Capodanno Rai1, un rito stanco che non sa più parlare al Paese

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1767258052054_1-1536x864-1-1024x576 Capodanno Rai1, un rito stanco che non sa più parlare al Paese

Il brindisi di mezzanotte su Rai1 si è trasformato, quest’anno, in un’immagine emblematicamente triste di una televisione che fatica a trovare il suo ruolo nel presente. La serata, che avrebbe dovuto essere un momento di festa, di innovazione e di emozione collettiva, si è invece rivelata un lungo déjà-vu, un’eco di programmi già visti, riproposti senza alcuna rinnovata energia.

Una serata senza ambizioni, tra cover e nostalgia

Il cuore della notte si è svolto su un impianto che pareva più un riciclo di idee che una proposta originale. Artisti chiamati a reinterpretare successi iconici senza un’idea forte, senza una rilettura personale, senza un senso di novità. Le cover sono diventate il rifugio di una tv che si accontenta di mettere in fila nomi e brani, confidando nella nostalgia come anestetico collettivo. Altrove, invece, gli originali cantavano dal vivo, con un contesto scenico e simbolico molto più coerente e coinvolgente.

Il momento simbolico: la mezzanotte come specchio di crisi

Il passaggio più atteso, la mezzanotte, si è rivelato il momento più rivelatore di questa crisi di immaginario. Un palco affollato, confuso, dominato da volti storici messi insieme senza una vera regia narrativa. Più che un brindisi al futuro, sembrava una rimpatriata di volti noti, un rito di fine corso che nessuno ha davvero voglia di celebrare, ma che si ripete per abitudine. Mancava la solennità, l’energia, anche quell’ironia involontaria che talvolta salva le serate sbagliate. Solo un lungo vuoto scenico, che ha evidenziato quanto la Rai fatichi oggi a trovare un linguaggio capace di parlare a generazioni diverse nello stesso momento.

Catanzaro: un luogo senza identità

Anche la location, che avrebbe potuto essere un valore aggiunto, si è rivelata un’ulteriore delusione. Catanzaro, scelta ricorrente negli ultimi anni, si è mostrata come uno sfondo anonimo, mai realmente raccontato, mai trasformato in simbolo. Le immagini dall’alto hanno mostrato spazi discontinui, una piazza poco vissuta, un’immagine debole che testimonia come il Sud venga ancora troppo spesso trattato come un luogo da riempire con eventi temporanei, senza un progetto culturale di lungo respiro.

L’eccezione: Marco Liorni e la professionalità

In questa serata opaca, una figura ha retto meglio di altre: Marco Liorni. Professionale, solido, capace di mantenere insieme i pezzi di una macchina complessa senza perdere il controllo, ha mostrato quanto il problema non sia nei singoli, ma nel contesto generale. La sua presenza ha evidenziato come, con un progetto più ambizioso e coerente, anche un conduttore di grande esperienza possa fare la differenza.

Una riflessione sul futuro del servizio pubblico

Se questa è l’immagine che Rai1 ha scelto di dare del suo Capodanno, il problema non è solo la mediocrità di una serata, ma la visione culturale di un servizio pubblico che sembra aver rinunciato a sorprendere, a disturbare, perfino a sbagliare in modo creativo. La sensazione di stanchezza, di un passato che si ripete senza fine, si fa sentire forte e chiara.

Il vero problema, insomma, non è il modo in cui si saluta il nuovo anno, ma come si immagina il futuro di una televisione pubblica che, invece di innovare, si rifugia nella nostalgia e nella ripetizione. E quella, a mezzanotte, è la cosa peggiore da brindare.

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