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La tradizione e la sacralità della Domenica delle Palme sono state scosse da un episodio senza precedenti: il cardinale latino Pierbattista Pizzaballa, chiesa di assise e guida del Patriarcato di Gerusalemme, è stato definitivamente impedito di celebrare la messa nel Santo Sepolcro, il luogo più sacro della cristianità. La decisione, motivata ufficialmente dalle autorità israeliane per ragioni di sicurezza in piena operazione “Ruggito del Leone”, ha suscitato immediate reazioni di sdegno e preoccupazione a livello internazionale.
Un episodio senza precedenti nella storia moderna della cristianità
Per la prima volta in secoli, le autorità di Gerusalemme hanno negato l’accesso al Patriarcato latino, interrompendo le celebrazioni tradizionali e creando un clamore diplomatico senza precedenti. Le restrizioni, spiegano le forze di sicurezza israeliane, sono state adottate in seguito alla valutazione della conformazione complessa della Città Vecchia, che rende difficile l’intervento rapido in caso di emergenza, soprattutto in momenti di afflusso massiccio di fedeli. La decisione è stata presa nell’ambito dell’operazione di sicurezza denominata “Ruggito del Leone”, che ha comportato la chiusura di alcune aree della storica zona per prevenire possibili rischi.
Il Patriarcato latino di Gerusalemme ha definito l’accaduto “gravemente sproporzionato”, sottolineando come il divieto abbia interrotto, per la prima volta in secoli, la celebrazione della Domenica delle Palme nel luogo più sacro per i cristiani. La nota ufficiale ha evidenziato che finora il Patriarcato ha sempre rispettato le restrizioni imposte durante periodi di conflitto, rinunciando alle celebrazioni pubbliche e trasmettendo le funzioni in streaming ai fedeli di tutto il mondo.
La reazione politica e diplomatica italiana
L’episodio ha immediatamente acceso le reazioni del governo italiano. Il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, ha definito la situazione “inaccettabile” e ha convocato l’ambasciatore israeliano presso la Farnesina per chiedere spiegazioni formali. Tajani ha sottolineato la necessità di tutelare la libertà di culto e ha richiesto un immediato chiarimento sul provvedimento.
Anche il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha espresso solidarietà al Patriarcato e ai fedeli colpiti, commentando: “È un’offesa ai credenti e alla libertà di culto. Il Santo Sepolcro deve rimanere un simbolo di pace e di rispetto per tutte le religioni”. La leader italiana ha ricordato l’importanza di salvaguardare questi luoghi “che rappresentano il cuore della cristianità, specialmente in momenti così delicati”.
Motivazioni ufficiali e il contesto di tensione
Il portavoce della polizia israeliana ha spiegato che “la conformazione della Città Vecchia presenta rischi reali e non è possibile garantire una risposta efficace alle emergenze durante grandi eventi religiosi”. Ha inoltre rassicurato che “la libertà di culto restava garantita, ma in alcune circostanze si può rendere necessario limitare le attività religiose per motivi di sicurezza”.
Dal Patriarcato latino, giunge una ferma condanna: il divieto è stato definito “senza precedenti”. La Chiesa ha evidenziato come, nel rispetto delle restrizioni imposte durante i periodi di conflitto, abbia sempre evitato celebrazioni pubbliche, affidandosi alla trasmissione digitale, e ora si trova di fronte a una decisione che mina profondamente la libertà religiosa e la sacralità del luogo.
La svolta di Netanyahu e le prospettive future
Nel pomeriggio, il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha avuto un breve comunicato, in cui ha escluso un atteggiamento ostile e ha chiarito che “la decisione è stata presa esclusivamente per salvaguardare la sicurezza del cardinale e dei suoi accompagnatori”. Ha annunciato di lavorare a un piano per consentire ai leader religiosi di pregare nei luoghi sacri durante i prossimi giorni, in vista della Pasqua, riconoscendo l’importanza di mantenere i legami tra Israele e la comunità cristiana mondiale.
Il caso si inserisce in un contesto di crescente tensione tra Israele e Vaticano, aggravata dal clima di conflitto in Medio Oriente, tra guerre e minacce di escalation in Libano, Gaza e Iran. In questa cornice, le parole di Pizzaballa, che recentemente ha condannato l’uso della religione per motivi bellici, assumono un valore ancora più simbolico.
Il dialogo e la diplomazia aperti
L’ambasciatore israeliano a Roma, Jonathan Peled, ha dichiarato che il.Cardinale era stato informato preventivamente del divieto e ha definito la decisione “necessaria” e “strumentale alla protezione di vite umane”. Peled ha sottolineato come Gerusalemme sia un’area complessa e fragile, dove la sicurezza deve sempre prevalere, anche se riconosce la sensibilità della comunità cristiana e l’importanza di mantenere un dialogo costruttivo con l’Italia.
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