Crans-Montana, il “caro amico” e la cauzione da 200mila franchi: chi ha salvato Jacques Moretti dal carcere

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Jacques Moretti è tornato in libertà dopo il versamento di una cauzione da 200 mila franchi svizzeri, pari a circa 215 mila euro, fissata dalla Procura di Sion. Il gestore di Le Constellation, il locale di Crans-Montana teatro della strage di Capodanno, è indagato insieme alla moglie Jessica Maric per omicidio colposo, lesioni colpose e incendio colposo. La sua scarcerazione, almeno per ora, è stata resa possibile dall’intervento economico di un “caro amico”, rimasto anonimo, la cui identità è ora al centro di attenzioni e verifiche.

La cauzione e i controlli sulla provenienza del denaro
Il versamento è stato effettuato su un conto della Procura di Sion dopo che la persona che ha pagato ha informato i legali di Moretti e ha chiesto protezione alla polizia. Gli inquirenti hanno esaminato l’origine dei fondi e la natura del rapporto tra l’imputato e chi ha garantito la cauzione, dissipando i dubbi su una possibile provenienza illecita del denaro. La somma è stata ritenuta «adeguata e dissuasiva», aprendo così le porte del carcere des Îles, dove Moretti era detenuto in condizioni che – secondo la difesa – gli impedivano di mangiare e dormire regolarmente, tanto da ottenere il rinvio di parte dell’interrogatorio.

I tre possibili “benefattori”

Negli atti e nelle dichiarazioni emergono tre profili che potrebbero aver effettuato il pagamento. Due sono figure professionali ben note a Crans-Montana: un notaio e un agente assicurativo con uffici nei pressi del locale, lungo rue Centrale, proprio di fronte all’ingresso di Le Constellation. Il terzo è un uomo indicato genericamente come vicino ai Moretti nell’ambito delle loro attività, insieme ad altre persone che frequentavano abitualmente il locale. È lo stesso Moretti ad averli citati nei verbali, parlando di un sostegno arrivato «da tutte le parti».

Gli obblighi imposti a Moretti

La libertà è accompagnata da misure restrittive: ritiro dei documenti d’identità e obbligo di firma quotidiano in commissariato, con ogni probabilità a Sierre, punto intermedio tra Lens – dove Moretti possiede anche il ristorante Vieux Chalet – e Sion. Alla moglie Jessica Maric, già scarcerata in precedenza, resta l’obbligo di presentarsi ogni 72 ore. La Procura ha chiarito che l’indagine potrebbe estendersi, con un riferimento esplicito anche alle eventuali responsabilità del Comune di Crans-Montana, che dal 2019 non avrebbe effettuato ispezioni sul locale.

Il rischio di fuga e i legami sul territorio

Nei documenti la Procura ha sottolineato come Moretti, nonostante le attività economiche in Svizzera e beni immobili ipotecati per oltre 5 milioni di franchi, abbia pochi legami personali nel cantone Vallese, elemento che inizialmente alimentava il timore di fuga. Un rischio che, nelle ore immediatamente successive alla strage, non aveva però portato la procuratrice generale Béatrice Pilloud ad adottare misure cautelari immediate.

Solidarietà e isolamento

Davanti ai giudici, Moretti ha insistito su un’immagine di radicamento locale: famiglia, figli nati a Crans-Montana, attività imprenditoriali concentrate nella zona. «La nostra vita è il lavoro», ha detto, parlando di pochi amici ma «molto stretti», tra cui le figure ora al centro dei sospetti. Una rete di solidarietà che ha avuto un peso decisivo nel garantirgli la libertà provvisoria, mentre l’inchiesta sulla strage di Capodanno resta aperta e potrebbe allargarsi ad altri livelli di responsabilità.

La cauzione ha chiuso, per ora, la parentesi carceraria di Jacques Moretti. Ma la domanda su chi abbia realmente pagato e perché continua a intrecciarsi con l’accertamento delle responsabilità penali e amministrative di una delle tragedie più gravi avvenute negli ultimi anni in una località simbolo del turismo alpino svizzero.

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