscirà a superare queste criticità e a ridare slancio a un’opera che, se realizzata, potrebbe cambiare radicalmente il volto del Sud Italia e del collegamento tra le due sponde dello Stretto.

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