Ftalati nella plastica, studio su The Lancet: “Associati a oltre 70mila morti neonatali”

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Copertina-2026-04-08T213956.932-300x169 Ftalati nella plastica, studio su The Lancet: “Associati a oltre 70mila morti neonatali”

Un recente studio condotto negli Stati Uniti ha acceso i riflettori su un problema di portata globale: la possibile correlazione tra alcune sostanze chimiche presenti nella plastica e l’aumento della mortalità infantile, in particolare delle nascite premature. La ricerca, pubblicata sulla rivista The Lancet, evidenzia come l’esposizione a specifici additivi industriali, come gli ftalati, possa aver contribuito a un numero significativo di decessi neonatali e parti prematuri nel 2018.

Il ruolo del DEHP e il suo impatto sulla salute

Al centro dello studio si trova il DEHP (di-2-etilhexilftalato), una delle sostanze più comuni utilizzate per rendere la plastica, in particolare il PVC, più flessibile. Questo composto, appartenente alla famiglia degli ftalati, può essere rilasciato nell’ambiente durante il deterioramento dei materiali plastici, contaminando aria, acqua e tessuti umani. Tracce di microplastiche contenenti DEHP sono state trovate anche nella placenta e nel sistema riproduttivo umano, alimentando le preoccupazioni sulla sua diffusione e sui potenziali effetti sulla salute.

Il DEHP è noto per essere un interferente endocrino, capace di alterare il funzionamento ormonale. Studi precedenti lo avevano già collegato a problemi di infertilità, malattie cardiovascolari e alcuni tipi di tumore. Di conseguenza, nell’Unione Europea il suo uso è stato fortemente limitato o vietato in molti prodotti, ma la sua presenza nell’ambiente rimane ancora un problema.

Dati allarmanti: nascite premature e decessi

Secondo i dati raccolti, nel 2018 quasi 2 milioni di parti pretermine e circa 74.000 decessi neonatali sono stati attribuiti all’esposizione a queste sostanze chimiche. Lo studio suggerisce che oltre l’8% delle nascite premature globali potrebbe essere collegato all’esposizione agli ftalati, con aree come il Medio Oriente e l’Asia meridionale tra le più colpite. La regione africana, invece, evidenzia il numero più alto di decessi neonatali in proporzione ai parti prematuri, sottolineando le disuguaglianze sanitarie e ambientali a livello mondiale.

Una questione sistemica e complessa

Gli autori della ricerca hanno anche analizzato un’alternativa al DEHP, il DiNP, che viene spesso utilizzato come sostituto meno tossico. Tuttavia, i risultati indicano che anche questa sostanza potrebbe contribuire a circa 1,88 milioni di nascite premature, evidenziando come il problema degli ftalati sia di natura sistemica e non facilmente risolvibile con semplici sostituzioni.

Pur riconoscendo che non si può ancora stabilire un rapporto di causa-effetto diretto, la ricerca sottolinea l’urgenza di approfondimenti e di politiche preventive più stringenti. Il rischio di sostituire un composto dannoso con un altro poco studiato è reale, e potrebbe non risolvere il problema alla radice.

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