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Un viaggio intercontinentale come tanti, iniziato senza alcun presagio, si è trasformato in una tragedia silenziosa consumata a migliaia di metri d’altezza. Una donna di 44 anni, partita dagli Stati Uniti con destinazione Londra, si è addormentata poco dopo il decollo e non si è mai più risvegliata. Solo al termine delle sette ore e mezza di volo, una volta atterrati nel Regno Unito, è emersa la drammatica verità.
Seduta accanto alla madre, la donna si era appoggiata alla sua spalla, cercando riposo durante la traversata. Un’immagine rassicurante, apparentemente normale, che non ha destato sospetti né tra i familiari né tra i membri dell’equipaggio. Nel corso del volo nessuno è riuscito a svegliarla, nonostante i tentativi, e l’allarme è scattato solo all’arrivo, quando ogni intervento si è rivelato inutile.

Rachel Green muore in volo, la donna aveva 44 anni
Solo nelle fasi successive si è iniziato a ricostruire il contesto di quella morte improvvisa. La passeggera era Rachel Green e stava raggiungendo Londra per motivi di studio e lavoro: stava infatti portando avanti un progetto editoriale dedicato a Eleonora d’Aquitania. Un viaggio importante, legato a una passione coltivata con dedizione, che si è interrotto nel modo più crudele.
L’inchiesta aperta presso il West London Coroner’s Court ha fatto emergere elementi complessi. Nel corpo di Rachel erano presenti diversi farmaci prescritti regolarmente, tra cui antidepressivi e melatonina, oltre a tracce di cannabinoidi e una minima quantità di alcol, giudicata non significativa.

Gli esami post mortem hanno escluso qualsiasi abuso o uso ricreativo di sostanze. A rendere fatale la situazione, secondo gli esperti, sarebbe stata una patologia cardiaca mai diagnosticata: una rara malformazione congenita in cui una delle arterie coronarie risultava parzialmente ricoperta dal muscolo cardiaco.
È stata proprio la combinazione tra questa condizione sconosciuta e l’assunzione dei farmaci a causare, con ogni probabilità, l’arresto cardiaco. Una morte definita istantanea, contro la quale non c’era alcuna possibilità di intervento efficace. Lo ha chiarito il coroner senior Lydia Brown, spiegando che “la morte è stata immediata. I farmaci e la condizione cardiaca hanno contribuito al tragico epilogo. Non ci sono prove che Rachel avesse usato sostanze in modo improprio”.
A dare voce al dolore della famiglia è stata la sorella, Roxanne Carney, che ha ricordato Rachel con parole cariche di affetto e nostalgia. L’ha descritta come “una santa” e “la migliore zia del mondo” per suo figlio Jack, sottolineando quanto fosse generosa e attenta agli altri. “Abbiamo perso un angelo sulla Terra e ne abbiamo guadagnato uno in cielo”, ha detto, ripercorrendo anche gli anni difficili segnati da una malattia improvvisa che aveva costretto Rachel a tornare nella città natale per un lungo percorso di riabilitazione. “Ha affrontato tutto con coraggio e determinazione, con una forza che pochi possiedono. Era una persona incredibile e generosa: trovava gioia nell’aiutare gli altri. Se tutti potessimo essere anche solo un po’ come Rachel, il mondo sarebbe un posto migliore”.


Durante l’udienza, la sorella ha anche espresso dubbi e interrogativi sul percorso medico seguito dalla donna. Rachel assumeva diversi farmaci, ma nessuno aveva mai approfondito fino in fondo la possibile origine dei suoi disturbi. “Come può accadere? Perché non è stata indirizzata a un cardiologo prima di ricevere questi farmaci?”, ha chiesto, lasciando emergere un dolore che si mescola alla ricerca di risposte.
Tra i passeggeri di quel volo resta impresso un momento preciso, raccontato da più testimoni: l’annuncio improvviso dagli altoparlanti, “Ci sono medici a bordo?”. Una richiesta rimasta senza esito, mentre i tentativi di rianimazione si susseguivano invano. Una scena che ha segnato chi era presente e che oggi accompagna il ricordo di una donna morta nel sonno, durante un viaggio che avrebbe dovuto portarla verso nuovi traguardi.
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