Deceduto il 43enne che a Capodanno aveva perso la mano per un petardo

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I botti di Capodanno rappresentano ogni anno un serio pericolo per la sicurezza delle persone. Petardi, fuochi d’artificio e ordigni artigianali possono causare danni irreparabili sia all’ambiente che all’incolumità delle persone. Spesso gli incidenti avvengono per un uso improprio dei materiali pirotecnici, per la loro scarsa qualità o per la sottovalutazione dei rischi, soprattutto quando vengono maneggiati in ambienti affollati o in stato di alterazione dovuto ad alcol e festeggiamenti.

Durante la notte tra il 31 dicembre e il 1° gennaio, Bruno Savoia è rimasto gravemente ferito nella deflagrazione di un petardo artigianale che aveva acceso nel cortile del palazzo dove viveva con la compagna e alcuni amici per festeggiare l’arrivo del nuovo anno. Le condizioni di Savoia dopo l’accaduto sono apparse da subito critiche.

Soccorso inizialmente dagli amici presenti, è stato trasportato d’urgenza al pronto soccorso e ricoverato nel reparto di rianimazione dell’ospedale Sant’Andrea di Vercelli. I medici si sono subito resi conto della gravità della situazione, e nonostante un delicato intervento chirurgico non sia stato possibile ricostruire l’arto perduto.

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Dopo oltre due settimane di agonia, purtroppo la situazione clinica di Savoia è peggiorata progressivamente e l’uomo è deceduto la mattina del 18 gennaio 2026 presso lo stesso ospedale dove era stato ricoverato fin dal giorno di Capodanno.

La Procura locale sta valutando l’eventuale esame autoptico e le indagini dei carabinieri proseguono per ricostruire nel dettaglio la dinamica dell’accaduto e chiarire eventuali responsabilità. Dal racconto della moglie di quei minuti fatali, emerge una circostanza ora al vaglio degli inquirenti. La donna denuncia il ritardo nei soccorsi e…

Non ce l’ha fatta Bruno Savoia, il 43enne rimasto gravemente ferito nella notte di Capodanno a seguito della deflagrazione di un ordigno artigianale. Dopo oltre due settimane di ricovero, l’uomo è deceduto nella mattinata di oggi, 18 gennaio, nel reparto di terapia intensiva dell’ospedale Sant’Andrea di Vercelli, dove era stato trasferito in condizioni disperate subito dopo l’accaduto.

L’episodio si sarebbe verificato proprio nel cortile del palazzo, durante i festeggiamenti per l’arrivo del nuovo anno. Secondo quanto ricostruito dai carabinieri, l’uomo avrebbe acceso un petardo realizzato autonomamente, ottenuto assemblando più artifici pirotecnici. La deflagrazione è stata violentissima e ha provocato danni anche allo stabile, con vetri infranti in diverse parti dell’edificio, compresi garage e abitazioni al piano terra.

I presenti hanno raccontato momenti di forte paura: “Abbiamo sentito un boato fortissimo, sembrava qualcosa di molto più potente di un normale petardo”, ha riferito un residente della zona. Bruno Savoia ha riportato ferite gravissime, in particolare a una mano, che è andata completamente compromessa, oltre a danni estesi all’addome e ustioni in varie parti del corpo.

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In un primo momento, l’uomo è stato soccorso dagli amici che erano con lui e trasportato in auto al pronto soccorso, distante pochi minuti dall’abitazione. Le sue condizioni sono apparse da subito critiche. I medici hanno tentato un intervento chirurgico complesso, ma non è stato possibile salvare l’arto, mentre il quadro clinico generale è progressivamente peggiorato nei giorni successivi fino al decesso.

Nei giorni scorsi la compagna aveva sollevato polemiche denunciando un presunto ritardo nell’arrivo dei soccorsi sanitari, sostenendo di aver contattato più volte il numero di emergenza senza ottenere un intervento tempestivo. La Procura di Vercelli ha annunciato che disporrà l’autopsia per chiarire con precisione le cause del decesso, mentre le indagini restano affidate ai carabinieri, chiamati a ricostruire nel dettaglio la dinamica dell’accaduto e a verificare eventuali responsabilità.

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