Famiglia nel bosco, si muove la zia psicologa: il piano per i tre figli di Catherine e Nathan

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bosco_anteprima-930x620-1-300x200 Famiglia nel bosco, si muove la zia psicologa: il piano per i tre figli di Catherine e Nathan

 

Una vicenda che continua a dividere e a far discutere l’opinione pubblica italiana torna al centro dell’attenzione, tra iniziative di solidarietà, nuovi passaggi giudiziari e l’arrivo dall’estero di una figura chiave. La storia della cosiddetta “famiglia del bosco”, allontanata dai figli lo scorso novembre, si arricchisce ora di un tassello importante che potrebbe incidere sugli sviluppi futuri del caso.

A intervenire con decisione è Rachael Birmingham, sorella di Catherine e zia dei tre bambini, che dall’Australia ha più volte preso posizione a favore della famiglia. In una lettera inviata il 6 ottobre 2024 ai servizi sociali di Palmoli, la donna aveva scritto: “Quei bimbi crescono sani e scelgono di leggere libri invece che stare davanti ai videogiochi”. Rachael non è solo una parente, ma una psicologa con vent’anni di esperienza, attiva nello Stato di Victoria, dove gestisce un “programma dopo-scuola di sviluppo sulle competenza di vita”, ha insegnato alla Trobe University australiana ed è “responsabile del supporto istruzione” nella scuola primaria frequentata anche da suo figlio.

Famiglia nel bosco, si muove la zia psicologa: il piano per i tre figli di Catherine e Nathan

Zia Rachael è attesa in Abruzzo nei prossimi giorni: dovrebbe atterrare già la settimana prossima e raggiungere Palmoli, e probabilmente anche Vasto, per stare vicino ai familiari, come riportato dal quotidiano Il Messaggero. Dal 20 novembre scorso, infatti, Catherine e Nathan Trevallion sono finiti nel vortice dell’allontanamento dei minori più discusso d’Italia, una vicenda che continua a prolungarsi senza una soluzione definitiva.

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Nel corso dei mesi, Rachael Birmingham è intervenuta più volte nel dibattito pubblico, raccontando anche di una visita fatta due anni fa alla famiglia nel casolare immerso nella natura. In quell’occasione, ha spiegato di aver “riscontrato un ambiente molto sicuro e accogliente”, caratterizzato da “cibo fresco, nutriente ed eccellenti” e dal “riconoscimento al contributo e al valore che ciascun bambino porta” con sé. Secondo la psicologa, l’iscrizione a scuola dei gemellini di sei anni e della sorellina di otto “potrebbe essere dannoso per il benessere emotivo”, soprattutto della più grande.

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Già a dicembre, quando si era ipotizzato un possibile rientro della famiglia in Australia, zia Rachael era stata indicata come figura di riferimento per accogliere i bambini nel nuovo Paese. Il suo arrivo in Italia viene presentato ufficialmente come un gesto di solidarietà verso Catherine e il resto dei Trevallion, ma in molti ritengono che la tempistica non sia del tutto casuale, vista la fase delicata attraversata dalla vicenda.

Proprio ieri, all’Aquila, è iniziata la perizia personologica e psicologica su Catherine e Nathan Trevallion, affidata alla dottoressa Simona Ceccoli, nominata dal Tribunale per i minorenni dell’Aquila. La consulente avrà 120 giorni per redigere la relazione, mentre il tempo continua a pesare su una storia che doveva chiudersi rapidamente “nell’interesse supremo dei minori” e che invece va avanti da oltre settanta giorni. Nel frattempo emergono nuovi nodi, come i costi di mantenimento dei tre bambini nella struttura protetta a carico del Comune di Palmoli e alcune verifiche amministrative avviate da legali sulla comunità che li ospita, ritenute rilevanti perché è necessario “assicurarsi che intorno alla famiglia vi sia una gestione totalmente rispettosa delle leggi”.

Intanto oggi a Palmoli è in programma una fiaccolata di solidarietà per Catherine e Nathan, alla quale parteciperanno cittadini e rappresentanti politici. Tra questi anche Carola Profeta, responsabile del dipartimento Famiglia della Lega abruzzese, che ha dichiarato: “I tre bimbi della famiglia che viveva nel bosco devono tornare subito a casa. Non si può più perdere tempo. Sono trascorsi due mesi da un allentamento che è profondamente ingiusto”. Profeta ha ricordato inoltre che “anche l’Autorità garante per l’infanzia ha ribadito che queste misure devono essere eccezionali e che si possono adottare solo in presenza di un pericolo grave e accertato”, auspicando un rapido intervento del tribunale per consentire il ricongiungimento familiare.

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