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Per giorni è rimasta una scomparsa avvolta nel silenzio, una vicenda che aveva tenuto con il fiato sospeso familiari e comunità locali. Poi, nel pomeriggio di sabato 31, la svolta drammatica: il corpo senza vita di una donna è stato individuato in fondo a un dirupo lungo la strada Napoleonica, nascosto tra la vegetazione. A fare la scoperta è stato un passante, che ha immediatamente allertato le autorità, facendo scattare una complessa macchina dei soccorsi.
Sul posto sono intervenuti il 118, il Soccorso alpino, i Vigili del fuoco e il personale della Questura con la polizia scientifica. Le operazioni di recupero si sono rivelate subito difficili: il cadavere si trovava in una zona impervia, a diversi metri di profondità, e per riportarlo in superficie è stato necessario lavorare per oltre tre ore, utilizzando anche un’autoscala. Fin dai primi rilievi, tuttavia, non sarebbero emersi elementi riconducibili a un intervento di terzi.

Trieste, il cadavere trovato nel burrone è della donna scomparsa il 20 gennaio
Solo in serata è arrivata la conferma ufficiale che ha dato un nome e un volto a quella tragedia. Il corpo ritrovato è quello di Donatella Malisa, la 43enne scomparsa lo scorso 20 gennaio. La notizia è stata comunicata dalla Questura e i familiari sono stati immediatamente informati, chiudendo nel modo più doloroso giorni di attesa e speranza.
Sul luogo del ritrovamento erano presenti anche il medico legale e il procuratore capo Patrizia Castaldini, insieme ai magistrati Alessandro Perogio e Ilaria Iozzi. Secondo quanto riferito dalla Procura, dai primi accertamenti non sarebbero state rilevate anomalie tali da far pensare a responsabilità esterne. L’ipotesi che prende corpo, al momento, è quella di un gesto estremo, anche se saranno necessari ulteriori esami per avere un quadro definitivo.

Le condizioni del cadavere sono apparse compromesse, sia per i gravi traumi provocati dalla caduta, sia per il tempo trascorso dal decesso, che potrebbe risalire ai giorni immediatamente successivi alla scomparsa. Il medico legale ha potuto effettuare solo una prima ispezione, rinviando all’autopsia e agli esami tossicologici il compito di stabilire con maggiore precisione cause e data della morte.
Donatella Malisa era uscita di casa la mattina del 20 gennaio, intorno alle 8.50, senza portare con sé valigie, documenti bancari o un cambio di vestiti.


Aveva soltanto la borsetta e il telefono cellulare. Poco prima di far perdere le tracce aveva inviato un ultimo messaggio al figlio, dettaglio che aveva reso ancora più angosciante la sua improvvisa sparizione.
Nel corso della giornata i familiari avevano tentato più volte di contattarla, ma in serata il telefono risultava spento. L’ultimo segnale era stato agganciato nell’area dell’isola di Grado, elemento che aveva indirizzato le prime ricerche anche verso quella zona. Ora, con il ritrovamento del corpo lungo la Napoleonica, resta il dolore per una vicenda che si chiude nel segno della tragedia e degli interrogativi affidati agli accertamenti finali.
L’articolo “Purtroppo è lei”. Il cadavere giù in un burrone, finisce in tragedia il caso lanciato da Chi l’ha visto proviene da Notizie 24 ore.
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