Strage Crans-Montana, 18enne esce dal coma e rivela tutto: “Cos’ha fatto Jessica Moretti”

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image-74-1200x658-1-300x165 Strage Crans-Montana, 18enne esce dal coma e rivela tutto: “Cos’ha fatto Jessica Moretti”

 

La tragica vicenda della strage di Capodanno a Crans-Montana continua a scuotere l’opinione pubblica internazionale, arricchendosi di nuovi e drammatici dettagli che emergono dalle testimonianze dei sopravvissuti.

Recentemente, l’attenzione si è spostata sulle dichiarazioni di Roze, una ragazza svizzera di soli diciotto anni che è riuscita a sopravvivere al terribile incendio scoppiato all’interno del locale Costellation. La giovane, che è rimasta in coma farmacologico per diverse settimane a causa delle gravissime ferite riportate, ha deciso di rompere il silenzio e di raccontare la sua versione dei fatti, puntando il dito contro la gestione dell’emergenza e, in particolare, contro il comportamento di Jessica Moretti, una delle figure centrali in questa drammatica storia.

Il risveglio dopo il buio profondo

Il percorso di rinascita di Roze è iniziato solo una settimana fa, quando i medici dell’ospedale universitario di Liegi, in Belgio, hanno deciso di risvegliarla dal coma. La diciottenne, originaria di Vevey, era stata trasferita nella struttura specializzata dopo essere stata estratta dalle macerie fumanti del bar in condizioni disperate. Il bilancio di quella notte resta pesantissimo, con quaranta giovani vite spezzate dal fuoco e dal fumo. Per Roze, tuttavia, la battaglia è tutt’altro che finita. Durante un’intervista rilasciata ai media belgi, la ragazza ha spiegato che la sua riabilitazione sarà estremamente lunga e dolorosa. Nelle previsioni più ottimistiche, saranno necessari almeno due anni di terapie intense prima che possa recuperare la piena funzionalità delle mani. Attualmente, la sua quotidianità è segnata da una totale dipendenza dagli altri, poiché non è in grado di compiere nemmeno i gesti più semplici o naturali.

Oltre alle profonde cicatrici fisiche, Roze deve fare i conti con un carico psicologico enorme che rende le sue giornate e le sue notti un vero tormento. La giovane ha confessato di soffrire di frequenti incubi in cui rivive i momenti in cui le fiamme hanno avvolto il locale, accompagnati dalle urla strazianti delle altre vittime. Questo stato di costante allerta la porta a non voler mai restare da sola, cercando il conforto di una presenza amica soprattutto nel momento delicato del sonno. Il racconto della notte di San Silvestro si fa ancora più cupo quando la diciottenne ricorda la velocità impressionante con cui il rogo si è propagato. Nonostante lei avesse cercato di dare l’allarme tempestivamente, molti dei presenti non hanno compreso subito la gravità della situazione, continuando a filmare con i cellulari mentre la musica continuava a suonare, trasformando quella che doveva essere una festa in una carneficina senza scampo.

Le dure accuse rivolte a Jessica Moretti

Il punto più controverso e mediaticamente rilevante della testimonianza di Roze riguarda però il comportamento tenuto da Jessica Moretti durante le fasi concitate dell’incendio. Secondo la giovane sopravvissuta, la Moretti si sarebbe trovata all’esterno del Costellation in una posizione che le avrebbe permesso di intervenire o quantomeno di tentare di fornire soccorso. Roze sostiene che la donna sia rimasta immobile a osservare il locale che bruciava, limitandosi a piangere senza prestare alcun tipo di assistenza alle persone che stavano cercando disperatamente di mettersi in salvo. L’accusa è precisa e pesante: secondo la diciottenne, Jessica avrebbe potuto utilizzare l’estintore presente dietro il bancone per cercare di arginare le prime fiamme, ma avrebbe preferito restare a guardare la distruzione della sua attività. Questa immagine di passività totale è rimasta impressa nella mente della ragazza come un simbolo di impotenza e mancanza di coraggio che non riesce a perdonare.

Le indagini e il contesto giudiziario

Le parole di Roze si inseriscono in un quadro investigativo già estremamente complesso e delicato. La magistratura sta cercando di ricostruire le responsabilità di quella notte, e la posizione dei coniugi Moretti è già al vaglio degli inquirenti. Il caso ha assunto anche una dimensione diplomatica, con il coinvolgimento dell’Italia nelle indagini, una mossa che ha suscitato alcune frizioni con il Parlamento federale svizzero che ha parlato di ingerenza inaccettabile. Nel frattempo, emergono dettagli inquietanti come la sparizione dei filmati di oltre duecento telecamere di sorveglianza, un elemento che complica ulteriormente la ricerca della verità. La Moretti, dal canto suo, avrebbe cercato di spostare le colpe su una cameriera rimasta vittima del rogo, alimentando ulteriori polemiche sulla condotta dei gestori. Mentre la giustizia fa il suo corso, Roze continua il suo lento recupero, portando con sé il peso di un dolore che non potrà mai essere cancellato.

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