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Ogni inizio anno porta con sé una serie di scadenze fiscali che spesso passano inosservate, ma che possono incidere in modo concreto sulle spese familiari. Tra queste, una delle più rilevanti riguarda il canone TV in bolletta, una voce che molti pagano automaticamente senza chiedersi se sia davvero dovuta.
Dal 2016 il canone viene addebitato insieme alla fornitura elettrica, sulla base di una presunzione: chi ha un’utenza domestica attiva possiede anche un televisore. Proprio questo meccanismo fa sì che molte persone paghino pur avendo diritto all’esonero, semplicemente perché non presentano la dichiarazione necessaria.
Nel 2026 c’è un dettaglio importante da non sottovalutare: la data di scadenza cambia. Non si tratta di una proroga casuale, ma di uno slittamento legato al calendario, che concede qualche giorno in più per mettersi in regola. Un’occasione utile, soprattutto per chi rischia di arrivare tardi come ogni anno.

Il punto centrale è che nulla avviene in automatico. Anche quando i requisiti sono evidenti, l’esenzione non scatta da sola: serve una comunicazione formale all’Agenzia delle Entrate. Chi non lo fa, continuerà a vedere il canone addebitato in bolletta.
Molti contribuenti scoprono solo dopo mesi di aver pagato 90 euro non dovuti, una cifra che pesa soprattutto su pensionati e famiglie con redditi bassi. E spesso il problema non è la mancanza dei requisiti, ma la scarsa informazione.
Prima di tutto è fondamentale chiarire chi ha diritto all’esonero dal canone TV e in quali casi la richiesta è valida.
L’esenzione può essere richiesta solo in situazioni precise, previste dalla normativa.
Il primo caso riguarda chi non possiede alcun apparecchio televisivo. In questo scenario, nessun componente della famiglia anagrafica deve avere una TV in nessuna delle abitazioni collegate all’utenza elettrica intestata al dichiarante. Basta che un solo convivente ne possieda una perché l’esenzione non sia applicabile.
Un secondo caso molto diffuso riguarda gli over 75, ma con un limite chiaro: l’età deve essere pari o superiore a 75 anni e il reddito complessivo proprio e del coniuge non deve superare 8.000 euro annui. Se i 75 anni vengono compiuti entro il 31 gennaio (che nel 2026 slitta al 2 febbraio), l’esonero vale per tutto l’anno. Se invece il compleanno cade tra febbraio e luglio, l’esenzione copre solo il secondo semestre.
Esiste poi una terza categoria, più ristretta, che comprende agenti diplomatici, funzionari consolari, personale di organizzazioni internazionali e militari NATO non residenti, per i quali valgono regole specifiche.
Le date da rispettare per non sbagliare

Per il 2026 la scadenza cruciale è il 2 febbraio. Presentando la dichiarazione entro questa data, l’esonero vale per tutto l’anno.
Se invece la richiesta viene inviata dal 3 febbraio al 30 giugno 2026, l’esenzione sarà valida solo da luglio a dicembre.
Questo significa che ritardare di pochi giorni può costare metà anno di canone.
Come presentare la dichiarazione correttamente
La dichiarazione sostitutiva deve essere presentata dal titolare dell’utenza elettrica e può essere inviata tramite:
- applicazione web dell’Agenzia delle Entrate
- CAF o intermediari abilitati
- raccomandata (con documento di identità allegato)
- PEC, solo con firma digitale
Un dettaglio importante: la dichiarazione va presentata solo il primo anno. Se le condizioni restano invariate, l’esenzione continua automaticamente anche negli anni successivi.
Perché conviene controllare subito
Molti contribuenti pagano il canone pur avendo diritto all’esonero, semplicemente perché non hanno mai presentato la domanda o hanno sbagliato tempistiche. Febbraio è il mese decisivo: chi agisce ora può evitare un addebito che, una volta partito, diventa difficile da recuperare.
Conoscere i requisiti e rispettare le scadenze significa non regalare soldi allo Stato inutilmente. In un periodo in cui ogni spesa conta, anche 90 euro possono fare la differenza.
L’articolo Canone TV, c’è una proroga fino al 2 febbraio compreso per la richiesta di esonero proviene da Notizie 24 ore.
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