Ecco perché è stato cancellato l’angelo con il volto della Meloni

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Un affresco nella basilica di San Lorenzo in Lucina a Roma ha scatenato una vicenda di polemiche, critiche e decisioni istituzionali dopo che uno degli angeli raffigurati è sembrato avere un volto sorprendentemente somigliante a quello della presidente del Consiglio Giorgia Meloni. L’immagine restaurata di un cherubino ha attirato l’attenzione di fedeli, turisti, media e autorità ecclesiastiche, finendo per essere cancellata su decisione ecclesiastica nei giorni scorsi.

Cos’è successo

L’angelo compariva nella Cappella del Crocifisso all’interno della basilica romana, accanto al busto di Umberto II di Savoia. Durante recenti lavori di restauro, un secondo angelo è stato ridipinto e – secondo molte persone – il volto restaurato era così somigliante alla premier Meloni da generare forte discussione pubblica.

La somiglianza ha portato diverse persone a fare la fila davanti all’affresco, non per pregare, ma per vederlo e fotografarlo, creando quello che perfino il parroco ha definito un fenomeno “divisivo” all’interno del luogo di culto.

 Chi ha deciso la rimozione

Secondo quanto riportato dai media, la cancellazione del volto dell’angelo non è stata una scelta autonoma dell’artista, ma è avvenuta su richiesta degli uffici ecclesiastici: il Vicariato della Diocesi di Roma e, secondo alcune fonti, con indicazioni del Vaticano o della Curia romani.

Il restauro era stato eseguito da Bruno Valentinetti, lo stesso artista che aveva in passato lavorato su quell’affresco. In un’intervista ha detto: «L’ho coperto perché me lo ha detto il Vaticano» e ha negato che l’intento fosse una raffigurazione politica deliberata, pur ammettendo la somiglianza.

Le ragioni ufficiali della rimozione

Le autorità ecclesiastiche hanno spiegato la decisione citando più motivi:

  • Tutela del luogo di culto: un’immagine troppo associabile a un politico contemporaneo avrebbe potuto distogliere fedeli dalla funzione religiosa e trasformare la chiesa in attrazione mediatica invece che in spazio sacro.

  • Coerenza con l’iconografia originale: il Vicariato ha detto che l’opera restaurata presentava fisionomie non conformi all’iconografia originaria né al contesto sacro della basilica, chiedendo il ripristino dei tratti originali.

  • Eccesso di curiosi: il parroco, monsignor Daniele Micheletti, ha detto che gruppi di visitatori venivano “per vedere l’angelo” e non per partecipare alla liturgia, una situazione ritenuta incompatibile con la funzione della chiesa.

Reazioni e contesto

La rimozione ha acceso dibattiti anche al di fuori della chiesa. Alcune persone hanno commentato ironicamente il fenomeno sui social; altri hanno sostenuto la decisione per rispetto della sacralità dell’arte religiosa. C’è chi invece ha criticato la gestione dell’intervento di restauro, sollevando questioni sul ruolo dei restauratori e sulla protezione del patrimonio culturale.

Nel frattempo, la Soprintendenza Speciale di Roma sta verificando documenti e immagini d’archivio per ricostruire l’aspetto originale del dipinto e verificare se il restauro sia conforme alle normative su beni culturali.

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