Ragazzino lasciato a terra dal bus, il conducente si scusa. La mamma: “Sì a un incontro, lo perdono”

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La vicenda del ragazzino lasciato a terra dal bus nel Bellunese continua a far discutere, ma si arricchisce ora di un nuovo capitolo fatto di scuse, chiarimenti e aperture al dialogo. Dopo giorni di polemiche, l’autista coinvolto ha deciso di assumersi le proprie responsabilità, mentre la famiglia dell’undicenne si dice pronta ad andare oltre, chiedendo però che venga fatta piena luce su quanto accaduto.

L’episodio risale a lunedì scorso, quando un undicenne è stato fatto scendere dal pullman che da San Vito di Cadore conduce a Vodo di Cadore, in provincia di Belluno, al termine della giornata scolastica. Un fatto che ha suscitato indignazione e acceso il dibattito sulla gestione dei minorenni nel trasporto pubblico, soprattutto in condizioni climatiche difficili.

Le scuse dell’autista e la sua versione dei fatti

A rompere il silenzio è stato Salvatore Russotto, 61 anni, il conducente del bus, che ha affidato a un’intervista le sue scuse pubbliche. «Mi fa male il cuore. A pensarci a mente fredda mi rendo conto di aver sbagliato. Chiedo scusa al ragazzino e alla sua famiglia», ha dichiarato, parlando di un errore che continua a pesargli. L’uomo ha spiegato che tutto si sarebbe svolto in pochi istanti e di essere pronto ad accettare ogni conseguenza per quanto accaduto.

Ricostruendo l’episodio, Russotto ha raccontato di aver contestato la non validità del biglietto, invitando il giovane a pagare con il bancomat o a esibire un abbonamento. Secondo la sua versione, il ragazzo sarebbe sceso autonomamente dal mezzo in una manciata di secondi. L’autista ha inoltre fatto riferimento alle disposizioni aziendali, che prevederebbero di far scendere chi non è in possesso di un titolo di viaggio valido, senza indicazioni specifiche sui minorenni.

Nel suo racconto, Russotto ha descritto una mattinata definita «delirante», segnata da neve, traffico e strade bloccate, oltre a momenti di forte tensione con alcuni passeggeri. Una situazione che, a suo dire, lo avrebbe portato a perdere lucidità. «A mente fredda gli avrei pagato io il biglietto piuttosto di saperlo in giro con la neve», ha ammesso, ribadendo il proprio rammarico per quanto successo.

La posizione della madre e la richiesta di chiarezza

La mamma dell’undicenne, pur accogliendo le scuse, ha sottolineato la necessità di una ricostruzione corretta dei fatti. La donna si è detta dispiaciuta per il clima di tensione vissuto dall’autista e ha condannato ogni forma di bullismo, ma ha anche ribadito la versione del figlio. «Mio figlio non dice bugie», ha scritto, spiegando che il bambino sarebbe stato invitato a scendere e che non avrebbe mai scelto di percorrere chilometri a piedi con il freddo.

Secondo la madre, al ragazzo sarebbe stato negato anche il recupero del biglietto, giudicato non più valido. Un dettaglio che, a suo avviso, rende ancora più importante un incontro diretto con il conducente. «Vorrei incontrarlo di persona, che ammettesse fino in fondo quello che ha fatto e poi sono pronta a perdonarlo», ha aggiunto, aprendo così alla possibilità di chiudere la vicenda con un gesto di riconciliazione.

Un segnale simbolico per chiudere la vicenda

Nel frattempo, è arrivata anche la presa di posizione della Fondazione Milano-Cortina, che ha annunciato il coinvolgimento dell’undicenne nella cerimonia di apertura dei Giochi Invernali. Un gesto simbolico che punta a trasformare una storia controversa in un messaggio positivo, segnando un punto fermo dopo giorni di discussioni e polemiche.

Una scelta che viene letta come un segnale concreto di attenzione verso il giovane e la sua famiglia, ma anche come il tentativo di restituire centralità ai valori di inclusione, rispetto e responsabilità, messi in discussione da un episodio che ha colpito profondamente l’opinione pubblica.

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