“Crolla tutto”. Disastro senza precedenti: maltempo Niscemi, migliaia di sfollati

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Le parole arrivano secche, senza possibilità di interpretazione, e colpiscono come un pugno allo stomaco: “L’intera collina sta scendendo verso la piana di Gela: significa fondamentalmente che l’impatto è particolarmente complesso”. È così che si è presentato a Niscemi il quadro delineato da Fabio Ciciliano, una fotografia cruda di ciò che sta accadendo nel comune del Nisseno travolto da una frana che ha già stravolto la vita di centinaia di famiglie. Un’emergenza che ha costretto all’evacuazione circa 1.500 persone e che, giorno dopo giorno, mostra un volto sempre più drammatico.

La situazione, come spiegato sul posto dal capo della Protezione Civile, non lascia spazio a rassicurazioni. “Ci sono delle case prospicienti sul coronamento della frana che non potranno più essere abitate e con il sindaco, Massimiliano Conti, dobbiamo ragionare su una delocalizzazione definitiva di queste famiglie”. Parole che pesano come sentenze per chi, fino a pochi giorni fa, viveva in quelle abitazioni oggi sospese sul vuoto. A rendere tutto ancora più delicato c’è una fascia di sicurezza tutta da analizzare e una certezza che inquieta: la frana è ancora attiva. “La situazione è particolarmente critica”, ha ribadito Ciciliano, mentre sotto gli occhi di tutti le case continuano lentamente a scivolare verso valle.

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Niscemi, il capo della protezione civile: “L’intera collina sta scendendo verso la piana di Gela

Tra le strade evacuate si raccolgono voci che raccontano un disagio che va oltre l’emergenza. “Vent’anni che viviamo sotto questa spada di Damocle dice un residente di via Michelangelo Buonarroti, disabile e fuori da casa e adesso sono senza un tetto e senza futuro”. C’è chi invoca aiuti immediati, chi guarda al domani con paura: “Speriamo che il Governo ci aiuti” dice uno degli sfollati. E ancora: “Sta crollando economicamente tutta Niscemi e non solo noi sfollati”. La preoccupazione non è solo per la casa persa, ma anche per ciò che resta dentro quelle mura. “Siamo in attesa di potere rientrare e prendere qualcosa, perché temiamo atti di sciacallaggio. Danno su danno. Siamo armati di pazienza e di fiducia, ci restano solo queste”. Tra le testimonianze, quella più fragile è forse la più emblematica: “Ho un bambino piccolo, mio marito lavora all’estero e siamo senza casa. Non so come fare”.

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La situazione si aggrava di ora in ora. La frana, con un fronte lungo 4 chilometri che ha già costretto oltre 1.500 persone ad abbandonare le case, non si arresta. Molti degli sfollati non rientreranno più nelle proprie abitazioni.  La paura, intanto, non si ferma ai confini della zona rossa. Anche chi non è stato direttamente colpito vive con il timore che la terra possa continuare a muoversi. L’aria che si respira a Niscemi è carica di solidarietà, ma anche di un senso di impotenza collettiva. Una città che si sente accerchiata dall’emergenza e piegata da un evento che affonda le radici nel passato.

Ed è proprio andando oltre l’emotività del momento e la passerella politica di chi arriva sull’Isola solo per criticare, che emerge il nodo centrale della vicenda. Non si tratta di un episodio isolato, ma della “riattivazione di un dissesto in un contesto geologicamente fragile” ha detto Marco Casini, segretario generale dell’Autorità del Bacino dell’Appennino Centrale “con ruolo rilevante delle condizioni idrogeologiche locali e della presenza d’acqua nel sottosuolo”.

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Una frana che affonda le sue cause in una “condizione strutturale di parte del territorio, aggravata dalle sequenze meteorologiche intense”. Anni di fragilità ignorata che oggi presentano un conto altissimo.

Nel frattempo lo Stato prova a rispondere con gli strumenti dell’emergenza. Dal fondo CAS, Contributo di Autonoma Sistemazione, sono stati stanziati 400 euro a famiglia più altri 100 euro per ogni componente, fino a un massimo di 900 euro al mese per un anno, una procedura già attivata in presenza dell’ordinanza di sgombero. Un aiuto concreto, necessario, ma che non basta a colmare il vuoto lasciato da una casa persa e da un futuro improvvisamente incerto. Per chi è stato costretto ad andarsene, il sostegno economico non cancella la sensazione di buio che oggi avvolge Niscemi.

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DALL’ITALIA 

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