“Ha salvato 10 vite”. Crans-Montana, chi è Paolo: il papà eroe

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Crans-Montana, 2 gennaio 2026 — Quella che avrebbe dovuto essere una serata di festeggiamenti si è trasformata in una scena di puro incubo, segnando indelebilmente l’inizio del 2026 nelle Alpi svizzere. Nella notte tra il 31 dicembre e il 1° gennaio, un incendio devastante ha sterminato il lounge bar “Le Constellation”, un locale alla moda nel cuore di Crans-Montana, provocando decine di vittime e feriti. Molti presenti descrivono quella notte come un vero e proprio film dell’orrore, con le fiamme che avvolgevano il locale e i soccorsi che si complicavano a causa della violenza dell’incendio.

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Un gesto di eroismo tra le fiamme

Tra i protagonisti di questa tragedia si distingue la figura di Paolo Campolo, analista finanziario italiano con cittadinanza svizzera, residente a Crans-Montana dal 2023. La sua storia è quella di un uomo che, nel cuore del disastro, ha messo a rischio la propria vita per salvare quella di giovani estranei. Circondato dalle fiamme e dai corpi dei ragazzi intrappolati, Campolo ha sfondato una porta di emergenza, sfidando il fuoco e la paura. La sua testimonianza, arrivata dai letti dell’ospedale di Sion, racconta di un gesto istintivo e umanissimo: “Ho estratto a mani nude i ragazzi, alcuni gravemente ustionati, chiedevano aiuto in italiano, in varie lingue. Sembrava un film.”

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La cronaca di una notte terribile

Tutto è iniziato in modo apparentemente innocuo. A circa 50 metri dal locale, nel cuore di Crans-Montana, Paolo e la sua famiglia stavano festeggiando il capodanno a casa quando hanno visto le prime fiamme uscire dalle finestre di “Le Constellation”. La telefonata di sua figlia, diretta al locale, ha reso tutto più terribilmente reale: “Papà, c’è stata una strage, ci sono tanti feriti.” La ragazza era proprio sulla strada per il locale, ma una scelta apparentemente marginale — arrivare in ritardo di pochi minuti — le ha salvato la vita.

Immediatamente, Paolo si è precipitato fuori con un estintore, trovando la figlia in stato di choc e vedendo il fuoco emergere dal bar. La scena si è trasformata in un inferno, con giovani e giovanissimi intrappolati dietro porte incendiate, molti ancora vivi, alcuni coscienti e altri meno. Con l’aiuto di uno sconosciuto, ha forzato l’ingresso, cercando di portare via quanta più gente possibile: “Ero sotto shock, ma ho pensato solo a salvarli.”

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Un locale di tendenza, ora trappola mortale

Il “Le Constellation” non era un semplice locale, ma il punto di ritrovo di tanti adolescenti e giovani adulti di Crans-Montana e delle località vicine. La moda, la musica, l’atmosfera glamour attraggono soprattutto i minorenni, spesso provenienti dalle località alpine e dalla vicina Italia. Quella sera, però, tutto è cambiato in pochi secondi: le luci si sono spente, il fuoco ha preso il sopravvento, e il locale è diventato una trappola mortale.

Una comunità sotto shock, tra dolore e speranza

Ora, mentre la neve si posa sulle Alpi e la città si prepara a riprendersi dal dolore, le storie di chi ha vissuto la notte di fuoco si intrecciano con quella di speranza e di umanità. Paola Campolo, sorella del protagonista, racconta con lacrime agli occhi: “Mio fratello ha rischiato tutto per salvarci. La sua azione ci dà forza.”

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Il padre eroico è ora ricoverato a Sion, in condizioni non facili, mentre la sua giovane figlia, miracolosamente illesa, si trova in cura a Ginevra. Il fidanzato di quest’ultima, invece, lotta tra la vita e la morte in un ospedale di Basilea, gravemente ustionato.

Una notte che lascerà segni indelebili

Le indagini sono ancora in corso, ma ciò che resta è il ricordo di una notte di terrore e di perdita. Come una festa davanti al camino si può trasformare in un inferno in pochi istanti? La risposta, tragicamente, si trova nelle cicatrici di un’incendio che ha inghiottito sogni, speranze e, troppo spesso, vite giovani.

In questa tragedia, il coraggio di un padre emerge come simbolo di umanità e solidarietà, un monito a non perdere mai la sensibilità di fronte alla sofferenza altrui. Un dolore collettivo che in questa terra di montagna si rinnova, con la speranza che ricordi e gesti di altruismo possano aiutare a superare le ferite aperte di quella notte.

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