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A Niscemi c’è un silenzio strano, quello che arriva dopo il boato e resta addosso. Si guarda il terreno come si guarda una crepa sul soffitto: sperando che non si allarghi, ma con la sensazione che stia già succedendo. E mentre la vita prova a riprendere, una domanda si fa spazio su tutte: è finita davvero?
Il punto è che, anche quando il momento più violento sembra passato, la terra non sempre “si ferma” come vorremmo. In questi giorni, lungo il fronte, continuano piccoli cedimenti e crolli. E chi vive o ha parenti in zona lo sa: basta un rumore, una nuova frattura, e l’ansia torna immediata.
A mettere in fila ciò che sta accadendo è Carmelo Monaco, professore ordinario di Geologia Strutturale all’Università di Catania e referente della Società geologica italiana. Le sue parole non girano intorno al problema: la frana che ha colpito Niscemi è un fenomeno di dimensioni eccezionali, oggi ancora difficilmente contenibile.
Dietro quel movimento che spaventa la città, spiega l’esperto, c’è lo scivolamento verso valle delle argille sottostanti. Sopra, come un “piastrone”, ci sono sabbie mal cementate su cui sorge l’abitato: quando la base cede, tutto quello che sta sopra si ritrova più fragile. Ed è così che il bordo della frana può arretrare, passo dopo passo.
Chi immagina una sola spaccatura netta rischia di sottovalutare la complessità di quello che sta succedendo. Monaco parla infatti di una frana composta, cioè un insieme di meccanismi che si sommano e si alimentano.
Nella parte alta si verifica uno scivolamento rotazionale: il terreno si muove come se “ruotasse”, con un basculamento che può far arretrare il contatto tra argille e sabbie. Nella parte bassa, invece, entra in gioco uno scivolamento planare dentro le argille, inclinato verso valle, che trascina l’intero corpo della frana. Tradotto: non basta guardare la superficie, perché una parte importante del rischio sta anche più in profondità.
C’è un dato che impressiona: il coronamento della frana supera i quattro chilometri. E l’innesco sarebbe stato favorito da fattori che, insieme, diventano esplosivi. Le recenti precipitazioni, arrivate dopo un lungo periodo di siccità, hanno favorito infiltrazioni d’acqua. Non solo: l’acqua filtra anche dalle sabbie sovrastanti e si parla pure di acque reflue sversate sul pendio.
Quando il terreno si appesantisce e si riduce la resistenza lungo un piano di scorrimento già presente nelle argille, il movimento diventa più facile. E, in certe situazioni, basta poco per trasformare una criticità in emergenza: una nuova pioggia intensa, un accumulo d’acqua, un cedimento che innesca l’altro.
La fase più violenta può essersi attenuata, ma non significa che il pericolo sia rientrato. Continuano i crolli lungo il coronamento e le abitazioni costruite vicino al ciglio della scarpata restano ad alto rischio. E c’è un’altra preoccupazione che pesa: non si può escludere che l’arretramento possa, col tempo, coinvolgere anche edifici oggi più indietro.
Gli esperti, nel breve periodo, si aspettano un ulteriore arretramento legato al crollo della nuova scarpata sabbiosa formatasi in alto. Proprio lì si trova anche il monumento che ricorda la chiesa delle Sante Croci, demolita dopo la frana del 1997: oggi è in un equilibrio precario, affacciato su un fronte che fa venire i brividi.
Se la superficie già spaventa, la parte più difficile è capire cosa succede in profondità, dentro le argille: prevedere l’evoluzione della superficie di scorrimento sotterranea è complesso. Anche per questo è stata interdetta una fascia di 150 metri dal ciglio della scarpata, una misura considerata necessaria finché non ci saranno monitoraggi più accurati.
Secondo Monaco, solo con rilievi geologici dettagliati, indagini geotecniche e un controllo continuo si potrà stimare meglio quanto il fronte possa arretrare verso l’abitato e quali strategie adottare per ridurre il rischio. Intanto, in città, l’attenzione resta altissima: perché quando la terra si muove, ogni ora sembra chiedere prudenza.
L’articolo Frana di Niscemi, il geologo Monaco: “Fenomeno enorme e difficilmente contenibile” proviene da Notizie 24 ore.
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