Ecco come Viktor Orban è diventato il miglior amico di Putin in Europa

[[{“value”:”

viktor_orban-300x169 Ecco come Viktor Orban è diventato il miglior amico di Putin in Europa

C’è un’immagine che più di tutte riassume la traiettoria politica di Viktor Orbán. È il 1989, la Cortina di Ferro sta crollando e un giovane leader ungherese sale sul palco di Budapest per chiedere il ritiro delle truppe sovietiche dal suo Paese. Accanto a lui, Zsuzsanna Szelényi, all’epoca membro della guardia d’onore dedicata alla risepoltura di Imre Nagy, simbolo della rivolta ungherese del 1956 contro Mosca. Orbán, con parole che suonano quasi paradossali oggi, invoca la fine della dittatura comunista e la libertà per l’Ungheria. Nulla avrebbe fatto presagire che, decenni dopo, quell’ex giovane rivoluzionario sarebbe diventato uno dei leader europei più vicini al Cremlino.

Dalla rottura con Mosca all’alleanza con Putin

La metamorfosi di Orbán non è avvenuta all’improvviso, ma attraverso un percorso graduale, fatto di passaggi coerenti e strategici. Come sottolinea Zsuzsanna Szelényi, ex parlamentare del partito Fidesz e testimone di quella fase, il suo processo di trasformazione è stato un ridefinirsi metodo dopo metodo. Da giovane leader liberale e anticomunista, Orbán si è progressivamente reinventato come paladino dell’“illiberalismo”, fino a diventare uno degli interlocutori più affidabili di Vladimir Putin in Europa.

Il suo allontanamento dalla Russia e il avvicinamento all’Occidente avvennero gradualmente, ma il suo ruolo attuale testimonia una svolta radicale. In un contesto europeo segnato dalla guerra in Ucraina e dalle tensioni tra Bruxelles e Mosca, Budapest si presenta come un caso emblematico di autonomia politica. Più volte, Budapest ha frenato iniziative europee contro il Kremlin, come nel caso del blocco di aiuti finanziari destinati a Kiev, alimentando la percezione di un’Ungheria che, pur restando membro dell’UE, agisce secondo una propria linea di politica estera e di sicurezza.

Le radici di una svolta negli anni ’90

Il percorso di Orbán inizia con le prime elezioni democratiche del 1990, quando entra in Parlamento come rappresentante di Fidesz, allora un movimento liberal-centrista. Fin dai primi anni, si manifesta la cifra inconfondibile del suo modo di fare politica: concentrazione del potere e ambizione personale. Dopo aver assunto il comando del partito, conquista un controllo interno capillare, marginalizzando le voci critiche. La svolta decisiva avviene nel 1994, quando Orbán porta Fidesz a posizioni nazional-conservatrici, allontanandosi dal passo più moderato dei suoi esordi.

Da quel momento, il suo cammino si fa sempre più centrale: il partito e il leader diventano un tutt’uno. Orbán traccia la sua rotta verso il potere con decisione, consolidando una leadership autoritaria e arginando ogni forma di opposizione.

Il ritorno al potere e la costruzione di uno Stato “illiberale”

Dopo alcune parentesi di opposizione tra la fine degli anni ’90 e i primi anni Duemila, Orbán torna con forza nel 2010, conquistando una maggioranza schiacciante alle legislative. È l’inizio di una fase di profonda trasformazione istituzionale. La riforma della Costituzione, la riscrittura del sistema elettorale, il controllo sui mass media e la limitazione dell’indipendenza della magistratura sono strumenti per garantirsi il controllo totale sul Paese. L’obiettivo? Non perdere più il potere.

Il riavvicinamento alla Russia e il modello di “stato illiberale”

Parallelamente a questa strategia internalista, Orbán rinsalda i rapporti con Mosca. Nel 2014, firma con la Russia un accordo per la costruzione della centrale nucleare di Paks II, finanziata con prestito russo. Non si tratta solo di interessi economici, ma di un vero e proprio disegno strategico: la convergenza con il modello russo si fa strada nelle sue politiche e nel suo pensiero politico.

Dopo quell’accordo, Orbán definisce esplicitamente l’Ungheria un “stato illiberale”, citando come esempio modello proprio la Russia di Putin. Quel passo segna una rottura significativa con il passato di giovane antifascista e liberale, e un chiaro segnale di evoluzione ideologica e strategica. Budapest apre una “porta verso est”, rafforzando i legami con Cina, Turchia e altre potenze extra-europee per bilanciare l’influenza di Bruxelles.

Ambizione, potere e modelli di riferimento

Secondo molte analisi, il motore di questa trasformazione è l’ambizione personale di Orbán. Péter Molnár, ex compagno di studi del leader ungherese, soggiunge: “È sempre stato estremamente determinato”. La sua ricerca del potere avrebbe prevalso su ogni soggetto ideologico. Altre fonti, come il giornalista Pál Dániel Rényi, sottolineano come Orbán veda nel senso di leadership e nel controllo un fine in sé, più che un interesse per una determinata ideologia.

Tra i modelli di riferimento, si annovera anche Silvio Berlusconi. Orbán avrebbe mutuato dalla figura del Cavaliere elementi come la centralità del leader, il discorso diretto e la costruzione di un partito fortemente personalizzato.

Il rapporto con Bruxelles e la nuova narrazione

Il rapporto tra Orbán e le istituzioni europee si è progressivamente deteriorato: le crescenti pressioni di Bruxelles sulla gestione migratoria e sulle riforme democratiche hanno alimentato un antagonismo che si manifesta nel rifiuto delle imposizioni esterne. La crisi migratoria del 2015, con le misure restrittive adottate da Budapest, ha consolidato questa narrazione di un Paese sotto assedio da potenze esterne, prima Mosca e oggi Bruxelles.

Da allora, la narrativa di Orbán si incentra sull’idea di un Paese minacciato, che difende la propria sovranità. Il quadro complessivo dipinge un leader che, partendo simbolicamente dalla lotta contro il comunismo, si è trasformato in un alleato strategico di Mosca, ponendo sfide importati alla coesione europea e al modello democratico.

Un percorso che continua a interrogare l’Europa

Oggi, il cammino di Viktor Orbán rappresenta uno dei cambiamenti politici più significativi nell’Europa post-Guerra Fredda: da simbolo della resistenza contro l’influenza sovietica a interlocutore privilegiato di Putin. La sua traiettoria solleva questioni cruciali sul futuro dei valori democratici europei e sul ruolo della sovranità nazionale nel contesto globale. In un momento di crescente tensione internazionale, l’Europa si trova a dover fare i conti con un leader che incarna, più di molti altri, il volto complesso e contraddittorio di un’identità politica in evoluzione.

L’articolo Ecco come Viktor Orban è diventato il miglior amico di Putin in Europa proviene da Notizie 24 ore.

“}]] 

Read More 

[[{“value”:”C’è un’immagine che più di tutte riassume la traiettoria politica di Viktor Orbán. È il 1989, la…
L’articolo Ecco come Viktor Orban è diventato il miglior amico di Putin in Europa proviene da Notizie 24 ore.”}]] 

Notizie 24 ore 

ESTERI 

Share this content:

Torna in alto
How can I help you?