Tajani accusa Zelensky di ingenerosità: “L’Europa ha fatto di tutto per l’Ucraina”

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Foto-1200x670-16-4-300x169 Tajani accusa Zelensky di ingenerosità: “L’Europa ha fatto di tutto per l’Ucraina”

 

Roma. Le parole di Antonio Tajani arrivano a margine del Business Forum Italia-Germania, ma toccano il cuore del rapporto tra Europa e Ucraina dopo oltre un anno e mezzo di guerra. Rispondendo ai giornalisti sul discorso molto critico pronunciato da Volodymyr Zelensky al Forum di Davos, il ministro degli Esteri ha rivendicato il ruolo dell’Unione, sostenendo che Bruxelles “ha garantito l’indipendenza dell’Ucraina facendo di tutto per sostenerla dal punto di vista politico, finanziario e militare” e giudicando “non generoso” il giudizio del presidente ucraino. Non si tratta solo di una replica di rito: nelle frasi di Tajani si concentrano la stanchezza crescente delle opinioni pubbliche europee, le tensioni sui bilanci nazionali e la sensazione, diffusa in molte capitali, che la narrativa di Kiev rischi di oscurare la portata del sostegno già messo in campo dall’Occidente.

La rivendicazione europea: cosa vede Tajani

Per chi sta nelle istituzioni europee la tesi di Tajani è semplice: l’Unione Europea ha fatto e continua a fare moltissimo per Kiev. I governi ricordano i pacchetti di aiuti economici, il sostegno politico alla candidatura europea dell’Ucraina, le sanzioni contro la Russia, gli invii di armi e l’addestramento dei militari ucraini. Dal punto di vista di Roma, Berlino, Parigi e delle altre capitali, l’indipendenza di Kiev è stata difesa anche grazie a una scelta di campo netta che ha avuto un costo in termini energetici, industriali e sociali per i Paesi membri. Quando Tajani parla di giudizio “non generoso”, fotografa la convinzione che una parte dell’opinione pubblica ucraina dimentichi quanto questo conflitto abbia inciso sulle società europee, tra inflazione, caro energia e necessità di spiegare ai cittadini perché continuare a inviare aiuti e armamenti. Nel ragionamento del ministro, riconoscere questo sforzo è essenziale per tenere in piedi il consenso interno e per evitare che si rafforzino le forze politiche più ostili al sostegno a lungo termine all’Ucraina.

La prospettiva di Kiev: perché Zelensky alza il tono

Dall’altra parte, però, il discorso di Zelensky nasce da una prospettiva radicalmente diversa. Per Ucraina e leadership di Kiev la misura non è “quanto” sia stato fatto, ma se quanto è stato fatto sia sufficiente per vincere la guerra. Il presidente ucraino vive ogni giorno il peso delle offensive russe, delle perdite al fronte, dei bombardamenti sulle infrastrutture e di un’economia tenuta in piedi proprio dagli aiuti esterni. Quando denuncia i ritardi, le esitazioni o le divisioni dell’Europa, non ragiona sulle cifre dei bilanci ma sulla necessità di colmare uno scarto tra i bisogni militari reali e ciò che arriva concretamente sul campo. In questo senso la sua critica punta a spingere i partner a fare di più e più in fretta, parlando direttamente alle opinioni pubbliche occidentali e rafforzando l’idea che la guerra contro la Russia non sia solo una questione ucraina, ma una sfida di sicurezza per tutto il continente.

Un equilibrio fragile tra riconoscenza e pressione politica

Il risultato è un equilibrio comunicativo molto fragile. Per i governi europei, insistere sulla gratitudine dovuta a Bruxelles e alle capitali serve a non logorare il sostegno interno, già messo alla prova dai costi economici e dalla paura di un conflitto senza fine. Per Zelensky, al contrario, mantenere alta la pressione su Europa e Occidente è quasi una necessità strutturale: se il messaggio diventasse “abbiamo abbastanza”, calerebbe automaticamente l’urgenza di nuovi aiuti e verrebbe meno la giustificazione politica di nuovi sacrifici. Le parole di Tajani e quelle del presidente ucraino si incrociano esattamente su questo crinale, senza che nessuno dei due possa permettersi di cambiare registro: l’Italia e gli altri partner devono mostrare di non essere un bancomat infinito, Kiev non può permettersi di accettare come definitivo ciò che considera ancora insufficiente. È in questo spazio, fatto di tensione ma anche di interdipendenza, che si giocheranno le prossime mosse diplomatiche e militari del fronte europeo.

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