Perquisizione a Ilaria Salis: perché il rapporto con Ivan Bonnin potrebbe essere un problema

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ilaria-salis-ivan-bonnin-300x169 Perquisizione a Ilaria Salis: perché il rapporto con Ivan Bonnin potrebbe essere un problema

 La notizia di un’irruzione notturna presso l’albergo nei pressi della Stazione Termini ha fatto salire la tensione tra politica e istituzioni europee. Ilaria Salis, eurodeputata di Alleanza Verdi e Sinistra, si trovava a Roma per partecipare alla manifestazione internazionale “No Kings”, evento di protesta contro la presunta deriva autoritaria degli Stati Uniti e la crisi in Iran. Tuttavia, l’intervento delle forze dell’ordine ha sollevato un forte dibattito sulla trasparenza e i limiti delle attività di sorveglianza, aprendo uno squarcio su complessità burocratiche di livello europeo.

Un controllo nato da allarme europeo, tra malintesi e sospetti

Secondo la versione fornita dalla stessa Salis, gli agenti sono rimasti in stanza circa un’ora, interpellandola su questioni legate alla manifestazione e interrogandola su eventuali oggetti pericolosi, senza però rilasciare verbali ufficiali. La Questura di Roma ha invece chiarito che l’intervento è stato innescato dal Sistema d’informazione Schengen (SIS), che ha segnalato il nome dell’eurodeputata nel database “Alloggiati”, inserito a marzo da Berlino. La segnalazione, secondo i funzionari, deriva da presunti contatti di Salis con la “Hammerbande”, organizzazione di estrema sinistra tedesca.

Il sistematico controllo si è arrestato al momento della verifica dell’immunità parlamentare di Salis. Tuttavia, l’attenzione si sposta sul compagno di stanza della deputata, Ivan Bonnin, assistente parlamentare di lunga data e già condannato nel 2015 per scontri all’Università di Bologna, con accuse di violenza privata e interruzione di pubblico servizio aggravata. La presenza di Bonnin, definita da alcuni come «partner stabile», ha acceso un dibattito politico e giudiziario.

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Il rischio di nepotismo e una possibile violazione delle norme europache

Il nodo centrale riguarda la natura del rapporto tra Salis e Bonnin. Se dovesse risultare che siano «partner sentimentali», si configurerebbe una palese violazione dell’Articolo 43 dello Statuto dei Deputati europei, che vieta categoricamente il nepotismo e il contratti con membri della cerchia familiare o affettiva. La normativa europea è ferma: i fondi dell’UE non possono essere utilizzati per contrattualizzare assistenti legati da relazioni affettive con i deputati.

Le ricadute di una possibile violazione sarebbero significative: l’intera assistenza di Bonnin potrebbe essere invalidata, e l’eurodeputata rischierebbe di dover restituire le indennità percepite, con conseguenze politiche e finanziarie tutt’altro che irrilevanti.

Tra accuse di deriva autoritaria e questioni di trasparenza

Se da un lato Salis stigmatizza le misure di sorveglianza come «deriva autoritaria» contro l’opposizione, dall’altro le autorità europee e italiane si trovano a fronteggiare le criticità di una gestione delle attività di controllo e sorveglianza più stringente, sotto il rispetto delle norme di trasparenza e correttezza amministrativa.

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